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"Preistoria" contemporanea

LE GUERRE DIMENTICATE DEL PIANETA TERRA, che "il mondo" non vuole vedere - a cura della Redazione di Rete Radié Resch

Segnalazione di don Aldo Antonelli
giovedì 18 gennaio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Il mondo, ossessionato da tutto quello che accade nel bacino del Mediterraneo e dintorni e dalle guerre che vedono in qualche modo toccati gli interessi occidentali, ignora le guerre più sanguinose. Eppure molte volte questi conflitti sono il risultato delle scelte compiute dai colonizzatori occidentali, da inglesi, olandesi, portoghesi, americani, che impongono ad altri paesi condizioni di vita innaturali e situazioni politico-economiche impossibili da gestire.
La lista è lunga (...)

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> LE GUERRE DIMENTICATE DEL PIANETA TERRA, che "il mondo" non vuole vedere --- Appello - Porre fine all’oppressione del popolo eritreo (Benjamin Abtan - e altri).

mercoledì 20 settembre 2017

APPELLO

Europa, poni fine al dramma degli eritrei *

      • L’appello è sottoscritto da Benjamin Abtan, presidente del Movimento europeo antirazzista EGAM, e da altre 25 personalità tra cui l’italiano Oliviero Toscani

CARO direttore, bisogna porre fine all’oppressione del popolo eritreo. Un sistema totalitario, oppressione generalizzata della popolazione, servizio militare a tempo indeterminato, totale assenza di libertà, penuria di mezzi di comunicazione, nessun futuro che non sia schiavitù: è questo l’inferno in cui vivono gli eritrei, l’inferno da cui alcuni cercano di fuggire.

Issayas Afeworki, eroe della trentennale guerra d’indipendenza contro l’Etiopia, è diventato l’aguzzino del suo popolo. Governa con il terrore in assenza di una costituzione, di un Parlamento, di un’opposizione, di elezioni, di una stampa libera. Il 18 settembre 2001 ha fatto arrestare e incarcerare i suoi principali oppositori. Sono passati sedici anni senza un processo, un’imputazione, le famiglie non hanno mai ricevuto notizie dei detenuti. Non si sa neppure se siano ancora vivi.

A prezzo di sforzi titanici alcuni coraggiosi sono riusciti a fuggire, eludendo il sadico controllo degli apparati di sicurezza dello stato. Dopo aver vagato mesi, talvolta anni, a piedi, su camion e imbarcazioni, hanno raggiunto l’Europa. Molti hanno subito torture, rapimenti, sequestri o rapine. Tutti hanno visto morire amici e compagni di viaggio.

Che accoglienza trovano in Europa questi coraggiosi sopravvissuti? Secondo il più comune senso morale e il diritto internazionale dovrebbero essere accolti dignitosamente e ottenere subito lo status di rifugiati. Ma seppure le domande di asilo siano accolte nella quasi totalità dei casi, molti posticipano l’avvio della procedura per mancanza di informazioni e di consulenza e sostegno da parte delle autorità. Inoltre la procedura di naturalizzazione nel paese ospite prevede che i richiedenti siano dotati di passaporto. Per ottenerlo sono costretti a recarsi all’ambasciata del paese da cui sono fuggiti e ad autodenunciarsi per la fuga, dichiarando di accettare qualunque pena essa comporti. Molti rinunciano per non esporre i propri familiari in patria a gravi ritorsioni.

Che atteggiamento ha l’Europa nei confronti dell’Eritrea?

Ossessionati dal timore che i profughi raggiungano il continente, gli stati europei versano all’Eritrea milioni di euro nella speranza di evitare l’esodo. Inoltre consentono che lo stato eritreo estorca una tassa del 2% sulle rimesse degli eritrei della diaspora, nonostante la condanna dell’Onu. Stringono inoltre accordi con il regime criminale del Sudan, che affida il controllo di alcune porzioni del confine con la Libia alle milizie a suo tempo responsabili di crimini contro l’umanità nel Darfur, le quali talvolta collaborano con soggetti discutibili che sfruttano e bistrattano i profughi. Sbagliando, gli europei prendono a modello il disastroso accordo Ue-Turchia sui migranti, con effetti devastanti sulla democrazia e i diritti umani.

Questa politica ha conseguenze opposte agli auspici e contrarie ai valori fondamentali dell’Unione Europea: il regime di Asmara si è rafforzato, invece di diventare meno totalitario, aumentando la spinta all’esodo e aggravandone i rischi. Il numero degli aspiranti profughi non diminuisce e quello dei morti e degli oppressi aumenta.

Per aiutare gli eritrei a costruire un futuro che non sia di sofferenza, schiavitù ed esilio, ma di libertà e prosperità, bastano poche semplici iniziative.

Innanzitutto le autorità dei paesi europei devono fornire prontamente informazioni agli eritrei entrati nel continente con l’obiettivo di concedere loro lo stato di rifugiati il prima possibile. Occorre poi modificare la procedura di naturalizzazione in modo che gli eritrei non siano costretti a scegliere tra la cittadinanza del paese ospite e la sicurezza dei loro familiari.

In secondo luogo vanno cambiate radicalmente le politiche europee riferite all’Eritrea, la tassa del 2% non può essere più tollerata, bisogna smettere di contribuire a rafforzare il regime totalitario e l’oppressione degli eritrei, in particolare di coloro che cercano di fuggire dal paese.

A questo fine non dobbiamo più essere paralizzati dal terrore di vedere i dannati della terra arrivare in Europa, e bisogna rendersi conto che l’accordo Ue-Turchia sui profughi non è un esempio da seguire, ma da evitare.

Infine occorre aiutare le famiglie degli oppositori del regime che sono in carcere, principalmente ad avere notizie dei loro cari, ad esempio grazie all’appoggio di personaggi pubblici.

Bisogna sostenere anche gli oppositori, gli attivisti e i giornalisti in esilio, in modo da ricostituire una società pluralistica, vitale e libera.

Esiste la giustificazione morale e l’urgenza politica ad agire per porre fine all’oppressione degli eritrei.

(Traduzione di Emilia Benghi)

*la Repubblica, 19.09.2017


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