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Cultura

VATTIMO-RORTY E IL DIO CRISTIANO. Il futuro della religione, due filosofi dialogano sul destino della fede - di Umberto Galimberti.

lundi 30 mai 2005 par Emiliano Morrone
[...] Vattimo dice che “La religione non è morta. Dio è ancora in circolazione”, ma quale religione, quale Dio ? La religione cristiana e il Dio cristiano naturalmente, ma depurati l’una e l’altro da quello spessore metafisico che non il Cristianesimo, ma l’ontologia greca ha attribuito a Dio, conferendogli una sostanza e una realtà, al di là di tutte le possibili interpretazioni, da cui discende una verità assoluta che nessuna opinione umana può mettere in discussione. Questo (...)

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> Il futuro della religione*, due filosofi dialogano sul destino della fede

samedi 4 juin 2005

Caro Federico, ho letto con molta umiltà e attenzione le tue parole, le tue affermazioni. Penso che siano il frutto di una profonda delusione personale, dovuta forse all’atteggiamento di alcuni uomini di Chiesa che con le loro omissioni o compromessi ti avranno scandalizzato. Sei forse così giunto alla conclusione che la Chiesa è davvero troppo umana per essere, come afferma, la sposa prediletta del Salvatore, il corpo di Cristo, il popolo di Dio, l’inaugurazione in terra del regno dei cieli.

Ma la Chiesa non la si riforma infamando il Papa di turno, non la si riforma attraverso un libro (vedi es. Codice da Vinci), attraverso gli atteggiamenti apertamente anticlericali, attraverso il "pensiero debole" di Vattimo, la filosofia, la politica, etc. La si riforma solo soffrendo per lei. Si riforma la Chiesa visibile solo soffrendo per la Chiesa invisibile.

Si riformano i vizi della Chiesa offrendo l’esempio delle sue virtù più eroiche.

Probabilmente San Francesco d’Assisi non era meno indignato di Lutero per il rilassamento e la simonia dei prelati. Certamente ne soffriva anche più crudelmente, perchè il suo temperamento era ben diverso da quello del monaco di Weimar. Ma non sfidò l’iniquità, non tentò di affrontarla, si buttò nella povertà, vi si spinse più a fondo che potè con i suoi, come nella sorgente di ogni perdono, di ogni purezza.

Invece di tentare di strappare alla Chiesa i beni mal acquistati, la colmò di tesori invisibili e, sotto la mano dolce di quel mendicante, il mucchio d’oro e di lussuria prese a fiorire come un prato d’aprile.

La Chiesa non ha bisogno di riformatori, Federico, ma di santi.

Saluti e grande stima anche da parte mia.


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