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Il magistero del "logo" di "Mammona" e "Mammasantissima" ("Deus caritas est") o il magistero del "Logos" di Amore ("Deus charitas est")?!!

FORZA ITALIA!!! PASQUA 2007 d. C.!!! "VENERDI SANTO": CORLEONE, LA MAFIA, E IL "FAMILY DAY" DELLA CHIESA CATTOLICO-COSTANTINIANA "IN PROCESSIONE CON IL CAPPUCCIO"!!! E’ "cosa nostra": un modello "sacro" di famiglia (che vede l’alleanza del Figlio e della Madre con il "loro dio" - e con un "padre" senza onore e senza gloria!!!). Un articolo di Francesco Merlo, presentato da don Aldo antonelli - a cura di pfls

venerdì 6 aprile 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Perché la Chiesa sente il bisogno di restaurare questa pratica? La Chiesa, così attenta ai segni e ai significati, avrebbe dovuto approfitta­re di questi quaranta anni di processioni a viso aperto per liberarsi di un arcaismo devozionale che celebra l’inquisizione e i simboli peniten­ziali della sua storia peggiore: la controriforma e l’autodafè, le violenze contro gli eretici e le tor­ture, ma anche l’impunità degli assassini, quelli con i mitra sotto il mantello raccontati nel (...)

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> FORZA ITALIA!!! PASQUA 2007 d. C.!!! "VENERDI SANTO": CORLEONE, LA MAFIA, E IL "FAMILY DAY" DELLA CHIESA CATTOLICO-COSTANTINIANA "IN PROCESSIONE CON IL CAPPUCCIO"!!! E’ "cosa nostra": un modello "sacro" di famiglia (che vede l’alleanza del Figlio e della Madre con il "loro dio" - e con un "padre" senza onore e senza gloria!!!). Un articolo di Francesco Merlo, presentato da don Aldo antonelli - a cura di pfls

lunedì 4 giugno 2007

DIRITTO

Se a Roma il «pater familias» era sovrano assoluto e i cristiani introdussero l’idea dei «doveri» del genitore, dal Medioevo in poi l’autorità sui figli è entrata in crisi. Un saggio di Marco Cavina spiega perché

Paternità, un declino durato mille anni

di Giulia Galeotti (Avvenire, 02.06.2007)

Che l’autorità paterna sia un concetto giuridico ormai superato è noto. Meno note sono però le profonde variazioni che essa ha vissuto nei secoli, variazioni oggetto del recente volume di Marco Cavina, Il padre spodestato. Se l’autorità paterna era assoluta per i potenti padri biblici e romani, una novità l’ha proposta il cristianesimo, introducendo due principi rivoluzionari: la rottura dei vincoli familiari in nome di valori più alti e, soprattutto, l’affiancare al concetto di potere quello di dovere del padre. Altri snodi cruciali saranno poi due momenti piuttosto vicini tra loro, la Rivoluzione francese e gli anni Sessanta del Novecento: dopo una longevità millenaria, infatti, in soli due secoli si è realizzato il definitivo affossamento dell’autorità paterna. Il volume, ricco d’informazioni (specie fino a tutta l’età moderna), mostra che il quadro è più complesso di quanto ci si aspetterebbe. Una riprova sono gli oltre venti punti in cui i trattatisti del tardo Medioevo individuavano le articolazioni dell’autorità paterna. Molti i diritti, come la vendita dei figli per necessità di fame, il diritto del padre di uccidere la figlia colta in adulterio, l’obbligo del figlio di seguire la religione paterna (salvo che per i figli di ebrei), il potere di far incarcerare o castigare dal giudice il figlio. Non mancavano però i doveri, come la perdita della patria potestà per induzione della figlia alla prostituzione o l’obbligo di riscattare il figlio prigioniero. Al godimento di vantaggi e privilegi pubblici per meriti paterni, corrispondeva specularmente l’imposizione di svantaggi per peccati o delitti del medesimo.

Secondo Cavina, docente di Storia del diritto medievale e moderno, il progressivo annientamento del potere paterno ha dei precisi responsabili: l’individualismo borghese, l’industrializzazione, lo statalismo, la trasformazione del mercato del lavoro e l’emancipazione femminile. Come per il giusnaturalismo lo Stato non è più un’autorità per diritto divino, ma per libero contratto tra gli individui, così la famiglia è fondata non più su un padre investito di potere naturale, ma su una pattuizione. Si parlava dunque di legittimazione gerarchica sulla base dell’atto di generazione; di legittimazione contrattualista in nome del tacito consenso dei figli; soprattutto, però, era seguita la spiegazione funzionale-utilitaria: il potere del padre sul figlio era dovuto all’incapacità di quest’ultimo di gestirsi autonomamente (da cui il venir meno della perpetuità della patria potestà del modello romano). La motivazione per sottrarre all’autorità paterna buona parte delle sue articolazioni sarebbe stata l’interesse del figlio: è in nome di costui che lo Stato entra nella famiglia. «Un puerocentrismo promosso dallo Stato divenne la parola d’ordine delle democrazie liberali», scrive Cavina. Tra l’altro, ciò è l’ennesima riprova dell’infondatezza dello stereotipo che vuole i totalitarismi particolarmente invasivi nelle relazioni domestiche, mentre si tratta di un’"invasione" condivisa in toto dalle politiche democratiche.

Cavina coglie due "capitolazioni" emblematiche per l’autorità paterna in età contemporanea. Il primo durissimo colpo le viene inferto nell’Ottocento quando istituti come la diseredazione o la libertà testamentaria vengono fortemente ridotti: riformare il sistema successorio in senso egualitario significa, infatti, sottrarre al padre qualsiasi possibilità di investire patrimonialmente il proprio successore. L’altro attacco, molto più recente, è quello al cognome paterno, simbolo della supremazia del padre e strumento per garantire l’unità domestica. Via via che nei vari Paesi si è diffusa la possibilità di scegliere il cognome per i figli, infatti, «il cuore stesso del patrimonio simbolico trasmesso dal padre è stato annientato, o quasi». Con quali conseguenze, è da vedere. Questo però il diritto non lo dice, potendo solo registrare i cambiamenti in atto.

-  Marco Cavina
-  Il padre spodestato
-  L’autorità paterna dall’antichità a oggi

-  Laterza. Pagine 360. Euro 20,00


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