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A difesa del Concilio

GIUSEPPE ALBERIGO. Lo studioso del cristianesimo è morto l’altra notte; aveva 81 anni. Era stato allievo di Delio Cantimori e Hubert Jedin - a cura di Federico La Sala

Con Lercaro e Dossetti diede un contributo significativo alla stagione del dibattito
sabato 16 giugno 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Giovanni XXIII e la storia del Vaticano II erano stati i due campi in cui, negli ultimi due decenni, aveva lavorato e guidato una serie di studiosi. Le sue interpretazioni sul Concilio hanno fatto molto discutere. Il che non aveva preoccupato lo studioso di Bologna, il quale anzi lamentava che nella Chiesa e nel mondo degli storici la quantità e la qualità del dibattito si fossero ridotte. Per lui il dibattito non era però quello dei talk show, ma quello severo degli studi e delle (...)

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> GIUSEPPE ALBERIGO. .... I CTTOLICI E LA COSCIENZA (di Marco Politi).

venerdì 9 novembre 2007

I CATTOLICI E LA COSCIENZA

di Marco Politi (la Repubblica, 09.11.2007)

Nella bufera di polemiche, scatenatasi dopo l’appello di papa Ratzinger all’obiezione di co­scienza dei farmacisti, si è levata sommessa ma chiara la voce di Federica Rossi Gasparrini.

Cattolica. Presidente della Federcasalinghe. Moderata. L’obiezione del medico si può capire, ha dichiarato, quella dei farmacisti sarebbe un abuso: «Il loro è un ser­vizio pubblico. Lo trovo antidemocratico». Proprio per­ché l’aborto è drammatico, ha argomentato, la “pillola del giorno dopo” serve per bloccare una gravidanza al più presto, «senza traumi, prima ancora che ci sia una differenziazione cellulare». E poi va tenuto conto di tut­te le posizioni.

Forse perché nasce da quello che una volta si chia­mava il focolare, forse perché nutrita dall’esperienza delle fatiche di tantissime donne - credenti per giunta - questa reazione illumina il vicolo cieco verso cui tende la gerarchia ecclesiastica con il suo interventismo per­manente nella legislazione italiana.

Perché la contrapposizione, che si profila in Italia, non è tra ghibellini e guelfi o tra laici irriducibili e veri credenti e nemmeno tra chi negherebbe alla Chiesa un ruolo nella sfera pubblica e chi sta a difesa della sua li­bertà di parola. Lo scontro è soprattutto interno alla va­sta comunità di coloro - e in Italia sono l’87 percento - che si richiamano al cattolicesimo.

Il guaio della Chiesa, ha riassunto tempo fa in una fol­gorante vignetta Massimo Bucchi, è che «non ama le persone di fatto». Questa gerarchia ecclesiastica, che dopo ottant’anni di Concordato e di insegnamento re­ligioso nelle scuole non è riuscita a portare agli italiani i Vangeli (ignorati dal settanta per cento), questa gerar­chia che non sposta di una virgola il comportamento dei credenti rispetto alle relazioni prematrimoniali, i contraccettjvi, i divorzi, gli aborti, le coppie di fatto, continua a premere sistematicamente perché - dove manca la convinzione delle coscienze - il braccio se­colare della legge irreggimenti le scelte dei cittadini cre­denti e non credenti.

Quanto più i parroci, nei loro rapporti quotidiani con la gente, si sono aperti via via senza demonizzazioni al­la contraccezione, alle convivenze, agli omosessuali tanto più la gerarchia, dal Papa alla Cei, tallona ossessi­vamente la classe politica perché produca norme per contrastare o lasci cadere i progetti di nuove, utili leggi.

Certo fa cadere le braccia li fatto che, appena il Pontefice alza il dito, scatti automatico il «sissignore» di esponenti del centro destra e della pattuglia teodem del neonato Pd. Ma va detto sinceramente che nella piena legittimità di qualsiasi posizione né Pedrizzi di An né l’azzurra Bertolini né l’ulivista Bobba rappresentano «i cattolici». Loro sono «una» delle opinioni all’interno del mondo cattolico. La cattolicità reale nel suo complesso non vive affatto in conflitto con la necessaria laicità del­le istituzioni, non si sente assediata da «nichilismo e re­lativismo» e al contrario è abituata da decenni a convi­vere in clima di comprensione con i diversamente cre­denti.

Milioni di credenti apprezzano la voce della Chiesa, quando offre un punto fermo e un orizzonte in una so­cietà in continuo cambiamento. Ma vogliono poter de­cidere da soli. D’altronde il 74 per cento del cattolici praticanti italiani, secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, hanno ripetuto (come da tanti anni) che la Chiesa deve parlare con assoluta libertà, ma «poi prevale la coscien­za». Gli italiani, credenti e non credenti, non vogliono un «Partito di Dio» guidato dalla gerarchia ecclesiasti­ca.

Il valore del cattolicesimo democratico è di aver rotto con la concezione dei fedeli quale «gregge», che nel­la società civile e in politica va letteralmente guidato - Pio X ne era ferreamente convinto - dal romano ponte­fice. Gli Alberigo e gli Scoppola, scomparsi entrambi in questo 2007 e la cui assenza in certi ambienti ecclesia­stici viene vissuta come liberazione da voci fastidiose, hanno insegnato che i laici cattolici, dovunque sia la lo­ro collocazione e nella piena accettazione del plurali­smo, devono assumersi la responsabilità - pur ispirati dalla fede e illuminati dal magistero - di leggere auto­nomamente gli eventi della storia e della società per tro­vare senza tutori, nell’indipendenza del confronto po­litico, le soluzioni necessarie.

Inaugurando il suo pontificato, Benedetto XVI spiegò che il concetto stesso di «gregge» era un lascito dei mo­narchi assoluti dell’Antico Oriente. La Chiesa oggi è a un bivio: o riconosce realmente l’autonomia dei cattolici nella vita pubblica e l’autonomia di coscienza dei citta­dini credenti oppure si immagina una società che non c’è. Perché per quanto possa trovare politici compia­centi, c’è a destra e a sinistra una massa enorme, ben­ché tacita, di cittadini credenti che nel nucleo del pen­siero dei cattolici Scoppola e Alberigo si riconosce. An­che se non possiede la loro acutezza di espressione.


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