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Governo di ITALIA !!!

SCUOLA. CANCELLATA LA "RIFORMA MORATTI", VIA LIBERA ALLA "RIVOLUZIONE FIORONI". La novità più grande, "i Poli tecno-professionali". Ma per le aziende della nostra ITALIA o per l’ "Azienda ITALIA" di Qualcuno!? Boh!?

giovedì 25 gennaio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] "Abbiamo gettato le basi della scuola che vogliamo", commenta a caldo il viceministro, Mariangela Bastico che continua: "Con l’obbligo a 16 anni, la riforma dei tecnici e dei professionali e l’integrazione dell’area post diploma abbiamo smontato e cambiato una parte fondamentale della riforma Moratti, evitando la svalorizzazione dell’istruzione tecnico e professionale". Il tutto evitando la deriva degli istituti professionali che secondo il disegno morattiano sarebbero dovuti passare (...)

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> SCUOLA. CANCELLATA LA "RIFORMA MORATTI", VIA LIBERA ALLA "RIVOLUZIONE FIORONI". La novità più grande, "i Poli tecno-professionali". Ma per le aziende della nostra ITALIA o per l’ "Azienda ITALIA" di Qualcuno!? Boh!?

lunedì 29 gennaio 2007

UNA RIFLESSIONE SULLA POLITICA DELLA LINGUA E LA LINGUA DELLA POLITICA di M. Ainis (evidenziazione mia, fls)


Giochi di parole

di MICHELE AINIS (La Stampa, 29/1/2007)

Domanda alla politica e ai politici: per una volta potremmo chiamare le cose con il loro vero nome? Giacché nell’infinita baruffa tra i partiti sull’eutanasia e sui Pacs c’è a quanto pare un solo punto che li mette d’accordo.

Guai a pronunziare queste due parole nelle future leggi che regoleranno (si fa per dire) la questione. Da qui le acrobazie verbali del programma dell’Unione a proposito delle famiglie di fatto, sette righe che parrebbero dettate dalla Sibilla cumana. Da qui i sofismi sulla «buona morte», dove un demone classificatore distingue fra eutanasia attiva e passiva, accanimento terapeutico, consenso informato, rifiuto di cure, testamento biologico, suicidio assistito. Da qui, infine, la vertigine che prende alla gola gli italiani: secondo l’Eurispes 6 su 10 non capiscono dove stia la differenza fra eutanasia e rifiuto dell’accanimento terapeutico. Non ci ho capito granché nemmeno io, per quanto mi ci sia sforzato. Dopotutto se l’eutanasia è una morte provocata su richiesta del malato, conta assai poco il modo con cui questo dolente appello venga in concreto soddisfatto. E infatti quando la domanda è chiara lo è altrettanto la risposta: sempre l’Eurispes attesta che il 68 per cento degli italiani è favorevole all’eutanasia, mentre i contrari sono soltanto 2 su 10. Conta qualcosa la volontà degli elettori? E quanto conta il fatto che in Italia le donne coniugate nel 2005 fossero appena 334.690 in più delle non coniugate? Quanto conta che le convivenze stiano ormai per sopravanzare i matrimoni, e che questo fenomeno si consumi tuttavia in un deserto di diritti?

C’è insomma un problema, anzi un doppio problema, che la società civile rivolge alla politica. Ma la politica parrebbe incapace di risposte, paralizzata dai veti incrociati fra i partiti che vivono lassù nel Palazzo. E allora prova a neutralizzare i conflitti ponendo un tabù sulle parole che designano i conflitti, vittima di quel «terrore semantico» di cui parlò Calvino, come se la vita e il mondo fossero indecenti, e dunque andassero per quanto possibile oscurati. Ma soprattutto finge di trovare soluzioni, scrivendo leggi amletiche, assumendo decisioni che infine non decidono.

Succede innanzitutto sulle questioni di fine vita. Un disegno di legge che ha quali primi firmatari Villone e Marino disciplina il rifiuto di trattamento sanitario, pur ammettendo che questo diritto è già sancito dalla Costituzione, e che perciò la legge non sarebbe necessaria. E allora perché mai approvarla? Un’altra proposta regola il testamento biologico, benché - come ha ricordato Umberto Veronesi - sette milioni di tedeschi già lo pratichino pur in assenza d’ogni prescrizione normativa. Ma succede altresì sui Pacs, dove la questione più spinosa - il diritto alla pensione di reversibilità - parrebbe rinviata alle calende greche. Sul resto viceversa c’è un accordo, o forse un cruciverba. Non riconoscimento ma «accertamento» delle unioni di fatto. Non un registro ma un certificato. Diritti agli individui, non già alla coppia. Ma una coppia non è formata da due individui?

Insomma c’è da riesumare con urgenza la virtù della chiarezza, tirandola fuori dalla tomba in cui l’ha ormai sepolta la politica italiana. Anche perché altrimenti qualsiasi legge sui temi etici rischia di diventare come quel libertino di mezza età di cui parlò Calamandrei sui banchi dell’Assemblea costituente: un’amante giovane gli aveva strappato via tutti i capelli bianchi per ringiovanirlo, mentre l’anziana moglie gli aveva tolto quelli neri per renderlo più vecchio. Col risultato che il libertino rimase infine con la testa completamente calva. Sicché se il legislatore è un po’ il nostro barbiere, c’è almeno una preghiera da rivolgergli: per carità, non ci rasate a zero.


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