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EVANGELO E COSTITUZIONE. "Per amore del mio popolo non tacerò" (Profeta ISAIA).

PER L’ITALIA E PER LA CHIESA: LA MEMORIA DA RITROVARE. L’"URLO" DI DON PEPPINO DIANA. «La camorra ha assassinato il nostro paese, noi lo si deve far risorgere, bisogna risalire sui tetti e riannunciare la "Parola di Vita"». Riflessioni di don Ciotti e una nota di Raffaele Sardo - a cura di Federico La Sala

sabato 25 ottobre 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] Un prete di quella Chiesa campana che nel giugno 1982 aveva avuto il coraggio di dire forte «basta!», con un documento dal titolo eloquentemente ispirato al profeta Isaia: Per amore del mio popolo non tacerò. Un grido di dolore, oltre che di amore. Elevato senza animosità, ma con molta nettezza. Un implicito punto di non ritorno rispetto a pezzi di Chiesa tradizionalmente attenti a non addentrarsi nei temi relativi a mafia e criminalità organizzata.
In quel fondamentale testo c’era (...)

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> PER L’ITALIA E PER LA CHIESA: LA MEMORIA DA RITROVARE. L’"URLO" DI DON PEPPINO DIANA. --- A Napoli veglia di preghiera per le vittime della criminalità. All’inizio della celebrazione il cardinale Sepe indossa la stola di don Giuseppe Diana.

lunedì 23 marzo 2009


-  il gesto

-  All’inizio della celebrazione l’arcivescovo di Napoli indossa la stola di don Giuseppe Diana, il sacerdote assassinato 15 anni fa per la sua opposizione ai clan
-  Applausi e pianti tra i fedeli che affollavano il duomo
-  «Fare memoria dovere di riconoscenza verso chi ha testimoniato con il proprio sangue»

-  LA CAMPANIA CHE DICE NO

-   I temi della speranza nella seconda giornata dell’iniziativa voluta da «Libera» per ricordare i caduti nella lotta contro i clan. Oggi la marcia dei familiari attraverserà il capoluogo campano

-   Sepe: «Non arrendersi mai Camorra, male senza confini»

-   A Napoli veglia di preghiera per le vittime della criminalità

-DAL NOSTRO INVIATO A NAPOLI ANTONIO MARIA MIRA (Avvenire, 21.03.2009)

Un signore anziano, viso da contadino, sale la scalinata che porta all’altare del Duo­mo. Tra le mani callose porta, stringendo­la delicatamente, una stola viola. La stola di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe ucci­so dalla camorra quindici anni fa. Lui è Gennaro Diana, il papà. Si avvicina al cardinale Crescenzio Sepe, gli porge la stola e il cardinale, togliendo la sua, la indossa. Un lungo, forte, commosso ap­plauso sale, invade, riempie la grande chiesa. «Gra­zie eminenza - dice don Tonino Palmese, respon­sabile di Libera per la Campania - per aver volu­to mettere sulle sue spalle il ricordo, la memoria, la vita di don Peppe Diana». Un altro applauso per­corre il Duomo mentre il cardinale fa accomoda­re Gennaro, sorridente, al suo fianco, tra i sacer­doti che stanno partecipando alla veglia di pre­ghiera in occasione della «Giornata della memo­ria e dell’impegno» in ricordo delle vittime di tut­te le mafie che oggi attraverserà la città. È il mo­mento più commovente di una veglia che ha toc­cato soprattutto i temi della sparanza e dell’im­pegno. «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò», recita una delle letture scelte dal Vangelo di Matteo. Una scelta non ca­suale.

Metà della chiesa è occupata da più di 500 familiari delle vittime delle mafie. Si prega. «Si­gnore, Dio dell’universo, perdonaci per quelle vol­te in cui gli atteggiamenti di indifferenza hanno da­to alle mafie la forza necessaria per imporre ter­rore, disperazione e morte». Al momento dello scambio del segno della pace salgono all’altare quattro familiari: Lorenzo Clemente, Stefania Gras­so, Viviana Matrangola, e la mamma di Gelsomi­na Verde. Poi, proprio sul tema, si prega ancora.

«Dio della pace, non ti può comprendere chi se­mina discordia, non ti può accogliere chi ama la violenza; dona a chi edifica la pace di perseverare nel suo proposito e a chi la ostacola di essere sa­nato dall’odio che lo tormenta, perché tutti si ri­trovino in te, che sei la vera pace». Poi si alza il canto. «Tu sei la mia vita, altro io non ho. Tu sei la mia strada, la mia verità. Nella tua pa­rola io camminerò, finché avrò respiro, fino a quando tu vorrai. Non avrò paura, sai, se tu sei con me: io ti prego, resta con me».

Parole che ricorda­no tanto la vita di don Peppe. E del parroco ucci­so dalla camorra parla il cardinale di Napoli. «Quin­dici anni fa fu ucciso dalla barbarie criminosa, ma oggi è più vivo che mai. La sua testimonanza con­tinua a scuotere le coscienze, a dare coraggio a chi vuole combattere la battaglia del buono e del bel­lo ». Parole chiare, quelle del cardinale. «Fare me­moria - dice rivolgendosi proprio ai familiari del­le vittime - è innanzitutto un dovere di ricono­scenza verso chi ha seminato col proprio sangue una testimonianza che non ci può essere rubata da nessuno. Loro hanno testimoniato e ci hanno passato una fiaccola perché continui a illumina­re la nostra vita».

