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Filosofia

LA DISCHIUSURA. DECOSTRUZIONE DEL CRISTIANESIMO. Dischiudere dunque i confini tra filosofia e religione, rompere l’abbraccio mortale che li lega e portare alla luce ci˛ che li accomuna. L’indicazione di Jean-Luc Nancy - a cura di pfls

domenica 18 marzo 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Per Jean-Luc Nancy viviamo nel cuore di una trasformazione epocale paragonabile a quella che ha portato dall’antichitÓ al mondo moderno. Questa trasformazione appare talvolta come una perdita, ma ha anche il sapore di un nuovo inizio. Il suo Ŕ un pensiero che resta aperto alla testimonianza di un’incommensurabilitÓ tra noi e ogni legge, umana o divina che sia. Ritornare alla nostra provenienza cristiana, e ridiscuterla radicalmente, Ŕ essenziale per capire come questo (...)

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> LA DISCHIUSURA. DECOSTRUZIONE DEL CRISTIANESIMO. --- "SESSISTENZA" (Jean-Luc Nancy - Il Melangolo, 2019).

mercoledì 25 agosto 2021

Sessistenza

di Jean-Luc Nancy *

Kant apre un’epoca in cui la Ragione deve essa stessa considerarsi come Trieb, pulsione, spinta, tensione e desiderio verso un “incondizionato” che finisce per rivelare di non consistere in nient’altro che nella propria spinta. Chiamata “volontÓ” da Schopenhauer e poi da Nietzsche, spunterÓ come “pulsione” in Freud - non senza essere passata per la “forza lavoro” di Marx e per il “salto” di Kierkegaard. Sicuramente anche per le “differenze parallele” di Deleuze e Derrida - differenziazione e differaenza che hanno almeno in comune la messa in gioco di una tensione, di una pulsione e di una pulsazione.

Nella posteritÓ kantiana la pulsione diviene l’atto del soggetto, della natura e/o dello spirito. Questa storia Ŕ, in definitiva, la storia della destinazione dell’uomo o addirittura della vita in assenza tanto di Dio quanto degli dŔi. La destinazione: non il destino, secondo la nozione fissa di una predestinazione, ma il fatum, la parola che annuncia e dÓ il tono di un invio, di un indirizzo che invia all’esistenza senza per questo determinarla come un processo prestabilito: la possibilitÓ di un azzardo contrario, di una deviazione. C’Ŕ sempre nel destino ci˛ che Derrida chiama una destinerranza. Spinta destinerrante, indeterminatezza della pulsione. Spinge, e tuttavia non spinge verso alcuno scopo.

L’”essere-gettato” di Heidegger.

L’ek-sistenza consiste in un’eiezione o in un esilio. L’ek-sistente non Ŕ gettato fuori da un luogo nÚ da una volontÓ estranea: il suo essere consiste interamente in questo essere-gettato. Fuori da niente e per niente nÚ per nessuno. Una nuova esperienza d’essere. C’Ŕ una pulsione primordiale che tuttavia non preesiste rispetto all’esistere, ma in esso forza e forma il suo getto, la sua espulsione ad essere. Quel che in Heidegger non smette di essere gettato - inviato, indirizzato, spedito verso la sua pi¨ propria assenza di scopo, verso la sua esposizione a tutto e a niente.

╚ proprio nel treiben che possiamo formulare la nostra ragion d’essere: la ragion d’essere senza ragione, l’esistere in quanto tale. La pulsione dice insomma la vita che ha luogo soltanto uscendo dal niente e per niente, uscendo per uscire. La pulsione kantiana della ragione, il desiderio dell’incondizionato non Ŕ altro che la spinta che ritorna su se stessa e si conosce come eccedenza costitutiva - il natale, il nascente, il nascere che si spinge verso la propria incondizionalitÓ. Vale a dire verso la sua assolutezza: slegato da tutto, non potendo essere legato a niente, non potendo essere (n’ŕtre) che nascita (naţtre). Eccesso, trascendenza, trasgressione e nascita non costituiscono niente di posteriore a una condizione data, a una misura stabilita, a un’immanenza, a una legge o a un ordine: l’origine Ŕ la levata o il levarsi che nulla precede. Quest’origine non si inscrive in un punto, si produce dentro e come sua propria tensione, nel suo battito, nella sua pulsazione. Non ha un’identitÓ, differisce da se stessa, si differisce, s’invola e s’invia. L’”essere” come invio a un fuori Ŕ sicuramente almeno un aspetto di ci˛ che Heidegger ha voluto designare come essere donato (o donante) e di ci˛ che Derrida ha voluto connotare come la differaenza della e nell’origine. Nient’altro che il nascere della natura nella sua levata, nel suo invio, nella sua gettata e nella sua venuta. Il nascere (naţtre) in quanto non essere (n’ŕtre) nient’altro che la sua propria alterazione.

Il desiderio si rinnova e si annienta con lo stesso movimento. Si consuma e rinasce. Viene dal niente e non cerca niente: Ŕ l’essere teso dalla sua propria alterazione e il consumarsi di qualsiasi posizione dell’essere, di qualsiasi presenza a vantaggio di un invio. NÚ nel proprio godimento nÚ nella propria discendenza il desiderio raggiunge altro se non la sua propria fiammata, il suo proprio divoramento, il suo esaurimento, la sua estenuazione. Un eccesso, un’eccedenza o trascendenza. Una spinta d’essere che non ha alcun senso (nÚ ragione, nÚ causa, nÚ fine) che di essere spinta - di essere in quanto spinta e di essere spinta dal suo proprio eccesso.

      • Jean-Luc Nancy. Sessistenza. Accompagnato da un frontespizio di Miquel Barcelˇ.
        -  A cura di Francesca R. Recchia Luciani.
        -  Genova, Il Melangolo, 2019.

* POPFILOSOFICO, 15 aprile 2019


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