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"DICO" O NON "DICO"? EBBENE, DICO: QUANTE MISTIFICAZIONI E MENZOGNE!!! "FAMIGLIA CRISTIANA O FAMIGLIA BORGHESE?". UN DISCORSO (1974) INEDITO DI P. ERNESTO BALDUCCI - inviato da don Aldo Antonelli - a cura di pfls

lunedì 12 febbraio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Parlando da cristiano a gente che in gran parte si ritiene tale, ci tengo a dire che il momento che stiamo vivendo è proprio il momento in cui dobbiamo abbattere (noi ne siamo i primi responsabili) quella che chiamerei l’ideologia cattolica, come ideologia di copertura del mondo borghese, il quale mondo borghese trova vantaggio nel coprire i suoi obiettivi di conservazione sociale con dei valori cosiddetti cristiani che hanno ancora una grandissima forza di suggestione nelle (...)

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> "DICO" O NON "DICO"? EBBENE, DICO: QUANTE MISTIFICAZIONI E MENZOGNE!!! "FAMIGLIA CRISTIANA O FAMIGLIA BORGHESE?". UN DISCORSO (1974) INEDITO DI P. ERNESTO BALDUCCI - .... La "sacra" famiglia oltre la famiglia (don Aldo Antonelli).

venerdì 4 gennaio 2008

LA “SACRA” FAMIGLIA OLTRE LA FAMIGLIA*

La liturgia di questa domenica sottopone alla nostra meditazione, in una giustapposizione fin troppo eloquente, il passo del Vangelo di Matteo 2,13-15.19-23 con la pericope desunta dal libro sapienziale di quel “conservatore illuminato” che è Gesù Ben Sira (Siracide 3,2-6.12-14) e il passo preso da Col. 3,12-21 in cui Paolo elenca i diritti-doveri che inglobano la rete dei rapporti familiari. Parlo di “una giustapposizione fin troppo eloquente” perché trovo la scelta tutta interna ad una visione oleografica della famiglia e ad una interpretazione del messaggio biblico ad essa del tutto funzionale. Insomma ci troviamo di fronte al tentativo di assumere come dato di natura un modello datato di famiglia ed evidenziare della Bibbia quei passi che lo rendano anche sacro!

Ben diverso sarebbe il messaggio se, per esempio, nel brano di Matteo non fossero stati eliminati i versetti 13-20, là dove si narra della “strage degli Innocenti”, o se, in sua vece, si fosse proposto alla riflessione Luca 2,41-50 (Gesù dodicenne a Gerusalemme che rivendica la sua indipendenza) o Matteo 12,46-50 (Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?)... E per allargare ancora il discorso, pur restando nel seminato già tracciato, mi chiedo quale sarebbe stato il comportamento di Gesù adulto di fronte alla minaccia del potere. Non vi sembri blasfema o azzardata l’ipotesi. Ma noi che conosciamo ciò che Gesù ha detto e ciò che Gesù ha fatto, non possiamo restare prigionieri di una singola pagina, catturati da uno specifico episodio, soprattutto quando si tratta, come nel nostro caso, dei vangeli dell’Infanzia. E’ giusto allora, anzi doveroso, chiedersi cosa avrebbe fatto un Gesù adulto e padre di famiglia, di fronte alla minaccia: si sarebbe dato alla fuga o sarebbe andato incontro “a muso duro”, per usare una espressione evangelica, verso la Croce?

Il messaggio evangelico, noi sappiamo bene, non contiene ricette “prêt à porter”, né offre “menù à la carte” di immediato consumo, ma apre orizzonti dentro i quali si gioca la nostra piena responsabilità. La Parola biblica non è una parola assertiva ma rivelativa, non definisce ma illumina. L’ascoltatore, di conseguenza, non è un esecutore dalla bassa manovalanza ma un artefice dalle più ardue intraprendenze; e l’obbedienza, allora, fa rima con la coscienza, più che con l’ossequio. In questa nuova luce sono eloquenti anche i silenzi...; e il silenzio dei Vangeli sulla famiglia è sconcertante.

Nei quattro Vangeli la parola “Famiglia” ricorre soltanto tre volte e solo per indicare appartenenze, mai per indicare quella “cellula fondamentale della società” di cui troppo spesso ci si riempie la bocca. D’altra parte quale legittimazione reclamare a difesa della famiglia da parte di un “Eu-anghelion” che dichiara superati i rapporti di carne e di sangue e che pone come pregiudiziale alla sequela la necessità di una seconda nascita? E’ per rinascere che siamo nati, ebbe a scrivere Pablo Neruda!

Più che rivendicare provvedimenti di tutela e di protezione verso la famiglia, noi cristiani dovremmo cercare di aprire le famiglie a ben altri orizzonti. Ci ritroveremmo compagni di strada con quanti, anche non credenti, vorranno coniugare il verbo dell’amore con i termini della giustizia e della solidarietà e non troveremmo remore nel riconoscere nella famiglia "una risorsa fondamentale”, ma solo “se sa educare i suoi membri all’apertura e alla responsabilità verso i propri simili; vi scorgeremmo un pericolo mortale se si chiude su se medesima coltivando egoismo familistico" (G. Zagrebelsky ).

Niente a che fare, quindi, con i nostalgici o i mestatori del “family Day”: le loro logorree retoriche sulla famiglia sono agli antipodi del messaggio evangelico, al limite della profanazione. Rubando le parole alla cara e preziosa Adriana Zarri “dico no a quel dio usato come cemento nazionale, a quella patria spesso usata per distruggere altre patrie, a quella famiglia chiusa nel proprio egoismo di sangue. Non mi riconosco tra quei cittadini ligi e osservanti che vanno in chiesa senza fede, che esaltano la famiglia senza amore, che osannano alla patria senza senso civico”.

Antrosano, li 8 novembre 2007

Aldo Antonelli

* La redazione di Adista mi ha chiesto, a suo tempo, di commentare le letture di tre domeniche: 30 dicembre, 6 e 13 gennaio. Vi propongo la meditazione sulle letture di domani, festa della "Sacra Famiglia", pubblicata sul numero 85. Buona domenica. Aldo


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