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Emergenza culturale e politica...

MA COME PENSA E PARLA CARUSO?! MA COME PENSANO E PARLANO LE ISTITUZIONI?! E COME PENSANO GLI ITALIANI E LE ITALIANE?! CECITA’ E SORDITA’: ITALIA o "Forza Italia"?!! E’ LA STESSA COSA?!! IL "BUFFONE" A "BERTINOTTI", COME A "BERLUSCONI", E’ UNA FORTE DENUNCIA DEL NARCISISMO E DELLA CRISI DELLE ISTITUZIONI - non un’offesa alle persone!!! Sveglia!!! Per la difesa della Costituzione, e per il dialogo, quello vero!!! - a cura di pfls

ITALIA: Presidente, Napolitano. Forza... ITALIA: Presidente, Berlusconi.
venerdì 10 agosto 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Seppellire sotto cartelli e striscioni l’ex subcomandante non è stato facile per tutti, però. «Abbiamo discusso e valutato - racconta Dario -. E abbiamo scelto di usare l’arma dell’ironia». E c’è chi, come Aurora, ammette: «Non mi fa piacere contestare Bertinotti, ma qui non abbiamo amici o non amici. C’è soltanto chi è sulle nostre posizioni e chi non lo è». E Bertinotti in questo momento è lontano anni-luce dagli studenti dell’estrema sinistra, quelli dei collettivi e quelli della (...)

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> MA COME PENSANO LE ISTITUZIONI?! E COME PENSANO GLI ITALIANI E LE ITALIANE?! CECITA’ E SORDITA’: "Forza" ITALIA o "Forza Italia"?!! IL "BUFFONE" A "BERTINOTTI", COME A "BERLUSCONI", E’ UNA FORTE DENUNCIA DEL NARCISISMO DELLE ISTITUZIONI - non un’offesa alle persone!!! Sveglia!!! Per la difesa della Costituzione, e per il dialogo!!! - a cura di pfls

sabato 21 aprile 2007

LA NOTA

di MASSIMO FRANCO (Corriere della Sera, 21 aprile 2007)

La rivendicazione è puntuta, e vagamente autolesionistica. Soprattutto, contraddice la voglia di mescolare le identità che il Partito democratico dovrebbe stimolare. Lo scontro fra Ds e Margherita sulla collocazione internazionale del Pd non si ferma neppure alla vigilia della fusione. E promette di esasperare una questione sulla quale né Piero Fassino né Francesco Rutelli vogliono cedere. Ha l’aria di una diatriba del passato che si allunga sul futuro. E non sono bastati a svelenirla i consigli di Romano Prodi, Giuliano Amato, Walter Veltroni. L’adesione al Pse, invocata da Fassino, sta diventando una questione dirimente.

È possibile che sia il riflesso difensivo di apparati sul punto di sciogliersi; oppure, un braccio di ferro preventivo per determinare un’identità tuttora nebulosa. Ma la politica estera si conferma una paradossale maledizione per i soci fondatori della nuova formazione. E non si litiga sulla missione in Afghanistan o sul Libano: l’irrigidimento scatta sulla collocazione nel Parlamento di Bruxelles. Si oppone «pantheon» a «pantheon». Ci si schiera nelle elezioni francesi: Fassino per la candidata socialista Ségolène Royal, Rutelli per il centrista François Bayrou.

Di certo non aiuta il discorso ai Ds del presidente del Pse, Poul Rasmussen, per il quale «la collocazione naturale» del Pd sarebbe nel suo gruppo. È il tono generale, però, a dare l’idea di una tensione esagerata. Prodi ha rispolverato «l’Ulivo mondiale». E il sindaco di Roma, Veltroni, leader virtuale del futuro, ha spiegato che «il problema non può essere affrontato sul piano degli orgogli reciproci». La sensazione, invece, è che un tema trascinatosi per mesi, riemerga irrisolto al momento di decidere: anche se come sintomo.

È la spia di paure e diffidenze residue, tipiche dei momenti in cui le vecchie identità sono condannate a morte: soprattutto quando la prospettiva è tutt’altro che chiara ed esaltante. In assenza di temi concreti, la tensione scivola su questioni certamente serie, ma astratte nel momento in cui il nuovo partito non è ancora nato. Il modo in cui Silvio Berlusconi finge di abbracciare il Pd; i suoi complimenti a Rutelli; l’incursione provocatoria per riproporre le «larghe intese» dopo che il capo della Margherita ha parlato di «mano tesa»: sono tutti tentativi di alimentare i sospetti nell’Unione.

Berlusconi martella sull’impopolarità di Prodi, perché cerca disperatamente di accorciare la vita del governo. Eppure, non è un’operazione facile. Nonostante i numeri avari e le critiche che piovono sul premier, alternative non se ne vedono. Non solo. Confermando che a fine legislatura getterà la spugna, Prodi chiede sostegno all’Unione, garantendo in cambio la successione. L’applauso acidulo che ha riscosso dalla Margherita all’annuncio che nel 2011 si farà da parte, misura una certa freddezza nei confronti di palazzo Chigi. Ma i destini di Prodi e degli alleati rimangono intrecciati: sebbene non sia chiaro fino a quando. La diatriba è un sintomo delle tensioni tra la Quercia e la Margherita


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