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Cultura

An Interview with Derrick de Kerckhove - by Álvaro Bermejo

martedì 24 maggio 2005 di Emiliano Morrone
Álvaro Bermejo: Your first virtual world was Literature, and then the Sociology of Art. And suddenly we have Derrick De Kerckhove, a visionary of cyberculture and the new technologies. Are you a character from Asimov, from Moebius, or “only” from McLuhan?
Derrick de Kerckhove: I am a product of my education in India and Pakistan. As a pre-teen who was exposed to the glories and the miseries of the world, to totally different civilizations, with long histories behind them, once (...)

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> An Interview with Derrick de Kerckhove - by Álvaro Bermejo .... Web. L’arena della democrazia (di Derrick De Kerckhove)

lunedì 7 gennaio 2008


-  Web
-  L’arena della democrazia

di Derrick De Kerckhove (Avvenire, 06.01.2008)

Oggi il rapporto tra natura e artificio è inverso: la natura diviene dipendente dall’artificio, mentre prima l’artificio era dipendente dalla natura. La scoperta del genoma è il momento metaforico, simbolico del rovesciamento del potere della natura sulla cultura: adesso la cultura regna sulla natura.

Oggi, con la fisica dei quanti, stiamo passando dal solido al liquido e quindi all’incerto, al precario, fino alla definizione della fisica come una disciplina non più basata sull’atomo e sulla gravità - la fisica di Newton - ma sul quantum, che è solido e liquido insieme, materia e movimento. In questa era l’informazione diviene la definizione della natura: non c’è più la terra, ma l’informazione sulla terra.

L’informazione diviene la base di tutto. Noi stiamo riversando la nostra conoscenza nella Rete, stiamo scambiando con lo schermo i nostri processi cognitivi. Assistiamo così alla trasmutazione della materia in qualcosa di immateriale, di digitale.

Nell’era del quantum l’osservato muta sotto l’effetto dell’osservatore. Così nel nostro futuro la storia cambia sotto la pressione dell’osservazione, del pensiero: se prima eravamo vittime della storia, oggi siamo capaci di fare storia. Sul piano dell’etico dobbiamo allora sapere che mondo vogliamo creare. L’etica allora si configura come un’etica del sentimento, delle attitudini, del pensiero e del cuore.

L’attitudine è un’energia creativa che cambia il mondo. A questo proposito ho creato un concetto nuovo: quello del santo elettronico, colui che ha l’aura elettronica, costituita da tutte le connessioni comunicative che collegano la persona al mondo e ad altre persone. La storia dell’aura è molto interessante, perché l’aura consiste nel suo progressivo sparire: prima circonda l’intero corpo, poi solo la testa, infine si sposta sopra la testa, per poi sparire. L’aura costituiva la dimensione di santità intorno alla persona santa e aveva un valore terapeutico: il contatto con il santo conferiva salute. L’aura è la dimensione tattile che sta fra la persona e il mondo, e oggi è così forte che crea una situazione nuova: la possibilità di essere tracciati e rintracciabili.

Siamo immersi in un ambiente di dati e informazioni. Le antiche teorie dei maghi sull’aura parlano di fili che possono essere rintracciati e tirati, esattamente come avviene oggi con l’aura elettronica nell’era di Internet.

Da Einstein in poi, spazio e tempo sono in relazione. A questo proposito mi rifaccio a Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione: nel mondo del quantum, nella meccanica quantistica, le cose non sono, ma tendono ad essere, diceva il fisico Erwin Schrödinger. Nella nostra concezione del tempo lineare o testuale il tempo è irreversibile e diviso in tre parti ben definite: passato, presente e futuro.

L’invenzione del passato e del futuro avviene con la scrittura alfabetica greca. Prometeo che porta il pensiero avanti ed Epimeteo che porta il pensiero indietro sono la rappresentazione della storia e della prospettiva. Nel mondo delle nuove tecnologie, che danno accesso istantaneo a tutta la conoscenza possibile tutti i tempi sono now, sono presente. Siamo nella fase dello spazio virtuale e del tempo reale. Siamo di fronte alla possibilità di duplicare la nostra vita.

Pensiamo a Second Life, un sito Internet che ci offre la possibilità di avere una seconda vita, oppure alla possibilità di essere interconnessi, che ci permette di moltiplicare il nostro tempo. Così non esiste più uno spazio unico, ma una simultaneità di spazi diversi, così come avviene, per esempio, in Windows, che ci dà la possibilità di aprire diverse finestre sullo schermo del nostro computer, su cui è possibile lavorare simultaneamente. La globalizzazione viene intesa di solito come un fenomeno economico. Ma io penso che non sia così: penso che fondamentalmente la globalizzazione sia prima di tutto un fenomeno psicologico. Per capirlo, dobbiamo rifarci al termine civismo, inteso nel senso della civis. Nella civis romana l’uomo ha responsabilità e privilegi, e appartiene così alla legge della città.

Il globalismo è l’estensione di tutto ciò alla dimensione del pianeta. Con l’avvento di Internet abbiamo una nuova forma di libertà, però questa nuova forma di libertà è minacciata. Ci sono infatti molti nemici della libertà di Internet: i virus, lo Stato, l’impresa. Si può sentire facilmente l’importanza capitale di Internet, che ha creato una speranza di libertà. Questa libertà è minacciata, ma non perduta. Internet ha stimolato un desiderio di libertà e una conoscenza della libertà che non potrà mai cadere nell’oblio. La natura stessa di Internet è di essere libero, e fa parte della responsabilità dell’uomo moderno di lasciarlo libero. L’etica, nel senso di responsabilità a livello globale, può fondarsi sullo stesso principio che anima l’intelligenza connettiva, «una collaborazione che parte dal basso». È lo stesso principio che anima la rete. In questo momento ci sono tendenze di collaborazione in atto come Opensource oppure Wikipedia, che mettono in crisi, ad esempio, il controllo dell’industria classica. Potremmo tentare un rimando alla nozione di «pensiero debole» di Vattimo, che ritengo in questo momento molto interessante. Oggi si parla molto di «e-democracy», che comprende l’«e-government» e l’«e¬consulting ». La democrazia partecipativa si esprime con la società civile. Penso che questo concetto hegeliano diviene sempre più pertinente oggi perché si tratta veramente di una dimensione globale.

Ad esempio il problema del surriscaldamento del pianeta è un problema di «e-democracy», non più nazionale, ma transnazionale e transculturale, è globale e glocale. L’«e-democracy» oggi non ha più una dimensione nazionale, ma si allarga al pianeta intero.


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