Poster un message

En réponse à :
Terra ! Terra !

OCCIDENTE E ORIENTE. Filosofia del "Sol calante" e filosofia del "Sol levante". Profonda frattura o connessione "nascosta" ? Interviste ai più eminenti filosofi giapponesi : "Penseurs japonais" a cura di Yann Kassile. Una recensione di Mario Perniola - a cura di Federico La Sala

mardi 27 mars 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] L’individuo non è mai una tabula rasa, ma presuppone una collocazione spazio-temporale, un condizionamento sociale. All’interno dell’individuo ci sarebbe già un punto di vista impersonale ed esterno, che è relazionale : con le parole di Lacan (tradotto e studiato con molto zelo in Giappone), si direbbe « la mediazione del Simbolico ». D’altronde la struttura negativa dell’essere umano impedisce l’esistenza di una società che annulla completamente l’individuo : una simile società (...)

En réponse à :

> OCCIDENTE E ORIENTE. Filosofia del "Sol calante" e filosofia del "Sol levante". Profonda frattura o connessione "nascosta" ? --- Akihito. La rivoluzione silenziosa dell’Imperatore (di Yosuke Taki).

samedi 1er juin 2019

CONTINUAZIONE E FINE

-  Akihito/La rivoluzione silenziosa dell’Imperatore
-  di Yosuke Taki (Doppiozero, 28.05.2019 - senza foto)

[...]

      • Umanità allo status imperiale

Ryuta Imafuku, un noto antropologo e saggista giapponese, ipotizza anche un altro fattore dietro la decisione di Akihito : i pesanti ricordi del periodo prima e dopo la morte del padre Hirohito. Dal ricovero di Hirohito in ospedale fino alla sua morte, a cavallo tra il 1988 e il 1989, c’è stato un lungo periodo di quasi quattro mesi molto particolare, durante il quale tutto il popolo giapponese sembrava trattenere il fiato di fronte al loro dio che si stava spegnendo. Senza che ci fosse una proibizione vera e propria, tutti si trattenevano dal fare qualcosa di festoso, o fastoso, o rumoroso. No emperor, no party. Nessuno si aspettava che potesse accadere un fenomeno sociale del genere nel Giappone moderno. A ripensarci ora, credo che si fosse creata quell’atmosfera perché il lutto per Hirohito, in realtà, non era un lutto per una persona reale, era il lutto per lo stesso sistema dell’Imperatore simbolico, e ciò rendeva molto complesso e oppressivo il clima nel Giappone di allora che sembrava non finire mai. Si dice che durante quei mesi abbiano tenuto artificialmente e inutilmente in vita Hirohito solo per far iniziare la nuova era nell’anno nuovo (ufficialmente è morto il 7 gennaio 1989).

Dopo la sua morte è iniziato il periodo di mogari, una specie di veglia funebre religiosa molto lunga, che è durato due mesi. Poi una serie di cerimonie funebri che si sono protratte per circa un anno. E nel frattempo bisognava procedere contemporaneamente con le cerimonie di insediamento al trono del nuovo Imperatore. Imafuku fa notare l’assurdità disumana delle esperienze davvero pesanti e dolorose che lo Stato imponeva ai familiari dell’Imperatore. Quell’occasione, più di altre, metteva in evidenza come l’Imperatore esistesse solo come istituzione nonostante egli fosse un essere umano vivente (o defunto). È facile ipotizzare che Akihito abbia sviluppato forti dubbi al riguardo e abbia voluto evitare ai suoi un’altra esperienza simile.

      • Strumentalizzazione del kaigen (il cambio di era) da parte del governo di Abe

L’opinione pubblica che ha sostenuto la decisione di Akihito è stata mossa più emotivamente che razionalmente, e purtroppo temo che i cittadini non abbiano riflettuto a sufficienza sul messaggio che Akihito ha voluto lanciare con il suo “discorso”. I giapponesi si sono tuffati nell’euforia consumistica senza rispondere all’invito di Akihito di riflettere insieme. Invece i politici conservatori che hanno un’idea reazionaria dell’istituzione imperiale, come il premier Abe, hanno cercato di arginare questo Imperatore troppo liberale per i loro gusti cercando di intervenire in qualche modo sul testo del “discorso” e di strumentalizzare l’occasione del kaigen (改元, il cambio di era) solo per aumentare il loro prestigio.

