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Sesso (Eros) e Amore (Charitas): l’indicazione terapeutica del Profeta

L’ALLEANZA DI "FUOCO", LE "MAMMELLE" DI ALLAH, E LA "MAMMELLA" DI FRANCESCO SUCCHIATA DA CHIARA D’ASSISI. ISLAM, CRISTIANESIMO, E DIRITTO. LA PROPOSTA DI UNA FATWA CORAGGIOSA DAL CAIRO, DALLA MOSCHEA AL AZHAR - NON DAL VATICANO E DA SAN PIETRO!!! AL DI LA’ DELLA FAMIGLIA "NATURALE", INCESTUOSA ED EDIPICA!!! TUTTI E TUTTE, FIGLI E FIGLIE DI "DIO", FRATELLI E SORELLE DI "LATTE" - a cura di pfls.

lunedì 1 ottobre 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] La fatwa emessa dall’ al Azhar e firmata dal capo-giurista Izzat Attia si basa su un resoconto della vita del Profeta. Uno dei suoi ex schiavi, divenuto libero, aveva mantenuto l’abitudine di muoversi liberamente nella casa di Maometto anche dopo la pubertà. A una donna che se ne lamentava, il Profeta consigliò: "Allattalo, così diventerai tabù per lui, e il dissidio nei vostri cuori svanirà". Dopo aver seguito il suo consiglio, la donna riferì che effettivamente ogni discordia (...)

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>ISLAM, CRISTIANESIMO, E DIRITTO --- Dopo la notte di Capodanno a Colonia. Chi è «l’uomo arabo»? Chi è dalla parte dei profughi deve fare fronte anche ai problemi (di Bernd Ulrich - "Die Zeit")

venerdì 22 gennaio 2016

RIPENSARE TUTTO: "DIO, UOMO, MONDO", RIPENSARE L’EUROPA...

Chi è l’uomo arabo?

Chi è dalla parte dei profughi deve fare fronte anche ai problemi che essi si portano dietro. Per questo dobbiamo parlare del rapporto pedagogico-sociale con le sue amare verità

di Bernd Ulrich

-  Die Zeit, Hamburg - 14 gennaio 2016, N. 3
-  traduzione dal tedesco di José F. Padova

È possibile scrivere su «l’uomo arabo»? certamente no, perché c’è tanto quanto c’è «l’uomo tedesco”. Ancora più: l’Arabo, il Musulmano, l’Islamico - questi sono stereotipi che testimoniano quello sguardo colonialista tanto profondamente radicato nella cultura occidentale. Per giustificare davanti a noi stessi che fosse lecito penetrare sempre più in Arabia e maltrattare a proprio piacere la popolazione locale, gli arabi furono descritti come esseri inferiori, selvaggi, scaltri, aggressivi, lascivi e indisciplinati. Per questo si manifesta una certa sfiducia verso la propria capacità di giudizio quando «noi» cominciamo a parlare di «loro».

Tuttavia il tentativo di parlare complessivamente degli avvenimenti di Colonia e dell’immigrazione di quasi un milione di persone, senza parlare anche degli uomini arabi, nelle prime settimane di quest’anno ha portato totalmente fuori strada e per di più ha portato allo scoperto un altro pregiudizio - quello su «i tedeschi».

Dopo la notte di Capodanno a Colonia molte Istituzioni e media si sono rifugiati in quattro false speranze: 1. Speriamo che non sia successo niente. 2. Speriamo non si trattasse di arabi. 3. Speriamo che non siano coinvolti i profughi. 4. Speriamo che la violenza a sfondo sessuale fosse soltanto l’effetto secondario di crimini contro la proprietà. Tutte le speranze erano ingannevoli. Sono accadute molte cose. Peggio ancora, sono stati quasi soltanto arabi e fra loro non pochi profughi. E chi pensa che la violenza a sfondo sessuale contro le donne potrebbe essere un fenomeno concomitante di un borseggio dovrebbe rivolgersi subito per consiglio e aiuto alla delegata per la tutela dei diritti della donna più vicina a casa sua.

Oltre al non voler ammettere, nei giorni successivi è avvenuto qualcosa di ben più pesante: il non volerne parlare. Sono occorsi giorni perché polizia e politica chiamassero le cose con il loro nome e molto tempo è passato, in modo sospetto, anche in parte della stampa, specialmente su quella di destra e pro governo, finché è scattato al centro dell’attenzione ciò che subito sarebbe dovuto esserci: centinaia di uomini arabi hanno esercitato violenza sessuale di massa contro donne.

