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Come in cielo così in terra ...

POLITICA E LINGUAGGIO. IL SENZA-NOME: LE FIGURE DI NESSUNO. Roberto Esposito riavvia il discorso sulla "Terza Persona" ... e apre la strada a una comprensione antropologica inedita della Prima (e Quarta) "Persona" del "Tetragramma" divino e dello stesso "Logos" - a cura di Federico La Sala

lunedì 9 luglio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Dal ragionamento di Esposito affiora non tanto la condanna dell’idea di persona, ma la critica al suo fondamentalismo: «Pensi alla retorica sui diritti umani letti in chiave di riproposizione del concetto di persona». Apparentemente ineccepibile, in realtà largamente fallimentare: «Basta uno sguardo al quadro internazionale per accorgersi che il diritto oggi di gran lunga più disatteso è proprio quello alla vita. Non che in passato fosse meglio. Ma adesso, in relazione ai mezzi (...)

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> AL DI LA’ DELL’ "IO" E DEL "TU", "EGLI", "ESSO": NUOVI SCENARI TERRESTRI E CELESTI. IL SENZA-NOME: FIGURE DI NESSUNO. Roberto Esposito riavvia il discorso sulla "Terza Persona" ... e apre la strada a una comprensione inedita della Prima e della Quarta "Persona" del "Tetragramma" divino - a cura di pfls

domenica 3 giugno 2007

La scienza di Nessuno

di Maria Teresa Granati *

Il mio nome è Nessuno (Odissea, 9, 366)

Nessuno sono chiamato a serve e servi ben noto (in Erhardt Schoen, xilogr. 1533 ca.)

Fin dagli antichi tempi "Nessuno" indica scherzosamente, con giochi di linguaggio, le catastrofi che accadono all’economia domestica quando il padrone di casa è assente. La casa è a soqquadro, la suppellettile devastata. Alla domanda: "chi è stato?" i servi rispondono: "Nessuno è il colpevole!". Tale situazione può venire assunta a molteplice metafora di ciò che accade nell’economia domestica dell’anima.

"Aprire le cose chiuse, rompere argini e case, rovesciare radici e ascolti (...). L’attenuato Nessuno separa dall’io il suo meno-ponderabile. Così costringe alla conoscenza di se stessi, perché se stessi non è un compatto, ma un’aria diffusa e misteriosa. (...) Si apre con Nessuno un mare da cui non si può tirarsi indietro: un mare in cui inoltrarsi o sprofondando o apprendendo a respirare. E il segreto che l’ombra rischiarante di Nessuno ha rivelato è questo: ciò che è coperto non è l’Ignoto, ma il Noto. Che il Noto sia noto e che ciò sia ignoto a Ciascuno dimentico è celato in Nessuno il Noto: Nessuno dunque documento e maschera del Celato".

Scienza senza sapere o non invece un sapere senza scienza? Dico "scienza" perché desidero un conoscere preciso, un conoscere ostinato, continuo, impietoso, determinato, incandescente e candido infine, un conoscere da tutti i lati. Ciò che si intende per "scienza", ma non si fa.

Ho tratto queste righe dall’ultima e dalla prima pagina di un libro, davvero raro e affascinante, un saggio lirico e perciò difficilmente riassumibile, degli anni Settanta (Figure di Nessuno, OOLP, Milano-New York, 1977), che mi è stato prestato dalla sua autrice, la scrittrice, poetessa e filosofa Rubina Giorgi. Dopo averlo letto e riletto con qualche fatica e con grande interesse e piacere, l’ho messo sul mio tavolo e a tratti lo riprendo in mano. Ora mi spiace separarmene, ma devo restituirglielo, perché è l’unica copia che le resta. Ho pensato così di prendere note da alcune pagine e ne ho trascritto interi periodi, oltre ai riferimenti bibliografici e iconografici, rari e preziosi. Si va da quelli che l’autrice definisce "ingegni satirici", da Johann Fischart a Bruegel il Vecchio, a J. Balthasar Schupp, per incontrare poi Leibniz, Hamann, i fratelli Grimm, Achim von Arnim, Jean Paul, von Chamisso, Jacobi, Jung e Freud, Celan, Enzensberger, Borges, oltre ad Enrico Castelli, a cui è dedicato il libro, ai giorni nostri "suscitatore di figure nessunali".

E un libro che sta sotto le insegne di Nessuno il Noto, espressione densa di ambiguità che l’autrice desume da J.G. Hamann, ed è popolato da strane entità come i Meno-ponderabili, il Simbolo, il Caos, il Detrito, l’Astrazione che fiorisce...E poi anche di espressioni pronominali e semantiche inquietanti come Ciascuno, Qualcuno, Tutti, Nessuno e Nulla, in Nessun luogo, Mai, che hanno ascendenze bibliche ed iniziatiche.

Nessuno, segno di contraddizione, è l’oscuro che fa luce con le tenebre. E’ un prestigiatore dell’anima, occhio degli occhi di tutti, che guida all’imponderabile dell’esistenza. E’ la possibilità di uscire, di eccedere dalla fittizia pienezza umana, di porsi in cerca di terre desertiche della mente e dell’anima. E’ un disobbedire al mondo e alle sue leggi. E’ l’esistenza mortificata che si apre, e svela vene aurifere di natura regale e divina.

