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Politica addio?

"Pd" - Un partito democratico? Un partito nuovo? Ma di quale Italia e di quale Europa? "Note da lontano 13": un commento di Rossana Rossanda, prima della investitura di Walter Veltroni - a cura di pfls .

Il convitato di pietra di tutta la storia, quello che è stato ucciso e si spera sepolto, è la radice socialista della sinistra.
giovedì 28 giugno 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Il socialismo è stato declinato in molte maniere, ma un’idea forte aveva alla base, l’ insopportabilità politica, alla luce della modernità, di un modo di vivere e di produrre inuguagliante e strumentale come quello capitalistico, non regolato se non dal mercato. Sul come rimediarvi, se per riforme o per rivoluzione, è stato l’oggetto del contendere fra socialisti e comunisti, ma che quel «sistema» fosse intollerabile, per l’illibertà sostanziale che esso comporta per la grandissima (...)

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> "Pd" - Un partito democratico? Un partito nuovo? Ma di quale Italia e di quale Europa? .... Bindi a Veltroni: "Vuole il partito del leader".

domenica 26 agosto 2007

Il ministro-candidato alla guida del Pd: "Io braccio armato di Prodi? Sciocchezze". E ancora: "Rutelli non provochi il Prc"

-  Bindi, attacco a Veltroni
-  "Vuole il partito del leader"

di ALESSANDRA LONGO *

ROMA - Ogni tanto la voce al telefono sparisce ma è solo quando l’auto di Rosy Bindi entra in una galleria. Non certo perché il ministro candidato leader del Pd perda la parola. Anzi, di cose da dire ne ha tante. Per esempio a Francesco Rutelli che insiste sulle alleanze di nuovo conio: "Io non sono come lui, io non faccio capire ogni giorno che il programma dell’Unione è ormai carta straccia e che servono nuove maggioranze. Io posso criticare Rifondazione e la sinistra radicale proprio perché non ho questo atteggiamento. Loro tirano la corda ma c’è chi li provoca".

Un altro punto le interessa chiarire: "Chi dice che io sia eterodiretta da Prodi dice una follia e manca di rispetto a me e anche al premier". Non alza la voce ma è chiara anche sull’ipotesi evocata dal sindaco di Roma di un Pd che corra da solo: "Idea ambiziosa, perché no. Basta che non si lavori poi per un sistema elettorale alla tedesca che porterebbe dritti alla Grosse Koalition".

Rosy Bindi, Veltroni lancia un invito: basta polemiche, non facciamoci del male. Lei che intenzioni ha?

"Io non faccio male a nessuno. Le mie critiche, la mia stessa candidatura, hanno un unico obiettivo: rendere la competizione forte, evitare che un progetto così importante, destinato a diventare, senza retorica, una pietra miliare nella storia della democrazia italiana, sia condizionato da troppe paure e furbizie. Non sono polemica, pongo questioni scomode alle quali non mi si può rispondere con insinuazioni inaccettabili come quelle contenute nella lettera ai candidati di Veltroni".

Si riferisce all’ipotesi che qualcuno dei competitors lavori solo per posizionarsi meglio nei nuovi organigrammi?

"A Walter dico: se volevo posizionarmi, facevo una lista sotto il suo ombrello, come stanno facendo in tanti, sperando poi di poterlo condizionare".

A dirla tutta, c’è chi descrive Rosy Bindi come il braccio armato di Prodi.

"Ecco, questo è davvero troppo. Io non sono la controfigura di nessuno. Non ho chiesto permesso a Prodi, l’ho solo informato che mi sarei candidata. Lui è fuori dalla sfida e spiace che qualcuno a volte lo tiri dentro".

Veltroni?

"Sì, per esempio quando parla di questa competizione esaltandone la diversità rispetto alle primarie di Prodi. La sensazione è che ci sia una sorta di atteggiamento di contrapposizione a questo governo e al presidente del consiglio, quasi una sottolineatura delle sue difficoltà e delle sue fatiche e non, al contrario, il desiderio di consolidare l’attuale stagione per dare le migliori opportunità a quella che seguirà".

Dove li legge questi segnali, ministro?

"Nel sottile gioco di rimando in tema di programmi e alleanze. Veltroni rigetta giustamente le coalizioni disomogenee sul piano programmatico. Ma il modo con cui affronta la questione suona come una critica alla gestione attuale. Sappiamo tutti che in questo momento il governo non può governare con un’alleanza omogenea e ha affidato la propria tenuta al programma".

I suoi toni sono meno aggressivi, la polemica resta.

"Non è polemica, ma sano confronto di idee, io guardo ai fatti. Per esempio posso dire che nel programma di Veltroni non vedo una parola di politica estera. Ma sottolineo anche le identità di vedute, il comune sentire. Con Walter siamo d’accordo che il Pd debba essere un partito plurale e anche le liste dovrebbero esserlo. Dopo di che ognuno ha la sua ricetta. Secondo me, non si risponde alla logica dell’apparato come fa lui dicendo: "Ok, ci penso io, vi do 500 nomi per l’Assemblea Costituente". Questo significa creare il partito del leader".

La sua proposta?

"E’ più democratica. Il prossimo 15 settembre i miei sostenitori faranno assemblee in tutti i collegi elettorali. Saranno loro a decidere l’ordine di lista".

Che cosa ne dice dell’ipotesi veltroniana di un Pd che corre da solo?

"Per un partito a vocazione maggioritaria e governativa, è una posizione più che legittima, condivisibile. Quale partito non vorrebbe governare da solo? Questo in astratto. Faccio un’altra delle mie domande, però: dopo il 14 ottobre a favore di quale sistema elettorale lavorerà il Pd? E’ un punto cruciale".

Perché?

"Perché se ci presentiamo da soli e poi si lavora per il modello elettorale tedesco, dietro l’angolo c’è la Grosse Koalition. Per questo propongo: mettiamo in sicurezza il bipolarismo e facciamo una dichiarazione nero su bianco agli elettori. Diciamo loro: in caso di sconfitta, si va all’opposizione. Niente governi istituzionali o consociativi".

Per Veltroni l’ipotesi di un’autosufficienza nasce in via subordinata, nel caso che con gli altri non si possa lavorare.

"Sono d’accordo. Ma aggiungo: L’omogeneità va cercata, costruita. In questo senso aspetto Rifondazione e la sinistra radicale alla prova d’autunno. Se vanno sulla strada delle 35 ore, se mettono aut aut sul welfare, sulle rendite finanziarie, se invocano l’applicazione ora e subito di alcuni punti, pur presenti nel programma, se rendono determinanti i voti dell’Udc, il rischio di andare a elezioni è altissimo. E certo, dopo una crisi di governo, sarà difficile ricostruire un’alleanza con loro".

Rutelli invoca "il nuovo conio", dice che le alleanze non sono per tutta la vita.

"Anche qui una domanda: lo sappiamo con chi stiamo governando adesso? Il programma va attuato, si devono cercare le condizioni per stare insieme. Non si può lasciare a sinistra del Pd, e fuori dalle responsabilità di governo, un partito del 15 per cento. Certo, Rifondazione e la sinistra radicale non devono tirare la corda ma bisogna evitare di provocarli. Io non sono Rutelli che considera il programma carta straccia e ogni giorno dà segnali di voler fare un’altra cosa. Io, al contrario, non sono pentita, dico a Rifondazione e agli altri che credo in quest’alleanza. Proprio per questo li avverto: "State attenti, non esagerate, soprattutto non parlate solo per ultimatum".

* la Repubblica, 26 agosto 2007.


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