Questo non voler dire rivela un fatale pregiudizio politico che molti, nella direzione della polizia e nei media, si potrebbe anche definire la parte rilevante dell’élite, nutrono sul popolo dei tedeschi: il quale come sempre è precisamente un popolo pericoloso e a rischio, al quale si può somministrare certe verità sugli stranieri soltanto se sono ben dosate, pedagogizzate e portate a temperatura ambiente, perché altrimenti perde subito la sua contenance civilizzatrice e in un baleno regredisce nella barbarie, che vi è profondamente conficcata (ma non nelle sue élite, si capisce).

Questo pregiudizio esiste in una variante di destra e in una di sinistra. La prima vorrebbe aspettarsi dai tedeschi meno rifugiati, se possibile, la seconda possibilmente meno realtà sconvolgenti sui profughi. Entrambe però non funzionano, il milione di profughi non se ne andrà tanto presto, il numero dei nuovi arrivati durante quest’anno non può essere stimato, diciamo, meno di 200.000. d’altra parte una cultura dell’accoglienza decretata dall’alto, che ha paura della verità e della maggioranza, prima o poi fallirà.

Nel dibattito sui delinquenti di Colonia si portano avanti attualmente alcuni argomenti che dovrebbero difendere il tela “immigrati” dal fall-out di questa notte di Capodanno. A grandi linee, che fra le migliaia di uomini arabi si tratti solo di una piccola minoranza, in base alla quale non si potrebbe concludere indicando “i” profughi. Ciò è assolutamente corretto, ma non cambia il fatto che questa minoranza causerà ancora una quantità di problemi.

Anche l’argomento, usato volentieri nella discussione su islamismo e immigrati, ovvero che queste persone siano fuggite proprio per la repressione e i regimi del terrore e che di conseguenza potrebbero avere intenzioni soltanto tolleranti e pacifiche, non regge a un esame più approfondito. Una piccola parte dei profughi porta purtroppo con sé tutto ciò dal quale la maggior parte degli altri è fuggita: islamismo, disprezzo per le donne, odio per l’Occidente, criminalità. Come al solito! Non riceviamo qui alcun meglio di..., ma qualcosa, una parte dell’insieme.

Un’altra difficile argomentazione a difesa proviene in questi giorni dalle femministe, che sotto l’hashtag »#ausnahmslos« [»senzaeccezione«] sostengono che la violenza sessuale è un fenomeno maschile, né arabo né musulmano. Anche questo è vero, da principio. I giovani arabi non sono per niente emigrati nella pur sempre terra dell’uguaglianza, nel paradiso dell’equiparazione dei diritti e della libertà dalla violenza, ma in una società nella quale vi sono pur sempre violenza carnale e costrizione sessuale, anche da parte di tedeschi.

Nondimeno in questo campo decennali battaglie per l’uguaglianza dei diritti e per integrità delle donne hanno portato a risultati. Infatti in Germania vi sono stati consistenti progressi, naturalmente, fra gli altri la punibilità penale dello stupro in ambito matrimoniale nel 1997 (d’altronde contro l’opposizione di molte di quelle che oggi, poiché si tratta di musulmani, fano pressioni sui vertici del movimento femminile). Eppure perfino chi considera lo spostamento in massa dei conservatori nel femminismo più avanzato con ironia e scetticismo può essere contento su ciò che oggi sembra essere consensuale: ogni donna può dire No a ogni uomo (anche al marito), in ogni luogo (anche a letto), con ogni abbigliamento (anche nuda) e in ogni momento (anche mentre fa sesso). E questo No è valido!

In tutto questo risuona però un’amara verità, che [l’asservimento femminile] è durato spaventosamente a lungo a molte donne è costato molto, finché qui in Germania per lo meno in teoria si è arrivati a questo punto. La seconda verità è: poco parla a favore del fatto che tutti gli uomini arabi, che recentemente sono stati accolti in Germania, si adattino senza altri problemi al generale consenso. Bisogna nuovamente lottare. Anche contro il sessismo arabico e musulmano.

In questi giorni il Consiglio Centrale dei Musulmani ha fatto notare che l’Islam vieta ovviamente ai giovani maschi di toccare le donne in maniera scostumata. Ciò che è avvenuto a Colonia non può essere volontà di Allah ed espressione della fede musulmana. Ora, cari amici, quanto ingenuamente vi avrebbe preso in parola l’opinione pubblica? In fondo, noi ci ricordiamo bene che anche la fede cristiana vieta di umiliare le donne e importunarle sessualmente. Ciononostante a lungo la Chiesa cattolica ha prodotto questo pericoloso simbolo della donna con la sua inumana morale sessuale. Madonna o prostituta, santa o donnaccia. La stilizzazione della donna pudica e casta è stata utilizzata da molti uomini come biglietto di viaggio gratuito nei confronti delle donne che non corrispondevano a questa immagine. Il cattolicesimo diffonde una follia di questo genere fino ad oggi e l’Islam ancora più. Il sessismo cerca sempre per sé un’ideologia, un pretesto, una giustificazione. Per questo oggi «lo» Islam [ndt.: l’Islam come religione maschile] deve essere considerato altrettanto criticamente come lo è stato «il» cattolicesimo.

