Inviare un messaggio

In risposta a:
La "scoperta" della "cultura" europea, in America, da parte di un domenicano ...

INDIE OCCIDENTALI: IERI E OGGI. "HO VISTO UNA E MILLE VOLTE IL SIGNORE CROCIFISSO NEGLI INDIOS". FRA’ BARTOLOMEO DE LAS CASAS, VESCOVO DEL CHIAPAS. Memoria e Profezia. Una "presentazione" di Pablo Romo - a cura di pfls

"Il nostro fratello č un essere universale che ha applicato, al di sopra di tutte le vicissitudini politiche e gli interessi in cui si č imbattuto, la dottrina cristiana alla totalitą degli esseri umani, senza distinzione di fede, razza o differenze culturali".
sabato 2 giugno 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Il secolo sedicesimo racchiude una ricchezza impressionante di uomini e donne che dalla pratica cristiana hanno realizzato stili di vita che trascendono di molto la loro epoca. Penso a Teresa d’Avila, a Giovanni della Croce, con spiritualitą diverse, ma che reagiscono a uno spiccato egoismo che si sviluppa nella loro societą. Penso alla grande sete di autenticitą che molti uomini e donne esprimono di fronte ad una societą che sperpera ricchezze male acquisite. Penso alle pił alte (...)

In risposta a:

Processi alla Chiesa .Falsificazioni propagandistiche : il mito del "buon selvaggio" americano.

domenica 3 giugno 2007

Molte discussioni sta suscitando negli Stati Uniti un libro di Nicholas Wade, giornalista scientifico del quotidiano "New York Times", intitolato "Before the dawn. Recovering the lost history of our ancestors". Riassumendo e divulgando le indagini storiche ed antropologiche pił recenti sulle societą americane precolombiane, indagini svolte da studiosi come Lawrence Keeley, dell’Universitą dell’Illinois, e Steven Le Blanc, dell’Universitą di Harvard, Wade afferma che il famoso "buon selvaggio" non č mai esistito.

Smentendo la teoria "politicamente corretta", secondo la quale l’indigeno precolombiano era per natura pacifico, tollerante, leale e generoso, Wade dimostra che la vita delle societą americane primitive era basata sulla violenza, l’intolleranza, la perversione e la perfidia. Spesso una comunitą precolombiana si qualificava come "gli uomini", in quanto non riconosceva alle altre la comune natura umana e tantomeno i diritti a questa inerenti. All’interno di ogni comunitą, quasi sempre si praticavano la tortura, la vendetta, la violenza sessuale e l’infanticidio.

Soprattutto, fra le comunitą e, all’interno di queste, fra le tribł e i clan, c’era un quasi continuo stato di guerra, feroce e sleale, che era condotta abitualmente con lo scopo non di sottomettere l’avversario ma di sterminarlo, tanto che non si facevano prigionieri, se non per sacrificarli agli dči della guerra o per ingrassarli allo scopo di mangiarli. Perfino nelle durissime condizioni ambientali dell’Alaska e della Groenlandia, dove la lotta per la sopravvivenza avrebbe dovuto prevalere sulla brama del dominio, la guerra era continua e senza pietą. Si calcola che l’87% delle societą primitive facessero pił di una guerra all’anno e il 65% fosse continuamente in guerra, perdendo in media il 50% della popolazione fra attacchi, difese e rappresaglie. Questo spiega lo stato di spopolazione trovato dagli esploratori quando scoprirono il Nuovo Mondo. Per fare un paragone statistico, se guerre di questo tipo fossero avvenute nell’Occidente del XX secolo, sarebbero scomparse circa due miliardi di persone.

Wade ne trae una precisa conclusione: ossia che "antropologi e archeologi hanno seriamente sottostimato lo stato di guerra permanente tipico delle societą primitive, favorendo un pregiudizio contro l’esistenza di guerre preistoriche". Ad esempio, gli studiosi della cultura e del linguaggio primitivi hanno nascosto il fatto che la straordinaria varietą di "dialetti" tuttora esistenti fra i popoli amerindi -in una sola nazione possono esisterne migliaia- č dovuta soprattutto alle continue separazioni interne dovute agli odii e alle conseguenti guerre. Perfino la scoperta di enormi quantitą di armi e le tracce di sterminii di massa sono state nascoste al pubblico da ricercatori e studiosi ansiosi di avallare la teoria del "buon selvaggio".

Di conseguenza ora, quando in molti romanzi, film o cartoni animati, ma anche in certi saggi di storia, etnologia e antropologia, leggeremo la solita descrizione dell’incontro tra il civilizzato violento, avido e fanatico, e l’indio pacifico, generoso e tollerante, sapremo cosa pensare di questa falsificazione propagandistica di sapore manicheo.

Da «Corrispondenza romana», 959/02 del 16 settembre 2006


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: