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Politica addio ?

"Pd" - Un partito democratico ? Un partito nuovo ? Ma di quale Italia e di quale Europa ? "Note da lontano 13" : un commento di Rossana Rossanda, prima della investitura di Walter Veltroni - a cura di pfls .

Il convitato di pietra di tutta la storia, quello che Ŕ stato ucciso e si spera sepolto, Ŕ la radice socialista della sinistra.
jeudi 28 juin 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Il socialismo Ŕ stato declinato in molte maniere, ma un’idea forte aveva alla base, l’ insopportabilitÓ politica, alla luce della modernitÓ, di un modo di vivere e di produrre inuguagliante e strumentale come quello capitalistico, non regolato se non dal mercato. Sul come rimediarvi, se per riforme o per rivoluzione, Ŕ stato l’oggetto del contendere fra socialisti e comunisti, ma che quel « sistema » fosse intollerabile, per l’illibertÓ sostanziale che esso comporta per la grandissima (...)

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vendredi 29 juin 2007

L’America fatta in casa

di Gabriele Polo (il manifesto, 28.06.2007)

La « casa per l’Italia nuova » ieri proposta da Walter Veltroni trova i suoi natali in un « casa vuota » : il Lingotto di Torino, giÓ luogo del conflitto di classe e dell’identitÓ operaia, ora centro commercial-culturale che diffonde pillole di sapere in forma di mercato. La scelta del luogo non Ŕ stata casuale : non tanto il ritorno nella sede del congresso diessino dell’I care veltroniano, ma soprattutto il contrappasso tra due mondi, dal ’900 delle grandi contrapposizioni che nutrivano la politica e cambiavano - nel bene o nel male - il mondo, al nuovo secolo dell’amministrazione pi¨ o meno saggia, pi¨ o meno onesta, dell’esistente ; dal protagonsimo delle aggregazioni di massa al governo di leadership sempre pi¨ personalizzate.

Il tono Ŕ stato in sintonia con il luogo : non poteva ispirare sogni, semmai il pragmatismo di un sindaco che si Ŕ giÓ fatto premier, incoronato dal collasso della rappresentanza che trasforma la democrazia in urgente decisionismo. Tono un po’ inedito per chi banalizza il sindaco di Roma nell’etichetta « buonista », del tutto coerente con l’esperienza amministrativa di un politico capace di contrattare con i potenti e tenere a bada gli scontenti. Cercando di non scontrarsi con alcuno, se non - chiaramente - con i peggiori pantani del berlusconismo, indicando quattro prioritÓ - ambiente, sicurezza, patto tra generazioni, pi¨ il superamento della « politica dei veleni » - profondamente percepite dal senso comune e perci˛ popolari, ma sufficientemente aperte da poter tenere assieme, ad esempio, le merci da far viaggiare velocemente su Tav con la necessitÓ di cambiare i consumi energetici ; o abbastanza generiche da cancellare i conflitti del lavoro per invitare a un nuovo patto tra generazioni come soluzione alla devastante precarietÓ odierna.

Walter Veltroni Ŕ sicuramente l’uomo giusto per un’operazione del genere, per affrontare alcune emergenze (sociali e politiche) senza trasformarle in conflitto generalizzato e affidando il tutto alle capacitÓ di mediazione del leader. La traduzione italiana del modello americano (quello kennedyano, non certo quello bushista), potrÓ avere un futuro se saprÓ sfuggire dai tanti agguati che gli apparati e le brurocrazie dei partiti gli tenderanno. Se l’attuale governo - da cui Veltroni non pu˛ prescindere - non devasterÓ con la sua litigiositÓ il futuro di un partito ideato solo per essere di governo. In quel caso sarÓ un elemento di chiarificazione del quadro politico e diventerÓ centrale (in senso proprio) per ogni tipo di mediazione, istituzionale e sociale. E potrÓ reggere ecumenicamente almeno fino a quando, alla sua sinistra, i nuovi conflitti di classe sapranno darsi una prospettiva generale, anche in versione di sponda politica. Cosa che stenta a vedere la luce. Ma questa non Ŕ certo responsabilitÓ di Walter Veltroni.


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