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Sempre ne sento parlare ...

MERDA D’ARTISTA (di Hans Magnus Enzerberger, di Piero Manzoni, ecc.) - a cura di pfls

martedì 29 maggio 2007 di Maria Paola Falchinelli
LA MERDA
di Hans Magnus Enzerberger *
Sempre ne sento parlare
come se avesse colpa di tutto.
Ma guardate come mite e modesta
ella si asside tra noi!
Perché insozziamo
il suo buon nome
e lo applichiamo
al presidente USA
alla polizia, alla guerra,
e al capitalismo?
Com’è peritura,
e com’è duraturo
ciò che chiamiamo col suo nome!
Lei, l’arrendevole,
ci viene sulla punta della lingua
per designare gli sfruttatori.
Lei che abbiamo espressa,
dovrebbe ora esprimere
anche il nostro furore?
Non ci (...)

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> LA MERDA

domenica 27 maggio 2007

Piero Manzoni, il provocatore che anticipò la stagione concettuale

di Francesco Prisco *

In soli trent’anni di vita e in meno di dieci di attività ha dato un calcio all’idea stessa di produzione artistica, anticipando i movimenti più radicali degli anni Sessanta. Il cremonese Piero Manzoni come pochi altri nel Novecento ha spostato i confini tra arte e non arte nella terra di nessuno del concetto. Il tutto alla vigilia della rivoluzione intrapresa dall’Arte concettuale.

Al Madre di Napoli, fino al 24 settembre, sarà possibile ammirare una personale che ben rappresenta l’eredità lasciata dal celebre artefice di "Merda d’artista". Potrà piacere o meno, ma nessuno discute sul ruolo di precursore che Manzoni svolge nell’economia dell’arte del Novecento. Soltanto un precursore poteva infatti scrivere, sull’invito della performance "Azimuth" del 1960, «Siete invitati il 21 luglio alle 19, a visitare e collaborare direttamente alla consumazione dei lavori di Piero Manzoni». Gli happenig, nel bene o nel male di pubblico, critica e mercato, sarebbero arrivati soltanto qualche anno più tardi.

La mostra napoletana, curata da Germano Celant, intende così offrire, ad un decennio dall’ultima antologica del Maestro, una profonda rilettura del suo percorso creativo attraverso le diverse fasi della breve ma intensa carriera (dal 1956 al 1963, anno della sua prematura scomparsa) ed il contesto storico nel quale si trovò calato. Le circa 250 opere esposte, provenienti da collezioni pubbliche e private europee e nordamericane, documentano la sua ricerca pittorica a partire dai catrami e dalle impronte di oggetti fino a tutte le tipologie di "Achromes".

Il termine coniato proprio da Manzoni (letteralmente significa "non-colore") esprime la distanza che separa l’attività dell’artista cremonese sia delle istanze irrazionali e gestuali dell’Informale che dalla pittura monocroma a lui contemporanea, per affermare il valore primario dei materiali utilizzati, dal caolino al gesso, dalla tela al peluche, dalla fibra naturale in cotone a quella artificiale in vetro, dall’ovatta al polistirolo. L’aspetto concettuale ante litteram del suo fare (la parabola dell’Arte concettuale propriamente intesa si sviluppa infatti dal 1965 al 1980) è testimoniato, inoltre, dalle "Linee", tracciate, dal 1959 al 1961, su rotoli di carta di varie lunghezze e poi racchiusi in scatole cilindriche (la più lunga, creata ad Herning, in Danimarca nel 1960, grazie al mecenatismo di Aage Damgaard, misura 7200 metri), mentre il suo interesse per il corpo umano quale produttore di segni e tracce da impiegare in arte si concretizza nei leggendari "Fiati d’artista", palloncini gonfiati a bocca dallo stesso Manzoni, e nelle celeberrime scatolette di "Merda d’artista". A Napoli è presente una significativa selezione delle opere che rappresentarono l’artista cremonese nell’esordio della "IV Fiera mercato" al castello Sforzesco di Soncino o l’anno successivo alla mostra "Arte Nucleare", presso la galleria San Fedele di Milano.

L’unicità del percorso espositivo che si sviluppa al Madre è data inoltre dalla presentazione, accanto all’ampia sezione dedicata al lavoro manzoniano, del contesto storico-artistico in cui l’autore è vissuto e con cui si è confrontato, fino a mettere bene in evidenza il suo determinante contributo. Ci sono le opere di coloro che lo hanno influenzato, come Jean Fautrier, Alberto Burri e Lucio Fontana, o hanno avuto con lui importanti affinità come Enrico Castellani, Yves Klein, Heinz Mack e Robert Ryman. Proprio con Fontana, profeta dello Spazialismo, il giovane Manzoni si confrontò ad Albisola Marina, luogo ameno della costa ligure dove le famiglie dei due trascorrevano l’estate.

Al termine del percorso espositivo si coglie così un’inedita prospettiva del lavoro di Manzoni ed una maggiore comprensione delle scelte artistiche che lo rendono uno dei principali protagonisti dell’arte italiana del Ventesimo secolo. «Non ci si stacca dalla terra correndo o saltando - scriveva il performer cremonese nel 1960 -, occorrono le ali; le modificazioni non bastano; la trasformazione deve essere integrale». Quelle stesse ali Manzoni provò ad indossarle. Se con esse sia riuscito a raggiungere i cieli dell’arte universale o se, alla maniera di Icaro, sia rimasto vittima di un sole accecante e ingannatore lo stabilirà la critica dei secoli a venire.

Piero Manzoni, Napoli, Madre/Museo d’Arte Donna Regina

Dal 19 maggio al 24 settembre 2007

A cura di Germano Celant

Orari: dal lunedì al giovedì e domenica ore 10 - 21Venerdì e sabato ore 10 - 24. Chiuso il martedì

Biglietti: intero euro 7; ridotto euro 3.50

Per informazioni: 081 19313016

www.museomadre.it

* Il Sole-24 ore Galleria fotografica , 25 maggio 2007


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