      • [Foto]Il premier Abe presenta alla stampa il nuovo gengō.

La nuova era si chiama Reiwa (令和). Rei (令) significa “bella”, “raffinata”, ma nel senso di “in ordine”, “senza sbavatura”. Wa (和) significa “armonia”, “concordia”, “pace”. Il significato in sé sembra anche bello. La commissione che aveva il compito di proporre il nome della nuova era ha scelto tra le varie proposte queste due parole prese da una poesia del Man’yōshū, la più antica antologia di poesie giapponesi risalente alla seconda metà dell’VIII secolo, che racchiude oltre 4000 componimenti di autori appartenenti a tutte le categorie sociali, a cominciare da vari imperatori e nobili ma anche contadini, soldati, artigiani e monaci. Ma citare un classico giapponese per il nuovo gengō (元号: il nome dell’era) è una novità assoluta nella storia del Giappone. Fino all’era precedente Heisei (平成), tutti i gengō del passato hanno avuto origine nei classici cinesi. Quindi è una chiara discontinuità rispetto alla tradizione, una direzione voluta dal governo. Il sociologo Shinji Miyadai ci legge un meschino tentativo sovranista del governo attuale che vuole diminuire dal nostro vocabolario le tracce della Cina, un vicino diventato troppo scomodo. Peccato che storicamente la nostra civiltà sia così strettamente fusa e connessa con quella cinese, a cominciare dagli ideogrammi - come gli stessi Rei (令) e Wa (和) - che non è pensabile immaginare una civiltà giapponese senza radici cinesi.

Nella faccenda del kaigen, il governo di Abe ha fatto di tutto per dimostrare di essere lui il suo autore. Anche alla sua presentazione (1° aprile 2019) Abe ha continuato a comportarsi come se il gengō fosse una sua proprietà, presentandosi personalmente davanti alla nazione per spiegarne origine e significato secondo quanto illustrato qui sopra. È stato un gesto molto arrogante e una chiara invasione di campo rispetto all’Imperatore che con il gengō avrebbe un legame più forte. Abe ha esercitato il suo protagonismo anche alla cerimonia dell’insediamento al trono di Naruhito (1° maggio), rivolgendosi all’Imperatore in nome del popolo.

      • Sotto la superficie

Sotto la superficie dell’acqua della Storia, si stavano consumando invisibili battaglie tra la famiglia imperiale e il governo conservatore. Detto così può sembrare contraddittorio, ma è la realtà. Il pomo della discordia è il nono articolo della Costituzione che “bandisce la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali che coinvolgono lo Stato”. Akihito, come dimostrano tutte le sue azioni, vuole assolutamente salvaguardare quest’articolo, mentre Abe non vede l’ora di cancellarlo. Forse Akihito ha ritenuto che la sua abdicazione e la salita al trono di Naruhito potessero offrire una grande occasione, davanti all’intera nazione, dove il nuovo l’Imperatore giura di “pregare per la pace”. Il che avrebbe, se pur momentaneamente, allontanato il disegno della riforma costituzionale sperata da Abe. Anche questo può essere stato uno dei motivi della scelta di Akihito.

Ora staremo a vedere quale sarà la statura del nuovo Imperatore, se riuscirà a proseguire le orme del padre oppure sarà costretto a fare marcia indietro. Pur essendo solo un “simbolo” privo di possibilità di esprimersi politicamente, l’atteggiamento che assumerà Naruhito avrà un peso non indifferente sulla sorte della nostra nazione. Perché la società nipponica dovrà prima o poi fare i conti con forti contraddizioni rimaste intorno al suo status simbolico.


Ce forum est modéré à priori : votre contribution n'apparaîtra qu'après avoir été validée par un administrateur du site.

Titre :

Texte de votre message :
(Pour créer des paragraphes, laissez simplement des lignes vides.)

Lien hypertexte (optionnel)
(Si votre message se réfère à un article publié sur le Web, ou à une page fournissant plus d'informations, veuillez indiquer ci-après le titre de la page et son adresse URL.)
Titre :

URL :

Qui êtes-vous ? (optionnel)
Votre nom (ou pseudonyme) :

Votre adresse email :