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Etero-topie

"Occidente" e "Oriente". «Chi è più credibile», si chiedeva Pascal, «Mosè o la Cina»? François Jullien e Jean François Billeter: dibattito in corso - a cura di pfls

lunedì 8 gennaio 2007 di Maria Paola Falchinelli
L’alterità cinese, a carte scoperte
In «Pensare l’efficacia in Cina e in Occidente», François Jullien ribadisce ancora una volta che il grande paese asiatico è l’unico altrove possibile per il «noi» europeo. Ma, ribatte il sinologo Jean-François Billeter, questo è un mito che può trovare legittimità solo in un contesto filosofico
di Marco Dotti (il manifesto, 06.01.2007)
A dispetto delle critiche, talvolta molto dure, che di continuo gli vengono mosse, anche nel suo ultimo libro Pensare (...)

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> "Occidente" e "Oriente". ---- Gao Xingjian. Le mie parole d’acqua e fuoco. Cinese in esilio, il premio Nobel per la Letteratura risale alle fonti della sua ispirazione. Dove si fondono Oriente e Occidente.

mercoledì 2 luglio 2008

Cinese in esilio, il premio Nobel per la Letteratura risale alle fonti della sua ispirazione. Dove si fondono Oriente e Occidente

Gao Xingjian. Le mie parole d’acqua e fuoco

«Così gli elementi naturali plasmano i romanzi e la pittura»

-  «Per sopravvivere in patria ho dovuto imparare a controllare la collera, che spesso - quando ero giovane - era furiosa ed esplosiva»
-  «L’aria possiamo definirla anima, senza significato religioso: l’anima è uno stato dello "spirito", che evoca e dal quale si emanano le sensazioni»

di Gao Xingjian (Corriere della Sera, 29.06.2008)

Scegliere uno dei quattro elementi, Aria, Acqua, Fuoco, Terra. Scegliere uno dei quattro elementi, identificando in esso la mia predominante interiore e riconducendo a esso la mia opera artistica, per me è molto difficile. La concezione dei quattro elementi, che secondo le teorie dell’antichità occidentale componevano il mondo, corrisponde alla visione del mondo che si aveva nell’antichità in Cina, anche se con alcune differenze. Gli elementi, nella visione cinese, sono cinque e non coincidono perfettamente con quelli occidentali. Abbiamo l’acqua, il fuoco, la terra, ma anche il metallo e il legno. Non c’è invece l’aria. Prima di questa concezione del mondo, in Cina ne esisteva un’altra, alla base dello yin e yang, secondo la quale al contrario tutto proveniva dall’elemento aria. La pratica esoterica di interpretare un individuo a partire da un elemento esisteva in Occidente come in Cina ed esiste tuttora.

Sia rimanendo all’interno del pensiero occidentale sia aderendo a quello cinese, sceglierne uno, ripeto, per me è difficile. In me c’è l’elemento fuoco, non come forza distruttrice, ma come permanenza di uno stato costante di energia. Mi sento molto vicino però anche all’elemento acqua, che più rappresenta per me la vita. L’acqua scorre in molte delle mie opere. E’ il corso del fiume Yangzi al centro del romanzo La montagna dell’anima, è il mare profondo e tenebroso sotto la luna in cui nuota l’uomo nel racconto Il crampo, la pozza di acqua fangosa, come una palude che invade lo spazio del magazzino dove si sono rifugiati i tre protagonisti del testo teatrale La fuga, il fiume dell’oblio nell’altro testo teatrale L’altra riva, l’inchiostro di china che uso per dipingere i miei quadri e che si allarga come una macchia liquida nel film La silhouette sinon l’ombre. L’acqua è forse una dominante, ma nello stesso tempo mi sento profondamente radicato anche alla terra, piantato con radici profonde. È il mio essere realista. Ma la mente spesso si libra, vola senza ostacoli, ecco l’aria.

In me, sento che gli elementi aria e terra sono inoltre strettamente legati così come lo sono l’altro polo di opposti, fuoco e acqua. È per questo motivo che mi è assolutamente difficile, se non impossibile, prendere delle distanze da un elemento piuttosto che da un altro. La compresenza dei quattro elementi crea un equilibrio nei contrasti. Tale equilibrio è stato una conquista del tempo. Se lascio sfuggire il mio fuoco, tutto viene messo in crisi. Nel passato, quando ero giovane, accadeva che il fuoco eruttasse come un vulcano. La collera era furiosa ed esplosiva. Ma sotto il regime politico che c’era in Cina, non riuscire a contenere la propria collera era pericolosissimo e mi sono trovato in situazioni davvero problematiche. Ho dovuto imparare, per sopravvivere e non ammalarmi, a controllare il fuoco e a metterlo in armonia con gli altri elementi. Regolare questi elementi contraddittori è veramente un’arte per la vita, è l’arte della vita.

