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Guerra, sempre assurda

SHOAH. PENSARE IL FUTURO E COSTRUIRE LA PACE. IL DISCORSO - APPELLO di David Grossman, in occasione della GIORNATA EUROPEA DELLA MEMORIA, ai diplomatici accreditati in Israele - a cura di pfls

venerdì 2 marzo 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] RITRATTO DI UN PAESE DIFFICILE.
I nostri figli ci chiedono dell’Olocausto e non è facile parlarne: è il motivo per cui non ci sentiamo a casa nostra nel mondo e ora, anche qui dove viviamo, la terra si muove sotto i nostri piedi.
Negli ultimi anni i rapporti con i palestinesi sono finiti in un vicolo cieco e ha prevalso la percezione della minaccia.
In questi ultimi sessant’anni non è trascorso un giorno senza che i confini del nostro paese mutassero generando incertezza. C’è stato (...)

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> SHOAH. PENSARE IL FUTURO E COSTRUIRE LA PACE. ---- Lettera di Napolitano. Lungo messaggio scritto ai giovani italiani in pellegrinaggio a Mauthausen nel 63 esimoanniversario della liberazione del campo di concentramento austriaco.

sabato 17 maggio 2008


-  Oggi e domani incontro internazionale a Mauthausen nel 63 esimo
-  anniversario della liberazione del campo di concentramento austriaco

-  Lettera di Napolitano ai giovani
-  "Ricordare la Shoah è un dovere"

-  Lungo messaggio scritto ai giovani italiani in pellegrinaggio
-  "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario"

ROMA - "Cari giovani, trasmettere da una generazione all’altra la memoria del nostro passato non è un rito che si tramanda. E’ un dovere che si ha il dovere di adempiere...". E’ un dovere, quindi, ricordare sempre e comunque e possibilmente con la stessa intensità e indignazione che la Shoah ha sterminato sei milioni di ebrei. Le centinaia di giovani italiani che oggi e domani partecipano nel campo di prigionia nazista di Mauthausen alla giornata del ricordo delle vittime del nazismo saranno "accompagnati" in questo viaggio da una lettera-messaggio del presidente Giorgio Napolitano.

L’incontro internazionale avviene nel 63 esimo anniversario della liberazione dei prigionieri del lager e, simbolicamente, nel luogo dove del campo dove è custodita l’urna con le ceneri trovate il 5 maggio 1945 all’interno dei forni di Mauthausen. Nel campo di concentramento austriaco, costruito nel 1938, e in quelli adiacenti, furono uccise oltre 100.000 persone. Il 5 maggio 1945 venne raggiunto da una truppa di carri armati americani: la data viene da allora ricordata come Giornata della liberazione. La due giorni ha carattere ecumenico. Sono previsti gli interventi del vescovo della diocesi di Linz, monsignor Ludwig Schwarz, dal metropolita greco-ortodosso Michael Staikos e dal vescovo evangelico Michael Bünker. La commemorazione proseguirà con un discorso del cancelliere federale Alfred Gusenbauer e gli interventi di Hans Marsalek, ex-prigioniero del lager e del presidente del "Comité International de Mauthausen", Walter Beck di Praga. Poi mostre, libri e altri interventi.

La lettera del presidente Napolitano sarà letta ai ragazzi italiani nel momento del raccoglimento. Una tempistica che farà risaltare ancora di più il contenuto del messaggio profondo e importante che il Presidente ha voluto scrivere a questi ragazzi.

"La Shoah tragedia immane". "Cari giovani, la vostra partecipazione all’incontro internazionale di Mauthausen vi porta molto lontano dalla realtà odierna dell’Europa unita, dell’Europa di pace e armonia fra i popoli, in cui voi avete la fortuna di vivere. Eppure, non è molto il tempo trascorso da quando questo era un luogo di sterminio di moltitudini di esseri umani: donne e uomini che venivano trasportati da ogni parte d’Europa in questo e in altri lager nazisti per trovarvi la morte, come animali condotti al macello. La Shoah, l’eliminazione di tutti gli Ebrei, decisa e realizzata dalla Germania nazista con l’appoggio dei regimi suoi alleati, fu una tragedia immane - si legge ancora nella lettera di Napolitano- che non ha precedenti nella storia d’Europa. Le vittime furono 6 milioni".

Non si può accettare ciò che è stato. "Non e’ facile per voi accettare ciò che è stato - scrive ancora il presidente della Repubblica - trovare una risposta alle domande che in questo luogo e in questo momento vi ponete. Sappiamo bene ciò che voi oggi vi chiedete, perchè, prima di voi, noi ci siamo posti le stesse domande. Come ciò è potuto accadere? Come è potuta scaturire, dall’interno della nostra antica civiltà, e come può essersi imposta a popoli di grandi tradizioni culturali, una tale dottrina di morte?". Ed ancora, "come puo’ essere stata organizzata una tale gigantesca macchina operativa per l’annientamento preordinato di milioni e milioni di persone, private della loro identità umana ancor prima che della loro vita?".

Levi e Wiesel. Napolitano sottolinea che "sia Primo Levi che Elie Wiesel hanno detto: comprendere è impossibile; conoscere è necessario. Questo- osserva il presidente della Repubblica- è il compito amaro, angoscioso, che voi oggi affrontate. Vi è stato proposto, e voi avete accettato di compiere, questo pellegrinaggio, nella convinzione che occorre conoscere il passato, affinchè esso non possa ripetersi".

Il dovere della memoria. Secondo il capo dello Stato, "trasmettere da una generazione all’altra la memoria del nostro passato non è un rito che si tramanda. E’ un dovere che si ha il dovere di adempiere. Non dimenticate- si legge ancora- che fu la scoperta dei campi di concentramento e di sterminio, insieme con lo spettacolo delle immani distruzioni belliche, e il ricordo delle decine di milioni di morti provocate dai conflitti del secolo, che spinse i sopravvissuti, di tutte le nazioni, a dire: mai piu’ guerre tra noi".

Un’opera che va completata. Subito dopo la scoperta dei campi, appena mezzo secolo fa, continua il Presidente, "ebbe inizio l’opera non facile di costruzione di nuove istituzioni di pace, ancora incompiute, ma oramai estese a quasi tutti i popoli del nostro continente. Toccherà a voi - e’ l’esortazione finale ai giovani in visita a Mauthausen - nel corso della vostra vita, il compito di completare l’opera; e quello, forse ancora piu’ difficile, di portare, con impegni ed azioni concrete, in un mondo ancora insanguinato da troppi conflitti, il nostro messaggio di pace".

* la Repubblica, 17 maggio 2008


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