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Cultura

VATTIMO-RORTY E IL DIO CRISTIANO. Il futuro della religione, due filosofi dialogano sul destino della fede - di Umberto Galimberti.

lundi 30 mai 2005 par Emiliano Morrone
[...] Vattimo dice che “La religione non è morta. Dio è ancora in circolazione”, ma quale religione, quale Dio ? La religione cristiana e il Dio cristiano naturalmente, ma depurati l’una e l’altro da quello spessore metafisico che non il Cristianesimo, ma l’ontologia greca ha attribuito a Dio, conferendogli una sostanza e una realtà, al di là di tutte le possibili interpretazioni, da cui discende una verità assoluta che nessuna opinione umana può mettere in discussione. Questo (...)

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> Il futuro della religione*, due filosofi dialogano sul destino della fede

mardi 8 novembre 2005

IL GRANDE PAN E’ MORTO

Caro La Sala... augurando che soffiasse il vento pensavo a un venticello gentile, non a quelle raffiche paniche capaci di portare l’Abbé Pierre a sbattere ( in compagnia di Roger Garaudy e di Ahmed Rami, entrambi passati dal marxismo al revisionismo ) dalle parti di Radio Islam, Nietzsche “ ancora e di nuovo a trentamila e più metri sopra il cielo”, e il grande Pan a risorgere tutto occhi e muffa che pare uno zombi...

E’ stato il vecchio Plutarca, mi pare, a darci notizia, ai tempi di Tiberio, della morte del povero e meraviglioso Pan. “ Al tramonto ci colse l’annuncio che la via dell’estasi era interrotta. Per ben tre volte una voce ingiunse a un pilota di un veliero greco di gridare ad ogni approdo : IL GRANDE PAN E’ MORTO. Non aveva finito di dirlo - continua drammaticamente Plutarco - che subito si levò un grande gemito, non di una persona sola, ma di tante, piene di stupore.”

Ecco il perché di tutti quei punti esclamativi e voli “ a trentamila e più metri sopra il cielo” : perché forse non ti sei ancora ripreso dalla dipartita del caro Pane ( il cardinal Tonini, suggerendo all’abbé Pierre di fare una preghiera a Pane non è incorso in un lapsus, come potrebbe apparire, perché Pane era anche il dio della masturbazione e dei coiti o delle grattatine con le caprette). Forse ameresti ancora vivere e sognare ai tempi di Tiberio, se non dei pastorelli con lo zufolo o la siringa di canna.

D’altra parte, cosa fatta capo ha, e Pan - nato dall’amore di Ermes e di una ninfa, mamma Penelope - non poteva che morire, perché era un demone naturale ; e tutto in natura, con il passare del tempo, muore. Eccetto il Padre che è al di là del tempo e non ci vuole schiavi dei miti e dei vecchi dèmoni bensì liberi per la vita, certamente liberi anche per la morte ( che non è una tragedia) e liberi in Cristo Gesù, il primo dei risorti, per l’aldilà della morte.

Insomma, pare proprio che quello che tu credi risorto in Pan forse sono i resti dellastoria e della tragedia che fu... Dei poveri resti di ideologie brune, rosse o verdi-islam capaci tuttavia di fare ancora molto male, ma - poiché dotate di metodi crudeli e di obiettivi fallaci - anche portate, quasi naturalmente - a rompersi i dentini e le corna nel vano tentativo, assai ventoso, certo, di prevalere sulla roccia di Pietro.

Senza dimenticare, in camera charitatis, che all’occorrenza ci sarebbe, anzi c’è, anche la spada di Paolo. In ogni caso, poiché siamo tra quelli che non perderanno mai la speranza, e che verranno dopo, auguriamoci nuovamente che soffi un venticello gentile tra le maglie delle “rivelazioni” paniche e dei voli pindarici. In attesa, non inerte e senza aspettare, sull’orlo della tomba vuota.


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