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PICCHIARE LE DONNE?! DIO, UOMINI E DONNE: "DARABA". LALEH BAKHTIAR TRADUCE IL CORANO E SPOSTA LE MONTAGNE DEL SIGNIFICATO. Mentre il cattolicesimo-romano parla ancora e solo di "guai ai vinti" e di "caro prezzo" (=caritas), il mondo islamico ri-scopre l’amore (= charitas) della Parola e illumina il mondo - a cura di pfls

venerdì 13 luglio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Daraba in arabo significa principalmente "picchiare", "battere": è solo la terza persona di un passato, l’equivalente di un infinito per l’italiano, ma per secoli è stata, a seconda dei punti di vista, una parola d’ordine, un precetto sacro, uno spauracchio da temere. Nella Sura (capitoli, a loro volta suddivisi in versetti) 4 del Corano, "daraba" è quello che Allah, tramite Maometto, dice agli uomini di fare alle mogli che non ubbidiscono, dopo aver provato ad ammonirle e a farle (...)

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> DIO, UOMINI E DONNE: "DARABA". LALEH BAKHTIAR TRADUCE IL CORANO E SPOSTA LE MONTAGNE DEL SIGNIFICATO. Mentre il cattolicesimo-romano parla ancora e solo di "guai ai vinti" e di "caro prezzo" (=caritas), il mondo islamico ri-scopre l’amore (= charitas) della Parola e illumina il mondo - a cura di pfls

domenica 1 luglio 2007

HINA, PROCESSO RINVIATO AL 24 OTTOBRE *

BRESCIA - Hanno chiesto di essere giudicati tutti e quattro con il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena, il padre e altri tre parenti di Hina Saleem, la ragazza pachistana uccisa l’11 agosto dell’anno scorso a Sarezzo, in Val Trompia, nel bresciano. Il giudice Silvia Milesi ha pertanto rinviato il processo al 24 ottobre prossimo per la discussione nel merito.

DECINA IN ATTESA DAVANTI AL TRIBUNALE

Decine di persone hanno atteso, davanti al tribunale di Brescia, l’inizio dell’udienza preliminare per l’omicidio di Hina Saleem, la ragazza pachistana di 20 anni, uccisa nell’agosto scorso nel Bresciano e per il cui delitto sono imputati il padre e altri tre suoi familiari. Un gruppo di donne ha esposto uno striscione con la scritta: ’Io sono Hina’ mentre alcuni dei presenti hanno portato bandiere della Lega Nord. Presente anche l’on. Daniela Santanché, presidente dei circoli D-Donna ed esponente di An. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il delitto maturò dopo il cosiddetto ’consiglio di famiglia’ durante il quale la ragazza fu condannata per i suoi costumi troppi liberi. Il fidanzato di Hina, un giovane bresciano, ha manifestato l’intenzione di costituirsi parte civile.

PULLMAN DA TUTTA ITALIA

Sono almeno tre i pullman giunti da Milano, Roma e Torino con a bordo donne musulmane dell’ associazione Acmid giunte a Brescia per l’udienza preliminare per l’omicidio di Hina Saleem, la pachistana uccisa nel Bresciano l’11 agosto scorso. In aula è presente il padre della giovane ammazzata a Sarezzo, in Valle Trompia. Le donne musulmane dell’Acmid hanno manifestato l’intenzione di costituirsi parte civile, così come il fidanzato di Hina, Giuseppe Tempini.

IMAM: VITTIMA IGNORANZA DI SUO PADRE

Per Abdellah Mechnoune, imam itinerante residente a Torino, Hina Saleem, la ragazza pachistana uccisa nel Bresciano, è stata "vittima dell’ ignoranza del padre" e non ha contravvenuto ad alcuna regola del Corano. "Sono qui per appoggiare la manifestazione e condannare questo gesto - ha detto l’imam mentre è in corso a Brescia l’udienza preliminare per l’omicidio che vede imputato il padre di Hina, reo confesso, e tre suoi parenti - si tratta di un assassino che ha ucciso sua figlia perché aveva costumi occidentali". "Avere costumi occidentali non viola nessuna norma del Corano - ha spiegato l’imam - ’io vedo cosa avete nel vostro cuore, non cio’ che avete all’esternò, recita il Corano". In mattinata c’era stato qualche momento di tensione tra i musulmani presenti e alcuni esponenti della Lega Nord che avevano esposto uno striscione con la scritta: ’Hina vittima dell’Islam’. Lo striscione è stato poi fatto togliere.

PM: SI’ A PARTE CIVILE FIDANZATO E ACMID

Il pm di Brescia Paolo Guidi si è detto favorevole alla costituzione di parte civile di Giuseppe Tempini, fidanzato di Hina Saleem, la ragazza pachistana uccisa nel bresciano l’anno scorso, e della Acmir, l’associazione donne musulmane oggi presente all’udienza preliminare, davanti al Gip Silvia Milesi, che vede imputati il padre della giovane uccisa e tre suoi familiari. Lo ha spiegato, fuori dall’aula, l’avvocato dell’Acmir Sandro Meregalli il quale ha parlato di "atmosfera pacata" nel corso dell’udienza che si svolge a porte chiuse e che vede la presenza del padre di Hina e di un suo zio, mentre gli altri due imputati hanno rinunciato a presenziare. "Quello che può apparire inquietante - ha commentato il legale - è l’indifferenza dei due, mentre la madre è entrata piangendo".

NO A COSTITUZIONE PARTE CIVILE ACMID

Il gup Silvia Milesi non ha ammesso la costituzione di parte civile dell’associazione di donne marocchine Acmid nel procedimento per l’omicidio di Hina Saleem, la ragazza pachistana uccisa dal padre, reo confesso, l’11 agosto dell’anno scorso.

SANTANCHE’: DA PADRE ATTEGGIAMENTO MINACCIOSO

L’onorevole Daniela Santanché, presente oggi all’udienza preliminare per l’omicidio di Hina Saleem, ha riferito che il padre della ragazza pachistana uccisa, in aula ha avuto un atteggiamento minaccioso. La parlamentare ha riferito che quando lei e Anselma Dall’Olio, moglie di Giuliano Ferrara, sono entrate in aula l’imputato ha cominciato a gesticolare per spiegare che non le voleva presenti. Ha avuto toni molto critici l’onorevole Daniela Santanché (An) nel commentare la decisione del giudice Silvia Milesi di non accogliere la richiesta di costituzione di parte civile dell’associazione di donne marocchine Acmid nel processo per l’omicidio per la ragazza pakistana Hina Saleem. "E’ una pagina orrenda della giustizia - ha detto la parlamentare -. Un pessimo esempio per le future generazioni. Qui non ha vinto Hina, ma chi l’ha sgozzata e, in aula, ha mostrato un atteggiamento di orgogliosa rivendicazione di quel terribile gesto". A chi le faceva notare che la decisione era stata presa da un giudice donna, Santanché ha commentato: "Le donne non hanno ancora capito che si vince in squadra, che se non si è unite si perde". Alcune delle donne presenti davanti al tribunale di Brescia hanno gridato "vergogna" non appena appreso della decisione.

* ANSA » 2007-06-28 13:58


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