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Il magistero di "Mammona" ("Deus caritas est") non è il magistero di Amore ("Deus charitas est")!!!

"TERRORISMO" VATICANO!!! PERSA LA MEMORIA DELLA "H" E DI SAN GIUSEPPE, I FIGLI DI "MAMMASANTISSIMA" E DI "MAMMONA" ("CARITAS)" SI PREPARANO ALLA MOBILITAZIONE TOTALE CONTRO I "DICO" - E NON SOLO!!! DOPO BAGNASCO, A GUBBIO IL SEGRETARIO DELLA CEI E’ ANDATO OLTRE OGNI LIMITE. IL LUPO E LO STESSO FRANCESCO ... SI SONO SVEGLIATI!!! Una nota allarmata e allarmante di Chiara Saraceno - a cura di pfls

venerdì 18 maggio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Non credo che così si difenda veramente il cristianesimo. Certamente non è così che si può aspirare a ottenere rispetto e attenzione per le proprie posizioni. Si incoraggia soltanto l’escalation dell’insulto reciproco, dell’abuso del linguaggio, dell’incapacità a distinguere e ad ascoltare, della caccia al diverso. Non è né pedagogia civile né, tantomeno, pedagogia religiosa. È una chiamata alle armi. È questo che la gerarchia cattolica vuole per il suo popolo e per il nostro Paese? (...)

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> "TERRORISMO" VATICANO!!! PERSA LA MEMORIA DELLA "H" E DI SAN GIUSEPPE, I FIGLI DI "MAMMASANTISSIMA" E DI "MAMMONA" ("CARITAS)" SI PREPARANO ALLA MOBILITAZIONE TOTALE CONTRO I "DICO" - E NON SOLO!!! DOPO BAGNASCO, A GUBBIO IL SEGRETARIO DELLA CEI E’ ANDATO OLTRE OGNI LIMITE. IL LUPO E LO STESSO FRANCESCO ... SI SONO SVEGLIATI!!! Una nota allarmata e allarmante di Chiara Saraceno - a cura di pfls

lunedì 28 maggio 2007

Il linguaggio della laicità

di Moni Ovadia *

Le iperboli del linguaggio sono una delle più antiche ed efficaci forme retoriche utilizzate per demonizzare l`avversario, l`altro o lo straniero e farlo diventare nemico tout court. I sistemi totalitari hanno conosciuto l`espressione più estrema di tale uso del linguaggio. Sulla stampa di regime del Nazionalsocialismo, per esempio, potevano comparire titoli di questo tenore: «Ebreo rabbioso azzanna indifeso pastore tedesco». Ho scelto appositamente questo «caso» grottesco, ai limiti del ridicolo, solo per amore del paradosso, ma esso richiama un certo uso del linguaggio iperbolico che sta caratterizzando lo scontro «politico» nel nostro paese. Non ci sarebbe da preoccuparsi se questo tipo linguaggio da qualche tempo non fosse stato assunto dalla Chiesa Cattolica, una grande istituzione solitamente prudente e avvezza ad un esprimersi cauto e ponderato.

Qualche giorno fa, Monsignor Betori è arrivato addirittura a paragonare coloro che esprimono opinioni diverse da quella della Chiesa su temi «eticamente» sensibili come Dico, aborto, eutanasia, utilizzo delle cellule staminali per la ricerca scientifica e procreazione eterologa, alle orde di Federico Barbarossa che assediano le città italiane e mettono in pericolo la nostra civiltà. Questi eccessi, sintomo di una chiusura al confronto, sono il punto d’arrivo di un uso sempre più acceso e manipolato del linguaggio da parte di alcuni autorevoli esponenti delle gerarchie ecclesiastiche: i laici sono diventati laicisti, di conseguenza la laicità è diventata laicismo, coloro che non accettano verità rivelate e nella fattispecie quella del verbo cattolico sono relativisti o peggio ancora nihilisti, e da ultimo, barbari miscredenti. Le minoranze che chiedono la tutela dei propri diritti sono sprezzantemente accusate di volere imporre una dittatura della minoranza.

Prima di capire se davvero l’Italia è aggredita dalle orde di violatori della civiltà, è bene cercare di capire il significato reale delle parole laicista e relativista. Si potrebbe definire laicismo l’imposizione forzata dei principi della laicità ai religiosi, o relativismo il costringere ogni cittadino di un paese a comportarsi secondo i dettami di una concezione relativista del mondo o della vita. Sia chiaro, nessuno di coloro che esprimono idee diverse da quelle sostenute dalla Chiesa Cattolica, vuole imporre nulla a chicchessia, nessuno si sogna neppure di negare ai cattolici il diritto a comportarsi pensare e vivere da tali. Ciò che avviene è esattamente il contrario.

Alcuni esponenti delle gerarchie vaticane, per mezzo di un uso improprio e disinvolto di un linguaggio inventato ad arte, criminalizzano laici, liberi pensatori, agnostici, cristiani e cattolici democratici, appartenenti ad altre fedi e omosessuali. La ragione di tale accanimento non può che essere quella di affermare un primato di verità non negoziabile di cui quelle gerarchie si sentono depositarie uniche.

Ora, per definizione, uno stato laico è aconfessionale e in virtù di tale prerogativa esso garantisce la libertà di fede a ciascun individuo o gruppo e tutela i diritti delle minoranze, di ogni minoranza. È soprattutto per questa ragione che era giusto e doveroso sostenere la manifestazione dell’orgoglio laico. E, a fortiori, bisognava esserci per sostenere la piena uguaglianza dei cittadini omosessuali. Non bastano le vessazioni, le violenze, le irrisioni e le brutalità, le discriminazioni, gli abusi di cui sono stati oggetto nel corso dei secoli? Per quanto ancora dovranno sopportare la pelosa tolleranza degli arroganti che pretendono di confinarli nelle nuove e ipocrite secche del conformismo?

Dove è finito lo spirito del Concilio Vaticano II e del pellegrinaggio compiuto dal sommo pontefice Giovanni Paolo II per chiedere scusa delle nefandezze commesse dagli uomini della Chiesa nel suo nome? Io sono ebreo so cosa significa appartenere ad una minoranza perseguitata e lo so anche a dispetto di qualche rabbino in preda a rigidità normative inopportune.

*l`Unità, 19/05/2007


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