Poster un message

En réponse à :

Ryszard Kapuscinski - una vita straordinaria, "in cammino con Erodoto", per il dialogo e la pace.

mercredi 24 janvier 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Uscito da un’infanzia molto povera, freddissima e dura, durante i suoi numerosi viaggi Kapuscinski si è trovato spesso alle prese con la miseria e i drammi del Terzo Mondo. « Dove sono nato - ha raccontato - convivevano polacchi, ucraini, russi, tedeschi, ebrei, cattolici, ortodossi, armeni e così via. Da allora ho sempre cercato di ritrovare quell’armonia tra genti e culture e il giornalismo era una strada per andare a cercarla, come l’antropologia uno strumento per capire » [...] (...)

En réponse à :

> "in cammino con Erodoto", per il dialogo e la pace.... Il relativismo assennato del viaggiatore Erodoto. Rispettava tutti i popoli, amava la Grecia.

jeudi 12 juillet 2012


-  Il relativismo assennato del viaggiatore Erodoto
-  Rispettava tutti i popoli, amava la Grecia

di Dino Cofrancesco (Corriere della Sera, 12.07.2012)

« Ciò che distingue un uomo civilizzato da un barbaro - ha scritto Joseph Schumpeter - è il rendersi conto della validità relativa delle proprie convinzioni e, malgrado ciò, sostenerle senza indietreggiare ». Se questa è la migliore definizione di quella che Bertrand Russell chiamava « la saggezza dell’Occidente », forse una delle sue prime espressioni sono le Storie di Erodoto. Il grande viaggiatore, che Cicerone chiamava « il padre della storia », è stato spesso considerato non solo la fonte remota dello scetticismo moderno, ma, altresì, dell’antropologia contemporanea, di Lévi Strauss e Clifford Geertz.

« Ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi. Sembra infatti che noi non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l’esempio e l’idea delle opinioni e degli usi del Paese in cui siamo ». Il citatissimo aforisma di Montaigne sembra ripreso dal racconto in cui Dario, per dimostrare quanto incompatibili siano i costumi umani, mette di fronte ai Greci, che non riescono a concepire come ci si possa cibare del cadavere dei congiunti, i Callati inorriditi all’idea di doverli seppellire : « Se si proponesse a tutti gli uomini di fare una scelta fra le varie tradizioni e li si invitasse a scegliersi le più belle, ciascuno, dopo opportuna riflessione, preferirebbe quelle del suo Paese : tanto a ciascuno sembrano di gran lunga migliori le proprie costumanze ».

In anni, come i nostri, nei quali l’Occidente viene caricato di ogni colpa - dal genocidio culturale a quello ambientale - Erodoto rischia, però, di diventare il primo teorico del relativismo culturale e il giudice di un etnocentrismo avvertito come una malattia dell’anima. In realtà, ci sono almeno tre tipi di relativismo. Il primo è il relativismo ontologico, la consapevolezza che la realtà è un prisma : usi, costumi, credenze, valori, riti, filosofie, pratiche scientifiche sono molteplici e ineliminabili. Il secondo è il relativismo metodologico, per il quale si comprendono popoli e istituzioni collocandosi al loro interno : non si possono capire civiltà come quelle egiziana o persiana, guardandole con i paraocchi greci. Il terzo è il relativismo assiologico, ovvero l’idea che tutti i modelli sociali e culturali abbiano eguale valore, stiano tutti sullo stesso piano.

Ho l’impressione che, ove si eccettuino i grandi grecisti del passato, come Arnaldo Momigliano, in certi cultori di Erodoto, critici dei nostri pregiudizi tardo-illuministici, i tre relativismi tendano a giustapporsi. Erodoto è un relativista ontologico : crede in un cosmo ordinato, in una provvidenza che governa il mondo e che, ad esempio, rende prolifici gli animali mansueti, come i conigli, e concede pochi nati alle belve, ma sulle questioni religiose, sui fini ultimi, preferisce non pronunciarsi (« quanto io sentii da loro riguardo alle cose divine non mi sento invogliato a riferirlo ») ; è un relativista metodologico, se si pensa alle innumerevoli pagine che dedica alla spiegazione di costumi che potevano sembrare irrazionali ai suoi compatrioti ; ma non è affatto un relativista assiologico : lo splendore e la magnificenza dell’impero persiano e la grande civiltà fiorita sulle rive del Nilo lo riempiono di ammirazione, ma pensa che i buoni costumi o le buone leggi siano esportabili. « Gli egiziani chiamano barbari tutti quelli che non parlano la loro stessa lingua », « gelosi delle loro tradizioni non ne accettano altre » ma, grazie a loro, « gli etiopi sono diventati più civili ». Sotto il regno di Amasi, si dice, l’Egitto godette il massimo della prosperità e venne promulgata « la legge che, ogni anno, ciascun cittadino dovesse dichiarare al governatore della provincia dove traeva i suoi proventi. (...) Solone di Atene prese dall’Egitto questa legge per divulgarla tra gli ateniesi ; ed essi l’osservano tuttora, perché è veramente giustissima ».

Il Mediterraneo di Erodoto è uno spazio aperto, in cui gli dèi, le leggi, i costumi passano da una riva all’altra fecondando le terre che li accolgono. L’autore delle Storie non rinuncia a denunciare la barbarie di certi popoli, come i Massageti e gli Sciti, e l’eccellenza morale e intellettuale di altri. Chi scrive dei Greci : « Se è vero che sono liberi, non sono poi liberi in tutto : domina su di loro un padrone, la legge, di cui hanno timoroso rispetto molto più ancora che i tuoi sudditi non l’abbiano per te », non può certo essere arruolato tra i progenitori dell’antioccidentalismo.


Anche nel mito c’è la verità

Corriere della Sera, 12.7.12

Nel volume della collana « I classici del pensiero libero. Greci e latini » in edicola domani, al prezzo di un euro più il costo del quotidiano, si trova il primo libro delle Storie di Erodoto, un caposaldo per la conoscenza della cultura antica. I libri della collana sono disponibili anche su iPad, scaricando da App Store l’applicazione « Biblioteca del Corriere della Sera ». Come illustra Sergio Romano nell’inedita prefazione, conviene ignorare l’annosa disputa tra chi ammira la grandezza dello storico di Alicarnasso e chi lo accusa di scarsa attendibilità e di « abbellimenti » con racconti fantastici. Meglio godere del racconto affascinante di questo grande viaggiatore dell’antichità, che nel narrare le guerre combattute tra greci e persiani nei decenni precedenti la sua nascita, ama divagare in direzioni impreviste, e per il quale « un tempio, un santuario, un monumento, le mura di una città, un ponte, un guado o un canale servono per confermare la verità degli eventi narrati e divengono prove decisive ». Restituendo la ricchezza, storica ma anche mitica, di una civiltà. (i.b.)


Ce forum est modéré à priori : votre contribution n'apparaîtra qu'après avoir été validée par un administrateur du site.

Titre :

Texte de votre message :
(Pour créer des paragraphes, laissez simplement des lignes vides.)

Lien hypertexte (optionnel)
(Si votre message se réfère à un article publié sur le Web, ou à une page fournissant plus d'informations, veuillez indiquer ci-après le titre de la page et son adresse URL.)
Titre :

URL :

Qui êtes-vous ? (optionnel)
Votre nom (ou pseudonyme) :

Votre adresse email :