Nessuno, Niemand o Personne o Nobody delle sacre rappresentazioni medioevali, è "nascosto sotto gli occhi di tutti", è un Proteo che gioca nella prosaica significanza o insignificanza di ogni giorno, che "svela il suo mistero in piena luce" e poi "svanisce di fronte allo sguardo di chi vuole fissarlo"- è detto nella prefazione di Stanislas Breton. Non è "l’impotenza triste", un "io superficiale" né il si dell’uomo qualunque e senza qualità, ma il nostro altro o il nostro doppio, che ci interroga rispecchiandoci.

L’autrice lo racconta come un tema medioevale che giungerà a sollecitare l’Umanesimo europeo, attraverserà il Rinascimento (e con esso Shakespeare) e la modernità - letteratura, teatro, pittura, filosofia - fino ad approdare alla psicoanalisi. A quest’ultimo proposito, Rubina Giorgi ci induce a pensare che la psicoanalisi abbia avuto, negli autori nominati sopra, esperti degli intrecci tra conscio e inconscio, i suoi involontari scopritori ante litteram.

Il primo riferimento del Niemand che viene in mente è ovviamente Ulisse, principe di raggiri e capostipite di ogni Nessuno, il quale, grazie alla sua astuzia e all’aiuto di Minerva, ha navigato il mondo nel fluido più notturno ed infido che si conosca -l’insopprimibile ambivalenza della mente e la sua imponderabilità.

Ma il Nessuno di Rubina Giorgi non è la volpe che medita i suoi inganni, né la sua ragione è il logos di cui disserta la filosofia critica: è più quotidiano e più inquietante, si nasconde nella luce come sua ombra (v. la favola dell’ombra nel Peter Schlemihl di Chamisso) e nel cuore fondo dell’ombra stessa. Per questo, malgrado ogni bassa apparenza, il suo linguaggio è più adatto alla tenebra delle cose divine e alla visione dell’Ineffabile, alla navigazione verso l’Homo abyssus o il Deus abyssus. Il viaggio di Ulisse può dunque trasgredire nel viaggio di Nessuno come viaggio iniziatico dell’anima alla volta di se stessa e del suo fondo buio. Nessuno è movimento e viaggio che resta agli inizi sempre, imprendibile fluidità. Anche esitando, siamo tentati di trovargli un analogo nel Sé del buddismo Zen o nell’Es della psicoanalisi.

Le "scienze dell’uomo" sembrano talora essere fatte "per non vedere", allontanano "col pretesto di filtrare ciò che hanno sotto gli occhi, per terrore di conoscere". Meglio allora, più inventivo in senso forte, volgersi a una scienza del Non-uomo, del Nemo o Nessuno. Ma "non si può uccidere la responsabilità di sapere": occorre farla uscire "all’incrocio dei venti che aprono il linguaggio della risposta" per colui che si avventura e cerca.

Inizia così la ricerca delle "inattingibili sembianze" del nostro, di tutti e di ciascuno, Nessuno, di colui che ha una doppia maschera, dal lato del celare e da quello del rivelare. Però, malgrado la maschera, qualcosa accade se si ha l’iniziatica pazienza di aspettare e provocare lo spirare del vento che è Nessuno, del vento che ci sfiora come lo Spirito attraversando la scena di questo mondo. Occorre scoprirne le molte fonti e diramazioni, snidarlo dalle pieghe della mente in cui si nasconde; dalla follia, che parla più forte e chiaro della scienza, e dallo specchio di autoconoscenza.

Nel corso del Cinquecento, Nessuno è, oltre che il ben noto guastatore, tipografo, giudice, taumaturgo o mago, santo, e, naturalmente filosofo. Nonché maestro dei folli di questo mondo. Dalla Prosopopeia Neminis di Geoffroy Tory (1513) al dramma anonimo d’età shakespeariana Nobody and Somebody rielaborato da Achim von Arnim, allo Xenium di J.B. Schupp che disserta sul Nihil (1639) l’ombra di Nessuno accompagna la vena letteraria della follia, ed è presente nella figura del matto popolare tedesco Eulenspiegel, servo infido e maligno, astuto mentitore. Schalk lo chiama Johann Fischart (che è anche un nome per il Mefistofele di Goethe): appunto l’indicatore della qualità infida del servo. Vien da pensare all’uomo diviso in se stesso, al prepotere della sua parte meno nobile, servile. Ma Eulenspiegel è, come dichiara il nome, insieme civetta, uccello agli occhi di tutti sinistro, che si muove nelle tenebre, e specchio, ossia riflesso e accensione di queste tenebre. Fischart lo connette a Ulisse e al Niemand.

Rubina Giorgi commenta con motto quasi emblematico: Non dire a Nessuno chi egli è, ché tu apprenderesti chi sei tu.