Parole di speranza. «Sembra che il male non ab­bia confini ma noi non ci arrendiamo perché Dio è con noi, perché Cristo ha vinto il male, perché noi agiamo con la forza dei nostri ideali, perché sia­mo pronti a offrire la nostra vita perché il bene prevalga». Invece, aggiunge con toni che evocano il grido di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento, «i mafiosi devono nascondersi, non ritrovano un momento di pace perché il male li avvinghia. La loro è una vita di peccato. Semina­no sangue e vivono nel sangue».

Dunque non bi­sogna arrendersi, torna a ripetere Sepe, «noi sare­mo i vincitori». Lo ringrazia don Luigi Ciotti e an­che lui invita alla speranza. «Napoli è una città for­te e amara, coraggiosa e non saranno alcuni grup­pi criminali a togliere quella speranza che questa terra invoca. Ma dobbiamo tutti fare di più, tutti insieme». Sepe riprende il microfono. «Napoli ap­plaudi don Luigi. Noi ti accogliamo, ti abbraccia­mo e ti ringraziamo per tutto quello che fai e che farai».


Un parco giochi nelle terre dei boss

Sull’area confiscata al capo dei casalesi, sorgerà un campo di calcetto. L’intesa è tra il consorzio Agrorinasce e le parrocchie della zona. «Da cosa loro diverrà casa nostra»

DAL NOSTRO INVIATO A CASAL DI PRINCIPE

Gli operai colano il ce­mento dei muretti, installano staccio­nate, posano pietrisco. Stanno nascendo un par­co giochi e un campo di calcetto. Proprio a fianco del santuario della Ma­donna di Briano, a servizio di questo luogo di culto, tra i più amati e frequantati della provincia di Caserta. Una bella iniziativa. Ma è ancora più bella perchè na­sce su un terreno confisca­to a Francesco Schiavone ’ Sandokan’, il capo del clan dei casalesi. Quattro­mila metri quadri strappa­ti al boss ma anche al de­grado in cui erano finiti, portati via alla camorra e poi abbandonati, quasi u­na discarica. Ora si cambia. Dal male al bene, dal si­lenzio imposto dal piom­bo dei killer camorristi al vociare allegro e gioioso dei bambini. Che su un bel cartello potranno presto leggere che questo luogo di gioco è stato portato via al­le cosche ed è ora della gente per bene: da « cosa loro » a « casa nostra » . Lo leggeranno i piccoli, lo leg­geranno i genitori che for­se per anni hanno abbas­sato la testa davanti alla violenza camorrista, ac­cettando condizionamen­ti e convenienze. Accade anche questo in questa ter­ra che, a fatica, ha imboc­cato il cammino del cam­biamento e della speranza. Accade proprio nella zona più martoriata dalla ca­morra, tra i comuni di Ca­sal di Principe e Villa di Briano, regno e dominio dei casalesi. Accade nella terra di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Prin­cipe ucciso dai casalesi il 19 marzo 1994. Questa bel­la iniziativa è il frutto della collaborazione tra Agrori­nasce, il consorzio tra i co­muni del­l’Agro Aver­sano nato proprio per la gestione dei beni confiscati, e la Forania di Casal di Principe che unisce le parrocchie della zona e che quindici anni fa era guidata proprio da don Peppe.

Come ci spiega Giovanni Allucci, amministratore delegato di Agrorinasce, l’area verrà dedicata alla Madonna di Briano e ad u­na vittima innocente della camorra. Il costo dei lavo­ri è di 190.000 euro, in par­te coperti da un contribu­to di 60.500 euro della Re­gione Campania. L’opera sarà pronta entro aprile e verrà concessa in comoda­to d’uso gratuito al San­tuario, con la possibilità che tutte le parrocchie di Casal di Principe possano utilizzarlo.

Non è la prima realizzazio­ne a favore della Chiesa lo­cale e, soprattutto, dei gio­vani. Sempre Agrorinasce, in collaborazione con l’amministrazione comu­nale, ha infatti realizzato un campetto sportivo poli­funzionale nella chiesa di S. Nicola, a Casal di Princi­pe, la parrocchia di don Peppe, grazie anche al fi­nanziamento di 25.000 eu­ro concesso dalla Regione Campania. I lavori sono stati realizzati nel 2008 e o­ra il campetto è frequenta­to da tanti ragazzi.

Iniziative importanti. Lo sport, in realtà di degrado e ad alta presenza mafiosa, è fondamentale per il re­cupero dei giovani. Stru­mento educativo. Lo face­va a Brancaccio don Pino Puglisi, lo faceva a Casal di Principe don Peppe Diana, tifosissimo del Napoli. An­che pensando a lui merco­ledì sera sul campetto del­la parrocchia hanno gioca­to don Luigi Ciotti, i sinda­ci della zona che avevano appena firmato un docu­mento comune contro la camorra, e tanti ragazzi di Casal di Principe. Ed anche questo è un segno impor­tante.

Antonio Maria Mira


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