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"Maria", "Giuseppe" ... e "Mario". Al di là della "tragedia"!!! Una lezione eu-angelica (di amore - "charitas", non di "mammona" - "caritas")!!!

MARIA MONTESSORI - MA DOV’È "GIUSEPPE"?! UNA VITA NELLA SCIA DI "MARIA", "MATER ET MAGISTRA", PER TUTTI I BAMBINI DEL MONDO. Un film sulla vita della pedagogista fra coraggio, modernità, scoperte, e drammi privati e pubblici - a cura di Federico La Sala

venerdì 1 giugno 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] La fiction ripercorre le tappe fondamentali della vita della Montessori, nata a Chiaravalle, nelle Marche, nel 1870, prima donna a diventare medico dopo l’Unità d’Italia, nel 1896, a Roma. Assistente presso la clinica psichiatrica dell’università, ebbe una relazione con un suo docente, Giuseppe Montesano (interpretato nel film da Massimo Poggio), da cui nacque Mario, dato in affido per evitare lo scandalo. Nel 1907 diede vita, nel quartiere San Lorenzo di Roma, alla prima Casa dei (...)

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> MARIA MONTESSORI. Un film (Canale 5, il 28 e il 30 maggio) sulla vita della pedagogista (interpretata da Paola Cortellesi) fra coraggio, modernità, scoperte e drammi privati - a cura di pfls

venerdì 25 maggio 2007


-  Un metodo di insegnamento celebre, praticato in 22mila scuole: solo 500 nel nostro paese
-  I responsabili italiani: "Troppi lacci leglislativi e difficoltà a trovare nuovi insegnanti"

-  E dopo un secolo Maria Montessori
-  è più famosa negli Usa che in Italia
*

di TULLIA FABIANI *

Sono nate in Italia cento anni fa, ma oggi sono diffuse e apprezzate in tutto il mondo. E mentre nel nostro Paese faticano a crescere di numero, negli Stati Uniti proliferano incentivate dal largo consenso dei genitori americani e dagli investimenti economici. Strana sorte quella delle scuole Montessori: le ’Case dei bambinì che da quel 6 gennaio 1907 hanno rappresentato un diverso modello nel metodo di insegnamento, segnando la storia della pedagogia e della didattica.

A distanza di un secolo infatti si contano circa 22 mila scuole sparse in 110 nazioni; più di 3 mila negli Stati Uniti; e circa 500 in Italia, tra nidi, scuole dell’infanzia e classi della scuola primaria.

Perciò se il messaggio di Maria Montessori, che ha visto nel bambino "il nostro maestro anche nei riguardi della sua educazione" e colui che chiede all’adulto di "essere aiutato a fare da solo", non perde smalto e vigore, resta da capire soprattutto perché proprio la situazione italiana si distingue per ’difetto’.

La realtà italiana. "Parliamo di un metodo che è stato una vera rivoluzione e che si sviluppa laddove c’è libertà di insegnamento e dà ottimi risultati in termini di apprendimento - sostiene Pietro De Santis, presidente dell’Opera Nazionale Montessori - . In Italia, dove le nostre scuole sono poche, c’è una disciplina pedagogica dettata dallo Stato, si insegna la pedagogia che lo Stato ha stabilito. E noi ci chiediamo, per quale motivo quando c’è qualcosa di diverso ed efficace deve essere ostacolato o in qualche modo limitato?" Ma non è solo un deficit di sostegno pubblico a preoccupare l’Opera: "In America il privato è molto interessato a investire in strutture riconosciute e apprezzate per la loro qualità, ed è normale che i genitori scelgano scuole a pagamento; questo alimenta un circolo virtuoso. Nel nostro paese invece anche chi ha molti soldi non investe nella cultura - nota il presidente - e ciò si traduce nella mancanza delle scuole e di conseguenza nell’impossibilità di esaudire le tantissime richieste". Perché, a quanto pare, anche i genitori italiani apprezzano il modello montessoriano. E le liste d’attesa per gli istituti che lo applicano continuano a crescere e ad allungarsi.

Le richieste. L’idea della scuola come luogo dove si insegna il rispetto dell’altro, dove il bambino è al centro dell’attenzione, dove sono gli insegnanti ad adeguarsi alla personalità dei bambini e non il contrario, piace. E l’interesse è forte. "Ho insegnato 40 anni in una scuola Montessori - racconta Giovanna Bittoni, maestra in pensione - nel 1966 quando ho cominciato all’istituto Villa Paganini di Roma fuori c’era la fila di genitori e molti nell’attesa si accampavano con le tende. C’era una fortissima attenzione verso il metodo e c’è ancora oggi. Però purtroppo a tale credito non è corrisposta negli anni una crescita dell’offerta". Le limitazioni sono varie: dai costi elevati per la sistemazione degli ambienti e l’acquisto dei materiali didattici, al problema della formazione dei docenti. "Gli insegnanti montessoriani si aggirano sul migliaio - dichiara De Santis - e fatichiamo molto a trovarne altri, probabilmente anche a causa di una mentalità diffusa che non riconosce il valore della formazione".

Il problema degli insegnanti. Questione culturale, ma non solo. I corsi organizzati e gestiti dall’Opera Montessori, durano un anno e sono molto impegnativi e spesso i giovani che li frequentano ed entrano in una graduatoria speciale, poi insegnano altrove. "Mi chiedo perché dopo la specializzazione non li ritroviamo nelle nostre scuole - osserva la maestra Bittoni - forse non sono davvero interessati. Mentre quelli veramente appassionati sono pochi o si trovano in difficoltà per mancanza di pratica". Così data la carenza si attinge spesso alle graduatorie tradizionali, a danno del metodo.

"In realtà non ci sono molte persone che si specializzano - sottolinea Maria Luisa Tirabasso, responsabile dell’organizzazione dei corsi nell’Opera Montessori - e poi c’è un altro problema: la resistenza di vari insegnanti, i quali non vogliono che nelle scuole pubbliche nascano nuove classi dove si insegna col metodo Montessori, probabilmente temono di perdere il posto". È vero che "il percorso per chi vuol insegnare col metodo montessoriano è un po’ più faticoso", ma a differenza dell’America, viene ribadito, "qui l’organizzazione della scuola è più chiusa".

Ad appesantire la situazione si aggiungono le concezioni sbagliate: di chi considera le scuole Montessori rivolte ai bambini con handicap o con problemi psicologici. E di chi pensa che in quelle aule ciascuno può fare quello che vuole, con una libertà pari all’anarchia. "Invece le regole ci sono eccome - evidenziano gli insegnanti - Si tratta di regole di vita e sono fondamentali. Semplici atteggiamenti, fondati sul rispetto; come parlare sottovoce o saper aspettare che un compagno finisca di usare un materiale o un giocattolo, senza capricci. E spiace che queste regole vengano travisate". Secondo gli operatori si tratta di pregiudizi e convinzioni frutto del ’sentito dire’, e chissà che una fiction li aiuti a diffondere l’immagine e il lavoro di Maria Montessori. A farla conoscere e amare da tutti.

* la Repubblica, 24 maggio 2007


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