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"Deus caritas est" : il "dio" di una chiesa senza "acca" ("charitas"), senza grazia ("charis") !!!

SPACCARE L’ITALIA. Dopo "W o ITALY" (Wojtyla), SENZA PIU’ FRENI, IL "BerlUSHonismo" IN VATICANO !!! Cristianesimo, Gerarchia della Chiesa cattolica, e Costituzione della Repubblica. Il problema non è la Chiesa, la comunità dei fedeli. Il problema è una gerarchia ecclesiastica incapace di guardare con umanità ai problemi di una società in trasformazione. Un "commento" di Marco Politi - a cura di pfls

mercredi 28 février 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Il cattolico quotidiano del Duemila vive tranquillamente accanto ai diversamente credenti, senza complessi da stato d’assedio, senza l’ossessione di imporre la propria visione. E tutta la questione delle convivenze di fatto e delle stesse coppie gay è vissuta da anni molto serenamente, pragmaticamente, con umana sensibilità dalla maggioranza degli italiani a qualunque credenza si richiamino. Perché una cosa è chiarissima : la vicenda delle unioni civili non è uno scontro tra cattolici (...)

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> SPACCARE L’ITALIA. Dopo "W o ITALY" (Wojtyla), SENZA PIU’ FRENI, IL "BERLUSCONISMO" IN VATICANO !!! Cristianesimo, Gerarchia della Chiesa cattolica, e Costituzione della Repubblica. Il problema non è la Chiesa, la comunità dei fedeli. Il problema è una gerarchia ecclesiastica incapace di guardare con umanità ai problemi di una società in trasformazione. Un "commento" di Marco Politi - a cura di pfls

jeudi 24 mai 2007


-  Benedetto XVI interviene all’assemblea generale della Cei
-  "La chiesa italiana grande fattore unificante della Nazione"

-  Il Papa : "Family Day una festa di popolo
-  Giusta la nota dei vescovi sui Dico"
*

CITTÀ DEL VATICANO - La chiesa italiana come "chiesa di popolo" e "grande fattore unificante" del Paese ; l’orgogliosa rivendicazione della nota dei vescovi italiani sui Dico e del Family Day come "straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore e nella vita degli italiani" ; approvazione per ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia. Questi i cardini dell’intervento del Papa alla 57esima assemblea generale della Cei.

Sintonia con la nota sulle unioni di fatto. Il Papa ha ricordato che i vescovi hanno una "precisa responsabilità non solo verso le chiese, ma anche verso l’intera Nazione". "Nel pieno e cordiale rispetto della distinzione tra chiesa e politica - ha aggiunto - tra ciò che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio, non possiamo non preoccuparci infatti di ciò che è bene per l’uomo in concreto del bene comune d’Italia". E la nota della Cei sulla "famiglia fondata sul matrimonio e le iniziative in materia di unioni di fatto", ha detto, è stata "testimonianza" di questa "attenzione al bene comune". "In questo contesto - ha proseguito Benedetto XVI - la recentissima manifestazione a favore della famiglia, svoltasi per iniziativa del laicato cattolico ma condivisa anche da molti non cattolici, è stata una grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicate nel cuore e nella vita degli italiani".

Incoraggiare ogni iniziativa dello Stato sulla famiglia. "Ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia come tale non può che essere apprezzata e incoraggiata" ha detto il Papa ai vescovi italiani riuniti in Vaticano. Quindi ha ribadito il suo apprezzamento per il Family Day che, ha detto, "ha certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel significato e quel ruolo della famiglia nella società che ha particolarmente bisogno di essere compreso e riconosciuto oggi, di fronte a una cultura che si illude di favorire la felicità delle persone insistendo unilateralmente sulla libertà dei singoli individui".

La chiesa unifica, è serbatoio morale. La fede in Italia è "viva e profondamente radicata" e la chiesa è "chiesa di popolo". E in una realtà "differenziata", con diverse "condizioni di vita, di lavoro e di reddito" la chiesa rimane "il grande fattore unificante" della Nazione e "un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro". "Avvertiamo quotidianamente - ha osservato - nelle immagini proposte dal dibattito pubblico e amplificate dal sistema delle comunicazioni il peso di una cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado ingiustificate".

Vangelo agli immigrati. Benedetto XVI ha quindi chiesto ai vescovi italiani di annunciare il vangelo sia ai "figli di quei popoli che ora vengono a vivere e lavorare in Italia, sia anche alla nostra gente che a volte si è allontanata dalla fede ed è comunque sottoposta alla pressione di quelle tendenze secolarizzatrici che vorrebbero dominare la società e la cultura in questo Paese".

Stima per altre fedi ma salda identità cristiana. A proposito del rapporto con le altre religioni, papa Ratzinger ha affermato : "La stima e il rispetto verso le altre religioni e culture, con i semi di verità e bontà che rappresentano una preparazione al Vangelo, sono particolarmente necessari oggi in un mondo che cresce sempre più assieme". E subito dopo ha esortato i vescovi a non perdere la "consapevolezza dell’originalità, pienezza e unicità della rivelazione del vero Dio in Cristo". "Il clima relativistico e culturale che ci circonda - ha osservato il Pontefice - rende sempre più importante e urgente radicare e far maturare in tutto il corpo ecclesiale la certezza che Cristo è il nostro unico Salvatore". Anche per questo, ha ricordato, ha scritto il suo primo libro da Papa, "Gesù di Nazaret".

Formazione dei giovani compito importante. Il Papa ha poi ricordato l’incontro dei giovani a Loreto, del prossimo settembre, al quale parteciperà personalmente, e che si tiene in preparazione alla Giornata mondiale della gioventù di Sydney del 2008. "Sappiamo bene - ha commentato - che la formazione cristiana delle nuove generazioni è il compito forse più difficile, ma sommamente importante che sta davanti alla Chiesa". In particolare, ha concluso il Pontefice, "deve essere grande la cura per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, come anche la sollecitudine per la formazione permanente e per le condizioni in cui vivono e operano i sacerdoti. Specialmente in alcune regioni, infatti, proprio il numero troppo esiguo di giovani sacerdoti rappresenta già adesso un serio problema per l’azione pastorale : insieme a tutta la comunità cristiana, chiediamo con fiducia e con umile insistenza al signore il dono di nuovi e santi operai per la sua messe".

* la Repubblica, 24 maggio 2007


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