Legarmi e legare i quattro elementi mi hanno «destinato » ad amare la natura, la grande natura fisica e la natura umana. E a non pormi in una posizione di giudizio. Non serve a niente dire questo è buono, questo è cattivo. Tutto ciò che esiste ha caratteristiche determinate dalla natura, deve e può essere così e non altrimenti. Sta a noi accettarlo, come parte necessaria della vita. È questo trovare l’equilibrio e provare a non essere infelici. Se parliamo però di natura, nel mondo fisico, non possiamo non parlare anche di scienza e conoscenza scientifica. Essa avanza a velocità impensabili un tempo. La conoscenze e la lettura che diamo di certi fenomeni fisici sono sottoposte rapidamente all’usura del tempo. Ciò che era valido venti anni fa adesso è già superato.

Al contrario, nell’arte e nella letteratura, i quattro elementi che vengono applicati alla natura e alla lettura dell’interiorità dell’uomo, di cui sono il riflesso, conservano sempre il loro valore, poiché toccano le sensazioni e sensi: la vista, l’olfatto, l’udito, il tatto. Tutto può essere direttamente captato attraverso i sensi dell’essere umano. L’arte e la letteratura hanno così un linguaggio proprio e diverso rispetto a quello della scienza. Mentre la razionalità e l’analisi, a partire dai mezzi tecnici che vengono adoperati per sperimentare e verificare, sono alla base della scienza, nell’arte tutto deve essere legato dalle sensazioni. Parlando di arte figurativa, trovo che l’arte contemporanea sia diventata molto concettuale, perfino molto «tecnica».

Mi sembra che manchi proprio del linguaggio delle sensazioni e che l’influenza del linguaggio scientifico sia eccessiva. Ma la scienza non può sostituire l’arte e il suo linguaggio non può essere quello della creazione artistica. Dovremmo ritornare al linguaggio dell’arte come linguaggio delle sensazioni umane. Abbiamo avuto il culto del meccanicismo all’inizio del XX secolo. È ciò che ha dato impulso alla nascita dell’arte moderna. Ma ormai è il passato. Il culto del linguaggio scientifico adesso è come un gioco da bambini, porta a un paradosso. Ciò che sembrava aderente al proprio tempo e all’avanguardia dal punto di vista scientifico venti anni fa, adesso, con i passi da gigante che fa la scienza, diventa ridicolo. Così, un’opera d’arte che porti in sé quel linguaggio è immediatamente superata e viene meno al carattere di eternità e di valore nel tempo che dovrebbe avere, di cui invece sono testimonianze bellissime molte opere dell’arte romana e greca. Ma l’arte per sopravvivere al proprio tempo deve avere fare appello alle sensazioni umane. E questo perché l’essere umano in fondo è immutabile.

Pensiamo di cambiare, ma i principi di fondo che ci governano sono gli stessi da sempre. I quattro elementi, evocando le sensazioni umane, sono alla base del linguaggio dell’arte e della creazioni artistica. Se poi pensiamo in particolare all’elemento aria, noi parliamo dello «spirito». Quando nella teoria dei quattro elementi applicata all’interiorità dell’uomo diciamo «aria», non pensiamo certo alla composizione chimica dell’aria, ma facciamo appello allo «spirito », che è quanto c’è di più profondamente legato alla natura umana dal punto di vista psichico. L’aria, allora, possiamo definirla «anima», non alludendo al concetto religioso. L’anima è uno stato dello «spirito», che evoca e dal quale si emanano le sensazioni. Il linguaggio della creazione artistica è quindi legato all’anima. Noi sentiamo in un’opera se quest’anima esiste e nell’osservatore spettatore questo provoca un’eco. Anche una volta che l’artista è morto, se l’opera ha un’anima, riuscirà a trasmettere delle emozioni, a veicolare la propria anima a chi si troverà a contemplarla, godendo di una proprietà transitiva. I quattro elementi costituiscono un linguaggio per la creazione artistica poiché si basano sullo studio dei sensi e delle sensazioni. E in questo modo, si trasformano da elementi materiali in spirituali.

(Testo tradotto e curato da Simona Polvani)


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