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Eu-ropa - e filosofia ! In memoria di Jan Patočka...

"CHARTA 77". La Cecoslovacchia, il rock dei "Plastic People of the Universe", e il manifesto di trenta anni fa. Praga celebra l’anniversario - a c. di pfls

I promotori di Charta 77 vennero in vario modo perseguitati, licenziati, inviati a lavori non qualificati, pedinati o arrestati. Il 13 marzo 1977 Jan Patocka, sottoposto per molte ore ad un estenuante interrogatorio nella sede della Stb, ebbe un attacco di cuore e morì.
jeudi 4 janvier 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Charta 77 nacque da un episodio apparentemente banale. Le autorità comuniste, ossessionate dall’ "influsso occidentale", avevano incominciato a perseguitare un innocuo gruppo musicale alternativo, i "Plastic People of the Universe", colpevole di suonare musica rock che trovava molti fan, soprattutto fra i giovani. Nel 1976 la Stb, equivalente del Kgb sovietico, dopo un concerto arrestò quattro membri del gruppo compreso il saxofonista Vrata Brabenec. Le accuse erano di « turbativa (...)

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> "CHARTA 77". La Cecoslovacchia, il rock dei "Plastic People of the Universe" --- Agosto 1968. La « primavera di Praga », una lezione per l’Europa di oggi (di Federigo Argentieri)

dimanche 21 août 2016

Agosto 1968

La « primavera di Praga », una lezione per l’Europa di oggi

Il cosidetto « socialismo dal volto umano » conteneva ideali che sarebbero molto utili

di Federigo Argentieri (Corriere della Sera, 20.08.2016)

E’ probabile che il termine Primavera di Praga sia pressoché sconosciuto a chi ha meno di cinquant’anni, a meno che non si tratti di persone professionalmente impegnate nello studio della storia o della politica internazionale ; ed è altrettanto probabile che nella Repubblica ceca e nella Slovacchia di oggi il 21 agosto - data della fine (nel 1968) di quella esperienza, causata dall’invasione armata da parte di cinque paesi guidati dall’URSS - sarà ricordato svogliatamente e soltanto come la fine di un’illusione ingenua, per non dire stupida.

Similmente, è prevedibile che in Occidente si dia poco spazio a quello che oltretutto non è neanche un anniversario tondo, per concentrarsi sui problemi odierni, « ben altrimenti importanti » : il terrorismo, l’immigrazione, il rapporto tra multiculturalismo e lealtà alle istituzioni, il disastro umanitario in Siria, la perdurante instabilità in Libia e così via. Sarebbe invece necessario prestare maggiore attenzione ai legami che esistono tra gli eventi di ieri e quelli di oggi, e tra quelli che riguardano l’Europa orientale e il Medio oriente, che in fin dei conti rappresentano le due principali aree di instabilità, per tentare di comprendere meglio la posta in gioco e i rischi esistenti nel medio e nel lungo termine.

Il mondo occidentale è sempre più diviso tra chi vuole chiudere le frontiere, regredendo così di molti decenni, e chi invece vuole distinguere tra terrorismo, da prevenire e combattere, e accoglienza nei limiti del possibile e del ragionevole ai rifugiati : tale divisione potrebbe divenire irrimediabile se, cosa non impossibile, Trump vincesse le prossime elezioni americane e Marine Le Pen quelle francesi del 2017.

Ciò è ben noto a tutti, ma meno noto è che la Russia di Putin prema con forza - perlopiù occulta, ma ugualmente discernibile - per uno scenario di questo genere, che si è già fregiato di una formidabile vittoria nel recente referendum in Gran Bretagna, portando Boris Johnson al Foreign Office ; e il suo brutale intervento in Siria anticipa quello che potrebbe succedere in futuro. A Mosca si sa bene che negli anni elettorali i presidenti americani sono « anatre zoppe » : sia l’invasione della Cecoslovacchia che quella dell’Ungheria nel 1956 avvennero in prossimità di tali elezioni, e la pressione militare di questi giorni sull’Ucraina fa presagire un déjà vu che anche nelle modalità aggressive e menzognere ricorda i peggiori aspetti della cosiddetta « dottrina Brezhnev », pilastro dell’imperialismo sovietico.

L’Ucraina negli ultimi tre anni ha messo in moto il quinto tentativo di un paese vicino alla frontiera russa o sovietica di staccarsi da un impero intruso e sgradito, e di avvicinarsi all’Occidente : nel 1953 ci aveva provato la Germania Est, poi l’Ungheria, la Cecoslovacchia e la Polonia nel 1980-81. Soprattutto in questi ultimi tre casi il processo suscitò speranze enormi, e la sua brutale repressione, che colpì intere generazioni, ha prodotto il cinismo e l’egoismo di oggi : questi paesi sono liberi, ma di princìpi che non siano l’affarismo o gli interessi di bottega non vogliono saperne perché « in passato hanno causato solo guai ».

Invece il cosiddetto « socialismo dal volto umano » della Primavera di Praga conteneva ideali che sarebbero molto utili all’Europa di oggi : se il continente fosse realmente unito e solidale, potrebbe avere forza sufficiente sia per opporsi alle ricorrenti tentazioni unilateraliste americane e all’endemico imperialismo moscovita, che per combattere il terrorismo favorendo contemporaneamente soluzioni di pace e di integrazione rispettose di ogni identità.


Sul tema, nel sito, si cfr. :

RIPENSARE L’EUROPA !!! CHE COSA SIGNIFICA ESSERE "EU-ROPEUO".

IM MEMORIA DI Jan Patočka : HUSSERL CONTRO L’HOMUNCULUS : LA ’LEZIONE’ DI ENZO PACI AI METAFISICI VISIONARI (ATEI E DEVOTI) DI IERI (E DI OGGI).

"CHARTA 77". La Cecoslovacchia, il rock dei "Plastic People of the Universe", e il manifesto di trenta anni fa. Praga celebra l’anniversario


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