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L’ Amore (Charitas) non è lo zimbello del tempo e di Mammona (Caritas)!!!

OBIEZIONE DI COSCIENZA !!! L’OBBEDIENZA NON E’ PIU’ UNA VIRTU’. LETTERA AI CAPPELLANI MILITARI. LA LEZIONE DI DON LORENZO MILANI - a cura di Federico La Sala

lunedì 19 marzo 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Non potete non pronunciarvi sulla storia di ieri se volete essere, come dovete essere, le guide morali dei nostri soldati. Oltre a tutto la Patria, cioe’ noi, vi paghiamo o vi abbiamo pagato anche per questo. E se manteniamo a caro prezzo (1.000 miliardi l’anno) l’esercito, e’ solo perche’ difenda colla Patria gli alti valori che questo concetto contiene: la sovranita’
popolare, la liberta’, la giustizia. E allora (esperienza della storia alla
mano) urgeva piu’ che educaste i nostri (...)

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> LORENZO MILANI. --- La morte di don Cambi. Il cappellano che «fece la guerra» a don Milani (di Vincenzo Arnone).

mercoledì 3 dicembre 2008

Il cappellano che «fece la guerra» a don Milani

La morte di don Cambi, mentre esce il suo diario

DI VINCENZO ARNONE (Avvenire, 03.12.2008)

Usciva ad ottobre il Diario di un cappellano alpino (Società editrice fioren­tina, pp. 150, euro 12), negli stes­si giorni in cui l’autore don Lam­berto Cambi moriva a Firenze. Data l’età (93 anni) e la lunga e travagliata esperienza, si po­trebbe dire che moriva con lui l’ultimo dei grandi cappellani alpini della seconda guerra mondiale: 5 anni di servizio in Albania, Montenegro, Savoia, U­craina, Polonia e Germania. Poi, al ritorno, per 63 anni parroco di una piccola parrocchia nei dintorni di Firenze.

Il volume si legge d’un fiato, le­gato com’è a una narrazione vi­vace, schietta, particolareggia­ta, in cui si nota la ricchezza del­lo stile orale, dialogante con simpatici dètti fiorentini popo­lari. Per questo verso ricorda Le veglie di Neri di Renato Fucini o anche Lisi. «Ricorrendo la com­memorazione dei defunti, vado in processione con i miei quat­tro parrocchiani. Nella sua sem­plicità mi ricorda i piccoli cimi­teri di guerra lasciati sulle mon­tagne dell’Albania e tra le pie­traie del Montenegro. Grande come un fazzoletto, circondato da un muro con due cipressi ai lati a mo’ di sentinella, diffonde intorno un senso di misticismo. Tutte le volte che mi incammi­no per quella stradicciola soli­taria, silenziosa e mi avvicino al cimitero mi viene sempre alla mente qualcuno dei miei solda­ti, prima assistito e poi affidato alla terra, avvolto nella coperta o nel telo da tenda...».

Per altro, come contenuto e pro­blematica, ricorda invece don Mazzolari e don Milani. Il pri­mo è stato infatti cappellano mi­litare nella Grande Guerra, ha tenuto un fitto epistolario con cappellani militari durante la campagna d’Etiopia e il secon­do conflitto mondiale, ha scrit­to un lungo testo Quando la pa­tria chiama in risposta a un gio­vane che gli chiedeva se fosse è possibile portare sul piano cri­stiano il dovere che la Patria gli affidava in Africa. E la risposta di don Mazzolari era costituita da 30 pagine in cui, tra l’altro, sta scritto: «Il nostro giudizio come cristiani è già fatto. La guerra è calamità e peccato. Io quindi non la posso volere come si vuo­le un bene, non la posso tanto meno desiderare, coltivare, e­saltare. La depreco, l’allontano, la condanno inesorabilmente come opera della carne, mentre il frutto dello ’spirito’ è la pa­ce ». Quanto a don Milani, è stato il primo a porre il problema del­l’obiezione di coscienza al ser­vizio militare e quindi alla pre­senza dei cappellani militari. E­ra il 1965. l’11 febbraio a Firen­ze un gruppo di cappellani, tra cui proprio don Cambi, votaro­no un ordine del giorno in cui dichiaravano tra l’altro di con­siderare «un insulto alla patria e ai suoi caduti la cosiddetta o­biezione di coscienza che, e­stranea al comandamento cri­stiano dell’amore, è espressio­ne di viltà». Ne venne tutta una serie di polemiche pro e contro il servizio militare e un procedi­mento giudiziario contro don Milani, che aveva reagito in mo­do forte alla dichiarazione dei cappellani.

Ma a leggere ora le pagine del Diario di don Lamberto Cambi si rimane fortemente commos­si dinanzi alla drammaticità de­gli eventi e alle mille difficoltà affrontate dai sacerdoti nello svolgimento del loro «ministero di pace» in guerra. Oggi l’obie­zione di coscienza è stata lega­lizzata e il servizio militare è li­bero; ma la guerra - purtroppo - rimane: al di là dei dibattiti e delle polemiche.


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