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Politica addio?

"Pd" - Un partito democratico? Un partito nuovo? Ma di quale Italia e di quale Europa? "Note da lontano 13": un commento di Rossana Rossanda, prima della investitura di Walter Veltroni - a cura di pfls .

Il convitato di pietra di tutta la storia, quello che è stato ucciso e si spera sepolto, è la radice socialista della sinistra.
giovedì 28 giugno 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Il socialismo è stato declinato in molte maniere, ma un’idea forte aveva alla base, l’ insopportabilità politica, alla luce della modernità, di un modo di vivere e di produrre inuguagliante e strumentale come quello capitalistico, non regolato se non dal mercato. Sul come rimediarvi, se per riforme o per rivoluzione, è stato l’oggetto del contendere fra socialisti e comunisti, ma che quel «sistema» fosse intollerabile, per l’illibertà sostanziale che esso comporta per la grandissima (...)

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martedì 31 luglio 2007


-  Anche l’ex pm presenta le firme, poi la bocciatura due leader
-  Il sindaco di Roma: "Non si può stare in due partiti"

-  Pd, no a Pannella e Di Pietro
-  Sono sette i candidati

di GIOVANNA CASADIO *

ROMA - E sono nove. In corsa per la guida del Partito democratico. L’ultimo sfidante - arrivato in piazza Santi Apostoli tre minuti prima che scada il tempo (le 9 di sera) per depositare le firme - è Furio Colombo. I primi a consegnare lo scatolone con le sottoscrizioni (2.950) e la dichiarazione d’intenti (alle 9 del mattino) sono i giovani volontari del comitato per Walter Veltroni.

Ma è una giornata di colpi di scena: al rush finale si presenta come candidato segretario del Pd, Antonio Di Pietro. Il ministro delle Infrastrutture, ex pm e leader di Italia dei valori prima nega, poi riunisce lo stato maggiore del suo partito, infine a meno di un’ora dalla chiusura dei termini, invia una pattuglia di "diepietristi" guidata da Leoluca Orlando a consegnare le 2.961 firme, ben più di quelle necessarie.

"Il Partito democratico è un’occasione per chiudere finalmente quel lungo periodo di transizione iniziato con Mani pulite. È un’occasione per mettersi in gioco - scrive nel documento consegnato - Solo quando sarà costituito il nuovo partito allora Italia dei valori si scioglierà". Del resto, neppure Ds e Margherita "si sono sciolti davvero".

Sono Di Pietro e il leader storico dei radicali Marco Pannella (che corre in ticket con Emma Bonino) a costituire un "caso". Per Piero Fassino e Francesco Rutelli, leader di Ds e Margherita, non possono partecipare alle primarie del 14 ottobre per la segreteria del Pd. Una considerazione politica, la loro. Ma anche tecnico-procedurale. Tant’è che il comitato a cui spetta valutare la conformità delle candidature con il regolamento del Pd, si riunisce subito, ieri sera. Alle 21 e un minuto, i sette "giudici" coordinati da Nico Stumpo verificano numero delle firme e compatibilità.

Su Pannella e Di Pietro pende una sentenza secca: sono leader di altri partiti, non c’entrano con il processo costituente del Partito democratico a meno che non sciolgano i loro movimenti. "stanno usando le primarie del Pd "come un tram". non possono Anche Veltroni è stato chiaro: "Non si può stare in due partiti", ha detto il sindaco di Roma e candidato favorito.

Pannella, presentandosi nella storica sede dell’Ulivo, fa un mini-comizio: "Non si possono avere due tessere? Ha ragione Veltroni, io ne ho cinque. Adesso che c’è anche Di Pietro è un problema in più per loro che avevano già deciso di farmi fuori. Ora che c’è Tonino non possono mica far fuori me e lui no". Parla di "una contrarietà viscerale, noi radicali dobbiamo essere esorcizzati anche se veniamo a salvare il centrosinistra dal disastro e dallo scoramento come è accaduto alle ultime elezioni". Quindi, con Sergio Stanzani in carrozzella consegnano 2.823 firme impilate in uno scatolone con la scritta "Documenda".

Tremila sono quelle consegnate da Rosy Bindi personalmente alle 10 del mattino. La prima firma per Rosy è quella del ministro della Difesa, Arturo Parisi. Altrettante ne ha raccolte Enrico Letta, il sottosegretario di Prodi, che però le affida per la consegna a Umberto Ranieri, diessino presidente della commissione esteri della Camera. Mario Adinolfi, il blogger e giornalista, di sottoscrizioni ne ha raccolte 2.314.

Piergiorgio Gawronski candidato "contro la casta dei politici", economista, le 2.148 sottoscrizioni le porta con sé in una borsa di stoffa. Un altro outsider, il finanziere Jacopo Gavazzoli Schettini ne porta 2. 278. All’appello si presenta anche Lucio Cangini, ma di firme ne ha solo 701, sa quindi di essere escluso dalle primarue: "Sono contento però di essere qui e di potere parlare del valore della montagna".

Anche Amerigo Rutigliano è già fuori, essendo fuori tempo massimo alla consegna. "È un approccio sconcertante, noi per il Partito democratico ci abbiamo messo la vita e ora alcuni pensano alcuni di poterlo usare come un tram", si sfoga Antonello Soro. Sia Soro della Margherita che Maurizio Migliavacca, il coordinatore della segreteria Ds (entrambi nell’ufficio di presidenza del Pd) hanno dato a Pannella e Di Pietro un ultimatum: se vogliono partecipare al Pd, sciolgano i loro partiti.

* la Repubblica, 31 luglio 2007


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