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Ma quale Logos!!! Non confondiamo il magistero dell’Amore di Gesù ("Deus charitas est") con il nostro magistero-logo di "Mammona" ("Deus caritas est")!!!

BENEDETTO XVI, BERLUSCONI, PEZZOTTA. La lobby vaticana all’attacco dello stato italiano: vogliamo l’800 per mille!!! La ragione è chiara: Dio è "Mammona"("Deus caritas est") ... e Gesù era solo un "terrorista" che era solito cacciare i mercanti dal Tempio!!! Il commento di Eugenio Scalfari sulla giornata del "family day" - a cura di pfls

domenica 13 maggio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Non vorremmo usare parole gravi ma la giornata di ieri ha indebolito la democrazia italiana. Non perché tanta gente si sia riunita per far sentire la sua adesione ai valori e agli interessi delle famiglie; ma perché quella stessa gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi.
Vengono in mente i farisei denunciati da Gesù come sepolcri imbiancati e viene in mente anche la biografia privata di molti capi della (...)

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> BENEDETTO XVI, BERLUSCONI, PEZZOTTA. La lobby vaticana all’attacco dello stato italiano: vogliamo l’800 per mille!!! Il messaggio è chiaro: Dio è "Mammona"("Deus caritas est") ... e Gesù era solo un "terrorista" che era solito cacciare i mercanti dal Tempio!!! Il commento di Eugenio Scalfari sulla giornata del "family day" - a cura di pfls

giovedì 24 maggio 2007


-  Benedetto XVI interviene all’assemblea generale della Cei
-  "La chiesa italiana grande fattore unificante della Nazione"

-  Il Papa: "Family Day una festa di popolo
-  Giusta la nota dei vescovi sui Dico"
*

CITTÀ DEL VATICANO - La chiesa italiana come "chiesa di popolo" e "grande fattore unificante" del Paese; l’orgogliosa rivendicazione della nota dei vescovi italiani sui Dico e del Family Day come "straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore e nella vita degli italiani"; approvazione per ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia. Questi i cardini dell’intervento del Papa alla 57esima assemblea generale della Cei.

Sintonia con la nota sulle unioni di fatto. Il Papa ha ricordato che i vescovi hanno una "precisa responsabilità non solo verso le chiese, ma anche verso l’intera Nazione". "Nel pieno e cordiale rispetto della distinzione tra chiesa e politica - ha aggiunto - tra ciò che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio, non possiamo non preoccuparci infatti di ciò che è bene per l’uomo in concreto del bene comune d’Italia". E la nota della Cei sulla "famiglia fondata sul matrimonio e le iniziative in materia di unioni di fatto", ha detto, è stata "testimonianza" di questa "attenzione al bene comune". "In questo contesto - ha proseguito Benedetto XVI - la recentissima manifestazione a favore della famiglia, svoltasi per iniziativa del laicato cattolico ma condivisa anche da molti non cattolici, è stata una grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicate nel cuore e nella vita degli italiani".

Incoraggiare ogni iniziativa dello Stato sulla famiglia. "Ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia come tale non può che essere apprezzata e incoraggiata" ha detto il Papa ai vescovi italiani riuniti in Vaticano. Quindi ha ribadito il suo apprezzamento per il Family Day che, ha detto, "ha certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel significato e quel ruolo della famiglia nella società che ha particolarmente bisogno di essere compreso e riconosciuto oggi, di fronte a una cultura che si illude di favorire la felicità delle persone insistendo unilateralmente sulla libertà dei singoli individui".

La chiesa unifica, è serbatoio morale. La fede in Italia è "viva e profondamente radicata" e la chiesa è "chiesa di popolo". E in una realtà "differenziata", con diverse "condizioni di vita, di lavoro e di reddito" la chiesa rimane "il grande fattore unificante" della Nazione e "un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro". "Avvertiamo quotidianamente - ha osservato - nelle immagini proposte dal dibattito pubblico e amplificate dal sistema delle comunicazioni il peso di una cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado ingiustificate".

Vangelo agli immigrati. Benedetto XVI ha quindi chiesto ai vescovi italiani di annunciare il vangelo sia ai "figli di quei popoli che ora vengono a vivere e lavorare in Italia, sia anche alla nostra gente che a volte si è allontanata dalla fede ed è comunque sottoposta alla pressione di quelle tendenze secolarizzatrici che vorrebbero dominare la società e la cultura in questo Paese".

Stima per altre fedi ma salda identità cristiana. A proposito del rapporto con le altre religioni, papa Ratzinger ha affermato: "La stima e il rispetto verso le altre religioni e culture, con i semi di verità e bontà che rappresentano una preparazione al Vangelo, sono particolarmente necessari oggi in un mondo che cresce sempre più assieme". E subito dopo ha esortato i vescovi a non perdere la "consapevolezza dell’originalità, pienezza e unicità della rivelazione del vero Dio in Cristo". "Il clima relativistico e culturale che ci circonda - ha osservato il Pontefice - rende sempre più importante e urgente radicare e far maturare in tutto il corpo ecclesiale la certezza che Cristo è il nostro unico Salvatore". Anche per questo, ha ricordato, ha scritto il suo primo libro da Papa, "Gesù di Nazaret".

Formazione dei giovani compito importante. Il Papa ha poi ricordato l’incontro dei giovani a Loreto, del prossimo settembre, al quale parteciperà personalmente, e che si tiene in preparazione alla Giornata mondiale della gioventù di Sydney del 2008. "Sappiamo bene - ha commentato - che la formazione cristiana delle nuove generazioni è il compito forse più difficile, ma sommamente importante che sta davanti alla Chiesa". In particolare, ha concluso il Pontefice, "deve essere grande la cura per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, come anche la sollecitudine per la formazione permanente e per le condizioni in cui vivono e operano i sacerdoti. Specialmente in alcune regioni, infatti, proprio il numero troppo esiguo di giovani sacerdoti rappresenta già adesso un serio problema per l’azione pastorale: insieme a tutta la comunità cristiana, chiediamo con fiducia e con umile insistenza al signore il dono di nuovi e santi operai per la sua messe".

* la Repubblica, 24 maggio 2007


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