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Sulla spiaggia. Di fronte al mare...

CON KANT E FREUD, OLTRE. Un nuovo paradigma antropologico : la decisiva indicazione di ELVIO FACHINELLI - di Federico La Sala.

dimanche 24 juin 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Con Freud, oltre - in una nuova direzione e in modo nuovo : contro le sfingi e contro l’imbalsamazione degli uomini come delle teorie.[...]
Sulla spiaggia, davanti al mare, tutto acquista un’altra dimensione e appare nella sua luce pi¨ propria : « Progetto infantile : svuotare il mare con un secchiello ! O setacciarne la sabbia. Anche il progetto di Freud - prosciugare l’inconscio, come la civiltÓ ha prosciugato lo Zuiderzee - Ŕ infantile »[62]. I libri di Aristotele stanno al gran libro (...)

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> CON KANT E FREUD, OLTRE. Un nuovo paradigma antropologico -- Edgar Morin. Torno a raccontare il Sessantotto. La rivoluzione non Ŕ finita (di Mario Baudino)

dimanche 13 mai 2018

MAGGIO 68. LA BRECCIA. E. Morin : « una breccia sotto la linea di galleggiamento di quel transatlantico magnifico che sembrava avviato verso un radioso futuro ... una delle rare estasi della storia, in cui tutti improvvisamente stanno benissimo... »


Edgar Morin

Torno a raccontare il Sessantotto. La rivoluzione non Ŕ finita

dii Mario Baudino (La Stampa, 13.05.2018)

Edgar Morin pubblica per Cortina una raccolta di scritti sul ’68 e la intitola La breccia. ╚ la metafora che il grande sociologo francese us˛ fin da subito, cronista in diretta del Maggio, antropologo della rivolta studiata dall’interno, in due lunghi articoli su Le Monde. Ora, a distanza di cinquant’anni, lui che nato Edgard Nahoum nel 1921 ha vissuto adolescente il ’36 e la esaltante vittoria delle sinistre nella Francia pre-bellica, ha combattuto nella Resistenza (trasformano il suo nome di battaglia in cognome anagrafico), ha partecipato ai movimenti che contestavano la guerra d’Algeria e soprattutto non ha mai smesso di studiare le dinamiche sociali e culturali, Ŕ convinto che quella breccia non si Ŕ ancora chiusa.

In che senso, professore ?

« Nel senso che il Maggio francese non fece certo crollare la societÓ borghese e forse non la cambi˛ di molto, ma aprý una breccia sotto la linea di galleggiamento di quel transatlantico magnifico che sembrava avviato verso un radioso futuro. La nave della societÓ pareva solidissima, e invece scoppi˛ una rivolta generazionale. Gli adolescenti rivendicarono un’utopia libertaria, che contagi˛ tutti, gli operai, i borghesi, gli intellettuali. Finý presto, con la ricomposizione del vecchio sistema sociale e la deriva marxista leninista, ma quel che accadde fra il 3 e il 13 maggio rappresenta una delle rare estasi della storia, in cui tutti improvvisamente stanno benissimo, nessuno va da pi¨ dallo psicanalista o dal medico, nessuno ha pi¨ problemi nervosi ».

Una sospensione improvvisa, ludica e fragilissima, del freudiano disagio della civiltÓ ?

« Le cui tracce, oggi, si vedono per˛ nel volontariato, nel mondo dell’economia solidale, nella volontÓ di una vita migliore senza inquinamento e senza sopraffazione. Questa Ŕ la breccia ancora aperta, la vera ereditÓ, anche se la societÓ Ŕ cambiata da allora. Pensi al mito del progresso ».

In quel momento, non solo in Francia ma un po’ in tutto il mondo, una generazione di giovanissimi cominci˛ a dubitarne.

« Negli Anni Sessanta si era formata una bio-classe, con una cultura comune, valori condivisi, persino un certo modo di vestire. La loro fu una rivolta contro gli adulti, che coinvolse e trascin˛ con sÚ gli adulti. Il fenomeno non si Ŕ pi¨ ripetuto. E oggi, in tutti i Paesi, sappiamo che la legge del progresso non Ŕ pi¨ vera. Il futuro non significa automaticamente un miglioramento, ma semmai incertezza e angoscia. Le conquiste sociali di un tempo non esistono pi¨, il dubbio coinvolge persino l’idea di democrazia e dei suoi valori. Tutto questo, senza che i pi¨ ne avessero la percezione, Ŕ cominciato allora ».

Nostalgia ?

« No, nostalgia mai. Ma ricordo la prima delle giornate del Maggio, il clima di festa, di libertÓ, di originalitÓ. Il Super-Io dello Stato e della societÓ si erano paralizzai, erano spariti. Sono momenti speciali, rarissimi. Ne ho vissuti anche altri : la liberazione di Parigi nel ’44, la rivoluzione dei garofani in Portogallo nel ’74, la caduta del Muro nell’89 »

Le primavere arabe ?

« Nei primi giorni, anche se poi, a differenza di questi altri momenti storici, si sono drammaticamente trasformate nel loro contrario ».

Una lettura in prospettiva dal ’68 a oggi sembra dirci che l’utopia libertaria Ŕ destinata a essere sconfitta dal ritorno della politica e dell’ideologia.

« Oggi c’Ŕ la necessitÓ di ripensare la politica, di lavorare alla ricostruzione di un pensiero politico : guardi i nostri due Paesi. Macron, con la sua avventura personale, ha decomposto la vecchia politica, ma non Ŕ riuscito nella ricomposizione di un pensiero nuovo. In Italia siete alla compiuta decomposizione dei partiti storici, e anche qui la necessitÓ di una ricomposizione Ŕ evidente, anche se al momento non se ne vede la prospettiva. In gran parte dell’Europa trionfano forze di destra, revansciste, nazionaliste, populiste ».

Nel suo Insegnare a vivere (uscito due anni fa sempre per Cortina) lei punta sull’insegnamento. Non su una ennesima riforma della scuola o dell’UniversitÓ, ma su un nuovo orizzonte che superi la barriera tra saperi tecnologico-scientifici e formazione umanistica.

« Ci sono molte vie d’uscita dalla nostra attuale situazione, ma questa resta per me la principale ».

Anche contro chi rivendica la propria ignoranza come un valore ?

« Viviamo in una societÓ di illusioni, come quella che ha appena citato. Un solo fatto Ŕ certo : la vera educazione per vivere non esiste ancora. Neppure io so quale sia. Ho scritto un libro. Spero che la si scopra insieme ».


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