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Il magistero di "Mammona" ("Deus caritas est") e della Morte ("ictus") o il magistero evangelico dell’Amore ("Deus charitas est") e della Vita ("I.ch.th.u.s")?!!

SOVRANITÀ E OBBEDIENZA. "DICO": DI CHI, DI QUALE LEGGE - A CHI, A QUALE LEGGE OBBEDIRE?!! ALLA LEGGE DEL PAPA - "COME UN CADAVERE" o ALLA LEGGE DEL "PAPÀ-PADRE NOSTRO" (Amore-Charitas, dei nostri "padri" e delle nostre "madri") - COME UN FIGLIO E UNA FIGLIA, UNA CITTADINA SOVRANA E UN CITTADINO SOVRANO?! Al Faraone e alla sua legge o a Mosè e alla Legge che egli stesso segue?! Abramo, chi ascoltò: Baal, il dio dei sacrifici e della morte, o Amore, il dio dei viventi?! Un’analisi di Giovanni Filoramo - a cura di pfls

"Preghiamo per quegli infelici che si sono sacrificati per il loro malinteso ideale" (don Lorenzo Milani) - di famiglia, di Patria, e di Dio!!!
giovedì 5 aprile 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Non si può fare a meno di ubbidire: ma a chi? a quali leggi? a quale autorità mediatrice? Il problema del contrasto tra spirito e lettera è un problema universale. Quante volte la disobbedienza si è rivelata essere la vera, più profonda forma dell’obbedienza religiosa, come insegna, tra tanti, il caso del leader religioso induista Ramanuja (XI sec. d.C.), che disubbidì al suo guru, rendendo pubbliche, affinché tutti gli uomini fossero salvi, le dottrine di salvezza che fino a quel (...)

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> SOVRANITA’ E OBBEDIENZA. --- Kojève: perché obbediamo al Capo. “La nozione di autorità” (1942) aiuta a capire le crisi politiche di oggi (di Andrea Tagliapietra)

venerdì 4 novembre 2011

Maestri del Novecento

Kojève: perché obbediamo al Capo

“La nozione di autorità” (1942) del filosofo russo, proposto da Adelphi, aiuta a capire le crisi politiche di oggi, da Obama a B.

di Andrea Tagliapietra (il Fatto Saturno, 4.11.2011)

SE AL GIORNO d’oggi, come recita la sempreverde battuta di Woody Allen, “Dio è morto, Marx è morto e anch’io non mi sento tanto bene”, non c’è da meravigliarsi che la nozione di “autorità” ci appaia come un oggetto misterioso, che viene spesso confuso con il “potere” e finanche con la “legalità” dell’esercizio della forza da parte dello Stato, nonché con le pratiche retoriche persuasive che garantiscono ai governanti la conservazione del potere nel tempo. Infatti, la riflessione filosofico-politica sembra privilegiare un taglio genealogico, spiegandoci come l’autorità sorge e si trasmette, o analitico-descrittivo, isolando colui che la esercita e le sue qualità, ma non ne tematizza quasi mai l’essenza. Compito che viene svolto, invece, con iconica chiarezza, da Alexandre Kojève in un libro che, redatto nel 1942, come molti lavori del filosofo franco-russo giacerà a lungo in un cassetto, inedito, vedendo la luce in Francia solo nel 2004.

La nozione di autorità ci viene proposto oggi dai tipi di Adelphi per la cura di Marco Filoni che, oltre ad accompagnare il testo con una pregevole postfazione, ha il merito di rendere nella nostra lingua la splendida sobrietà della scrittura di Kojève, che traspone l’hegeliana fatica del concetto, giocata in chiaroscuro sui limiti espressivi del tedesco, nella prosa geometrica e cristallina di Cartesio, dove, al contrario, tutto sembra essere dicibile con la massima efficacia e rigore.

Ad Hegel, del resto, e alle ormai mitiche lezioni sulla Fenomenologia dello spirito, tenute da Kojève all’Ecole pratique des hautes études di Parigi dal 1933 al 1939, vera officina segreta del pensiero, non solo francese, del Novecento, rinvia anche il libro sull’autorità, perché è indubbiamente hegeliana la scoperta della sua essenza dialettica.

L’autorità, spiega Kojève, è una forma di relazione attiva, anzi di azione e reazione, dove il tratto decisivo, che la distingue dal potere, dalla forza e dalla violenza, è dato dalla rinuncia libera, cosciente e volontaria all’opposizione e alla resistenza di chi le si sottomette. Non si può, quindi, comprendere l’autorità senza adottare il pensiero intrinsecamente sociale e storico della dialettica del reale. Per capire l’autorità bisogna descrivere non soltanto chi la detiene (infatti le teorie analitico-descrittive dell’autorità mancano il bersaglio), ma soprattutto coloro che la riconoscono.

Chiarita l’essenza dell’autorità Kojève passa a distinguerne le quattro forme “semplici, pure o elementari” in corrispondenza con quattro capitali prestazioni teoriche del canone filosofico occidentale: la dottrina di Platone, che viene esemplificata dal “personaggio concettuale” del Giudice, che guarda all’autorità nello specchio eterno della giustizia; quella di Aristotele, espressa nella figura del Capo, che proietta l’autorità nel futuro del progetto (spesso rivoluzionario); quella detta genericamente teologico-scolastica, incarnata nella persona del Padre, che custodisce l’autorità nel passato ereditario e causale della tradizione e, infine, quella di Hegel, che si estrinseca nel ruolo del Signore, che afferma l’autorità nella tirannide esecutiva del presente.

A partire da questo cristallo teorico, di rara trasparenza malgrado i continui richiami alla natura sommaria del suo lavoro, Kojève sviluppa prima un’analisi fenomenologica, metafisica e ontologica delle forme pure e/o miste, ossia combinate, con cui l’autorità si dà storicamente , e poi una serie di deduzioni che ne prendono in esame le applicazioni politiche, morali e psicologiche. Intessuta nell’esposizione, una filosofia della storia della nozione di autorità rimarca il senso decisivo della crisi e dell’eclisse moderna dell’autorità del Padre - è il tramonto della teologia politica, ma anche della forma più diffusa con cui l’autorità si dà nel mondo della vita, quella del “padre di famiglia”, ossia dei genitori nei confronti dei figli - che rende difficile ricomporre le altre tre forme di autorità in un’unità organica, che si intravede appena nella teoria della separazione dei poteri giudiziario (Giudice), esecutivo (Signore) e legislativo (Capo).

Una divisione che sempre più spesso è un aperto conflitto, ossia, come insegnano vuoi le miserevoli cronache italiane, vuoi le notizie dei continui scontri tra Obama e il Congresso che ci giungono dall’altra sponda dell’Atlantico, tutt’altro che un esempio d’autorità. Non abbiamo qui lo spazio per seguire Kojève nella sua vertiginosa ars combinatoria dialettica: un esercizio di stile che riduce sapientemente a poche precise definizioni intere sezioni della storia politica occidentale e della corrispondente speculazione teorica. Del resto, come già osservava lapidario Jacob Taubes a proposito del modo geniale e aristocratico di trattare i problemi da parte del nostro filosofo, «alcuni scrivono libri interi su ciò che Kojève risolve, con eleganza, in una nota».

-  Alexandre Kojève, La nozione di autorità, a cura di Marco Filoni, Adelphi, pagg. 145, • 29,00


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