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Doomsday Clock.... Fine della Storia o della "Preistoria"?

TROIA, L’OCCIDENTE, E IL PIANETA TERRA. PER LA PACE PERPETUA. COMMENTO APOCALYPTICO DI SCUOLA GIOACHIMITA, DANTESCA, KANTIANA, E MARXIANA - a cura del prof. Federico La Sala

J. Chirac, alla conferenza dei «Cittadini della Terra»: «Siamo alla soglia dell’irreversibile» (2007).
venerdì 19 gennaio 2007 di Maria Paola Falchinelli
TROIA, L’OCCIDENTE, E IL PIANETA TERRA. Commento apocalyptico di scuola gioachimita, dantesca, kantiana, e marxiana
Roma soggiogò la Grecia,
la Grecia soggiogò Troia,
ma Troia soggiogò la Grecia,
soggiogò Roma,
e tutta la Terra.
Non sarà niente di previsto!
Hitler, il Vietnam saranno niente a confronto.
La violenza subita e immagazzinata da secoli
nel nostro corpo - terrestre!,
tenuta a bada da catene sempre più solide,
infine eromperà.
L’inimmaginabile!
Chi sogna l’età dell’oro? Chi (...)

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> TROIA, L’OCCIDENTE, E IL PIANETA TERRA. PER LA PACE PERPETUA. COMMENTO APOCALYPTICO DI SCUOLA GIOACHIMITA, DANTESCA, KANTIANA, E MARXIANA - --- AL GORE:"E’ solo un cinico interessato ai soldi alla propria gloria e alla bella vita, con curriculum da ambientalista assai dubbio" (Robert Redford).

lunedì 26 novembre 2007

IL CASO

Redford: Gore sei finto

Spietato il giudizio della stella di Hollywood: "E’ solo un cinico interessato ai soldi alla propria gloria e alla bella vita, con curriculum da ambientalista assai dubbio"

di Maurizio Molinari *

INVIATO A WASHINGTON

Un cinico, interessato ai soldi, alla propria gloria ed alla bella vita ma con un curriculum ambientalista assai dubbio: a tracciare questo spietato ritratto di Al Gore non è il conduttore di talk show ultraconservatore né il portavoce di un’azienda petrolifera ostile al Protocollo di Kyoto ma un’icona dei liberal d’America come Robert Redford.

Il popolare attore è un noto portabandiera della sinistra democratica e nel film «Lions for Lambs», appena uscito nelle sale d’America, è il protagonista di una dura denuncia della guerra in Iraq e di chi l’ha voluta scatenare. Proprio nella cornice della presentazione del messaggio di «Lions for Lambs» Redford ha rilasciato al periodico britannico «New Statesman» un’intervista a tutto campo, nella quale parla di se stesso, dei suoi valori, della sua storia e attacca frontalmente Al Gore.

L’ex vicepresidente americano premiato con il Nobel per la Pace per l’impegno ambientalista contro il surriscaldamento del clima viene descritto da Redford alla stregua di un’ecologista dell’ultimora, che sfrutta una battaglia giusta per fini propri. «Non era facile essere a favore dell’ambiente agli albori del movimento - dice Redford parlando della sua militanza ecologista che risale al 1969 - perché quelli erano giorni nei quali i produttori di greggio e petrolio controllavano gran parte dello show della propaganda». L’attore ricorda bene quei tempi «quando parlare dell’energia solare significava essere tacciati di essere degli estremisti» per sottolineare come Al Gore non facesse parte di chi aveva capito sin dall’inizio l’importanza di combattere l’inquinamento dell’atmosfera.

Di fronte alla campagna ambientalista dell’ex vicepresidente di Bill Clinton prevale in Redford uno scetticismo dai toni beffardi: «Gore sta facendo un sacco di soldi, è immerso nella sua belle époque, nel suo momento eroico». Alle spalle di tutto ciò per Redford c’è il fatto che «per Gore deve essere stato davvero duro soffrire la sconfitta alla elezioni presidenziali del 2000 e dunque ha scelto un’altra strada per tornare sotto i riflettori: l’ambiente». Insomma, l’ideatore del film «Una realtà sconveniente» - premiato con due premi Oscar - non sarebbe animato da sincera passione per la difesa della Terra ma piuttosto dalla vanità di tornare a essere protagonista della politica e del jet set internazionale. Ma non è tutto. Redford, 71 anni, va ben oltre e chiama in causa proprio la genesi del movimento antigas serra creato da Al Gore, spiegando che dietro tutto ciò altro non c’è che «i soldi dei Clinton». «Dietro ad Al Gore ci sono molti soldi perché nell’amministrazione Clinton girava tanto denaro ed è grazie a questo che Al Gore è riuscito a costruirsi la nuova campagna, facendo proprio il tema giusto al momento giusto» sono le parole consegnate dall’attore al «New Statesman».

L’atto di accusa contro Gore, che secondo alcuni analisti potrebbe ancora scegliere di candidarsi alle presidenziali, non è accompagnato dal sostegno a uno degli sfidanti per la nomination democratica del 2008. «Fino a questo momento non c’è nessuno in circolazione che mi ispira molto» dice, escludendo dunque un sostegno per Hillary Clinton, Barack Obama o John Edwards. Ed anche l’ipotesi di una sua discesa in campo è remota «perché non sono bravo a fare compromessi». Da qui la possibilità che Robert Redford decida di restare alla finestra durante la campagna elettorale, dando voce al ventre di una sinistra liberal scettica sui candidati democratici. Ma soprattutto diffidente nei confronti di Al Gore.

* La Stampa, 26/11/2007


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