Quando una musulmana dice di portare sulla testa il suo foulard per sua libera scelta, non a causa degli uomini ma per Dio, le si deve portare rispetto. Tuttavia le prescrizioni sull’abbigliamento per le donne in ambito arabo rivelano anche qualcosa sulla sottostante struttura pulsionale dell’uomo: già la visione fuggitiva della pelle femminile minaccia l’uomo di diventare vittima della propria natura animalesca. Noi lo sappiamo anche dalle discussioni sulla prostituzione: se l’uomo non può farla esplodere nel bordello, allora... Questa immagine fondamentalmente sessista dell’uomo gli fornisce anche la propria discolpa: non ero io, era la scimmia che è in me.

La strada dall’uomo, che a causa della sua eccitazione può (e gli è permesso) perdere l’autocontrollo, all’uomo che in ogni livello di eccitazione deve ubbidire a un no senza esitare non è né corta né facile.

Ma è percorribile.

A questo punto la domanda è rivolta a tutti coloro che ora vogliono far passare la loro personale paura delle donne in paura dei profughi: se in Germania si è riusciti a civilizzare accettabilmente la mascolinità repressa di una maggioranza, perché ciò non potrebbe riuscire con una minoranza? Se perfino vecchi ossi duri conservatori e tedeschi sono potuti diventare femministi, perché non anche con giovani maschi arabi? Dopo due guerre perse militarmente e moralmente, dopo gli anni delle lotte antiautoritarie e anti patriarcali, la Germania ha sviluppato una immensa abilità nello svelenire la virilità non è vero, cari coleghi di sesso, noi stessi lo abbiamo vissuto, sui nostri corpi.

Ma noi non vogliamo definirci più ingenui di quanto siamo, noi sappiamo che qui non si tratta solamente di paura, ma di politica. Dopo la catastrofica notte di Colonia molti vedono la chance di mandare in fumo la politica dell’immigrazione del governo federale. Ma per questi speranzosi vi sono cattive notizie: così come settori delle élite devono distaccarsi dal loro atteggiamento di pedagoghi del popolo, così le destre tanto piene di odio spensierato devono capire che il loro pensiero magico ha fallito. Tutta la invelenita campagna per le espulsioni non porterà ad alcuna riduzione del numero dei profughi presenti e l’effetto intimidatorio sarà minimo. E la Cancelliera si dimetterà soltanto se non le riesce a riprendere durevolmente il controllo sull’immigrazione e ridurre in misura percettibile il numero dei nuovi arrivi. Anche se Angela Merkel dovesse essere sostituita verso la metà dell’anno da Wolfgang Shäuble il flusso dei migranti non scenderebbe a zero. L’Islam, anche l’uomo arabo, è da ora in poi per sempre un importante parte presente in Germania, appartiene all’identità di questo Paese. Abituatevi, membri di Pegida e di AfAdler [ndt.: estrema destra tedesca], questo può andare veramente bene.

Se quindi si vuole fare qualcosa contro la paura delle donne si deve attivare più polizia e operatori sociali e se veramente AfD [ndt.: Alternativa per la Germania, http://www.limesonline.com/alternativa-per-la-germania-afd-non-solo-euroscettici/57619 ] si preoccupa per l’uomo arabo dovrebbe allora mettere totalmente a disposizione le sue riserve auree delle organizzazioni femminili musulmane. Infatti le donne musulmane sono assolutamente, prima di tutto, quelle che devono far capire ai loro uomini la bellezza della parità dei diritti. E naturalmente ai loro figli.

E poi c’è ancora qualcosa: in queste ore migliaia di persone muoiono di fame in Siria, nelle città accerchiate dalle truppe di Assad, o fuggono dal fuoco che cade loro addosso dal cielo siriano. Proprio adesso migliaia di tedeschi continuano ad aiutare le maggioranze pacifiche, amiche e ambiziose dei profughi, anche maschi. La politica tedesca verso i migranti non è dunque né alla fine né fallita. Ma continua ad andare giustamente avanti.

E se tutti coloro che sono dalla parte dei rifugiati, in futuro anche dalla parte dell’assoluta verità, se costoro per primi, subito e schiettamente, parlano di tutti i problemi e i conflitti dei e sui migranti, se riconoscono di dover affrontare il rischio di avere fiducia nella maggioranza dei tedeschi, allora porteranno dalla loro parte, di nuovo, questa maggioranza. Vogliamo scommettere?!


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