Il punto è infatti l’incontro con se stessi, che fa paura, il nosce te ipsum. Nessuno è lo specchio o "l’occhio antagonista" che accoglie figura di ciò che un uomo non vuol vedere di se stesso. "Dove nessuno ha posato il suo occhio, la casa svela lo stato dell’anima". L’occhio di Nessuno "abbatte pareti dentro e fuori" e ciò è salutare perché "l’anima chiusa non si salva, deve rompere per far passare, trasmutare..." Nella tela dal titolo Nessuno conosce se stesso, Bruegel il Vecchio mostra Nessuno in abito da folle che si guarda allo specchio: ossia il folle, che si guarda e riconosce, può ricevere luce e divenire luce.

Hamann, il "Mago del Nord", contemporaneo di Kant, nella sua opera dedicata "Al Pubblico, o a Nessuno il Noto", cita un verso di Orazio: Non fumum ex fulgore, sed ex fumo lucem cogitat. E’ il proprio di Nessuno: trarre luce dalla caligine, dal mistero dell’infimo, dove nessuno degna di volgere uno sguardo...Trapanare con gli occhi la polvere del tempo (c’è nel libro di R. Giorgi un mistico archivio della polvere), la noia o melanconia iniziatica del vivere, per giungere al cuore del dolore e della conoscenza.

Ma Nessuno è nemico? Egli è cattivo e colpevole proprio e solo perché "storna su di sé il terrore di conoscere e il conoscere stesso". Ma, in tal senso, Nessuno indica e introduce una specie di "schizofrenia della salute" - leggiamo in Figure di Nessuno. Schizofrenia che sarebbe, rovesciandosi, il riscatto della nostra parte servile.

Venendo ai nostri tempi, Nulla-Nessuno "apre gli occhi agli uomini perché si vedano" come nella pièce di Picasso Le désir attrapé par la queue e nei versi di Celan: "e talvolta, quando/ solo il nulla era tra noi, ci trovavamo/ interamente".

Uscire nel tempo e cercare la propria estensione fin dentro l’ombra di nessuno o specchiarsi in se stessi o in Nessuno, fino al sé e oltre sé (...). Nessuno, figura di figure, ci induce a cogliere alcune sue ombre o doppi per guadagnare lo specchio di autoconoscenza.

Nessuno ha Qualcuno come sua ombra o doppio. Ogni favola di ombra o doppio è una " parabola variata del chiamato (...) a giudizio davanti a Dio. Ciò cui si è chiamati è il confronto con l’altra parte di se stessi: inconscio, o tempo, o corpo". Conoscere se stessi nel non negarsi alla conoscenza di Nessuno, del proprio Nessuno: "dividere il grossolano dal sottile", come insegna un frammento, citato da Jung, di Aurelia Occulta su Mercurio, alla cui alchimia assomiglia quella di Nessuno. Nell’autopresentazione di Mercurio si coglie il riferimento all’alchimia dell’anima: "sono il carbonchio solare, la preziosissima terra trasfigurata, con la quale tu puoi mutare in oro rame, ferro...". Ma anche i contrari che formano la natura mercuriale appartengono a Nessuno, il debolissimo e fortissimo, giovane e vecchio, maschio e femmina, infimo e sublime dissolutore delle identità, sovvertitore di ordini naturali, Nessuno il Noto. E "sotto l’estrema ironia di Nessuno il noto traspare Nessuno il Sé".

Ma ora, appunto, la psicoanalisi sembra mancare la propria meta, che è scoprire la porta dell’inconscio, lasciando inguarita la "separatezza dal corpo di desiderio che è la psiche o mente". Ciò accade perché la psicoanalisi è ancora troppo inficiata di razionalismo e egualmente troppo di irrazionalismo, sostiene R. Giorgi, che vede quello che chiama il mondo del "bipedismo" razionale/irrazionale come un mondo fin troppo, e fittiziamente, dritto. E’ per questo che bisogna, trasversalmente, guardare in direzione di un non-uomo o Nemo o Nessuno.

Se l’uomo tutto umano, spirituale, razionale ha fallito nel realizzare felicità amore conoscenza e si ritrova accanto il proprio sangue irrazionale, non è con le forze di questo auriga di cavalli che bisognerà continuare.

Bisognerà adoperarsi invece ad un capovolgimento del mondo. Di contro ai "concettosi" che hanno tanto ammaestrato di chiarezze e non sanno nulla di "mondi alla rovescia". Occorrerà purificare lo specchio della mente dagli effetti distorcenti dell’io, dell’identità a tutti i costi. L’Oriente conosce la magia dello specchio vuoto di cose. Nessuno

Presta a tutti la sua virtù d’ombra affinché sappiamo guardare nel suo specchio, senza riflessi d’io (...) e guardare senza ripari Nessuno e Nulla accendere il sereno della morte...

Se l’io, grazie alla morte esoterica, viene meno, Nessuno-Nulla o l’inconscio è in grado di "sostenere da solo il peso della totalità", di sanare l’intero dell’uomo.

Chè, infine, Nessuno conosce se stesso....

* intellettuali/Storia, 27.08.2005


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