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In principio era il Logos. Ermeneutica e Sacre Scritture ...

PICCHIARE LE DONNE ?! DIO, UOMINI E DONNE : "DARABA". LALEH BAKHTIAR TRADUCE IL CORANO E SPOSTA LE MONTAGNE DEL SIGNIFICATO. Mentre il cattolicesimo-romano parla ancora e solo di "guai ai vinti" e di "caro prezzo" (=caritas), il mondo islamico ri-scopre l’amore (= charitas) della Parola e illumina il mondo - a cura di pfls

vendredi 13 juillet 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Daraba in arabo significa principalmente "picchiare", "battere" : è solo la terza persona di un passato, l’equivalente di un infinito per l’italiano, ma per secoli è stata, a seconda dei punti di vista, una parola d’ordine, un precetto sacro, uno spauracchio da temere. Nella Sura (capitoli, a loro volta suddivisi in versetti) 4 del Corano, "daraba" è quello che Allah, tramite Maometto, dice agli uomini di fare alle mogli che non ubbidiscono, dopo aver provato ad ammonirle e a farle (...)

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> PICCHIARE LE DONNE ?! DIO, UOMINI E DONNE : "DARABA". --- Da Gesù a Maometto. Una serie di documenti sulle origini misconosciute dell’Islam (di Akram Belkaid)

lundi 11 janvier 2016

Una serie di documenti sulle origini misconosciute dell’Islam

Da Gesù a Maometto

La recente attualità dimostra l’urgenza di una rilettura dei testi sacri islamici mediante un’analisi del contesto della rivelazione. Poco conosciuto e molto poco diffuso sui media, lo studio del Corano, portato avanti da ricercatori interdisciplinari, potrebbe contribuire a lottare contro il radicalismo religioso, testimoniando i lavori sulla posizione essenziale di Gesù nei primi tempi dell’Islam.

di Akram Belkaid (Le Monde Diplomatique, dicembre 2015, pag. 23)

(traduzione dal francese di José F. Padova)

Non è per niente facile affrontare la questione dell’Islam e delle sue origini sfuggendo all’attualità e alle tematiche ricorrenti che questa impone, fra le quali l’imprescindibile « jihad ». Quindi è un vero e proprio tour de force il documentario realizzato da Gérard Mordillat e Jérôme Prieur in sette episodi e dedicato all’influsso del Cristianesimo sull’Islam, per lo meno di quello dei primi tempi dalla Rivelazione (1).

I documentari di cui si tratta sono reperibili su Arte (molto interessanti, ma purtroppo soltanto in francese) :

Jésus et l’Islam - La série, en VOD, DVD - ARTE Boutique

http://boutique.arte.tv/f10576-jesus_et_islam_serie

Il primo merito di questo lavoro è di dimostrare che lo studio interdisciplinare del Corano- vale a dire, quello che si estende al di là del solo commento teologico - è una scienza in divenire. Il Libro sacro dei musulmani è spesso presentato come un « testo senza contesto », a causa della sua complessa struttura letteraria e dell’impossibilità di datare le sue sure (capitoli) o anche di determinare l’insieme dell’ordine cronologico della loro rivelazione. La posta in gioco è importante, perché una conoscenza migliore del contesto storico e sociale nel quale è comparsa l’ultima delle tre grandi religioni monoteiste aiuterebbe a superare le sfide politico-religiose contemporanee.

Il dialogo fra cristiani e musulmani, così come la separazione fra il temporale e lo spirituale, non possono che trarre beneficio dal richiamo della vicinanza originaria fra la croce e la mezzaluna. Come il documentario, nel corso del quale intervengono numerosi ricercatori di nazionalità e d’orizzonti diversi, illustra nei dettagli, l’Islam fa di Gesù un personaggio tanto essenziale quanto lo è Adamo, il primo uomo. Aissa ibn Mariam, ovvero Gesù, figlio di Maria, è colui che viene alla fine dei tempi per uccidere l’Anticristo. Ora, un buon numero di musulmani, pur sapendo bene che colui che designano con il termine di massih, detto altrimenti « il Messia », è effettivamente uno dei « loro » profeti, non hanno consapevolezza del posto fondamentale, unico, che egli occupa nel Corano. Egli vi è presentato come « lo spirito », « il soffio » e « il verbo » di Dio. È un uomo bello, fuori dal comune e capace di fare miracoli. Al contrario il Libro Sacro è quanto mai laconico per tutto quanto riguarda Maometto (Mohammad) il quale, uomo comune - non compie miracoli - non è « altro che » il messaggero (rassul) di Allah e un profeta (nabi), uno fra i tanti. Questa prossimità fra le due religioni si dimostra anche per l’importanza accordata a Maria che, nel Corano, è la sola donna designata con il suo nome e ricordata più volte, la sura XIX le è dedicata.

Una semplice talea del cristianesimo ?

Quando si diffonde un vocabolario dividente - si pensi in particolare al ricorrere della parola « crociati » usata dagli islamisti radicali per designare i cristiani, o alla confusione fra Islam e islamismo politico da parte di un buon numero di Occidentali - l’evidenziazione di una parentela di questo genere potrebbe placare i rapporti tesi. Allo stesso modo, in una società europea occidentale, segnata da una scomparsa progressiva del fatto religioso, questa affinità smentisce gli abituali discorsi sull’alterità dell’Islam in rapporto al sistema di riferimento giudaico-cristiano.
-  Beninteso, si potrà obiettare che le differenze teologiche sono notevoli. Così il Corano rifiuta la natura divina di Gesù, affermando che Dio « non saprebbe partorire o essere partorito ». Ugualmente nega che Gesù sia morto crocifisso. D’altra parte il documentario riserva ampio spazio a queste problematiche, ricordando due versetti (157 e 158) della sura IV, dove è scritto che coloro che hanno creduto di vedere il Messia sulla croce sono stati vittime di un’illusione. Inoltre l’Islam fustiga il cristianesimo, che accusa di aver rotto con uno stretto monoteismo associando (chirk) Gesù e lo Spirito Santo a Dio (2).

Queste divergenze hanno alimentato innumerevoli polemiche e una quantità di conflitti. Un altro aspetto interessante del lavoro di Mordillat e Prieur : riferiscono, citandone i testi, che diversi ricercatori hanno dimostrato come l’Islam non è nato in opposizione al cristianesimo, ma come una certa forma di continuazione, perfino come un tentativo di riforma. In effetti, la religione musulmana riprende o riformula le dottrine cristiane, che continuavano a essere diffuse nel VII secolo. È il caso del docetismo, un’eresia dei primi tempi del cristianesimo, secondo la quale era impossibile che sulla croce Cristo fosse morto. E la posizione di Maria nel Corano si chiarisce alla lettura di certi testi apocrifi, che cioè si oppongono a quelli, canonici, riconosciuti dalla Chiesa, che neppure ne fa menzione.

Sul piano storico, l’Islam nascente non è quindi estraneo ai dibattiti teologici della sua epoca. In un certo qual modo finisce per chiudere le interminabili dispute sulla natura di Cristo. La preminenza dunque di Gesù nel Corano fa quindi addirittura pensare che Maometto si rivolga anche ai cristiani, e non soltanto unicamente ai politeisti della Mecca e della Penisola Arabica, allo scopo di convincerli alla sua causa. Si tratta d’altronde di una delle ragioni - e non della sola - della folgorante velocità con la quale le popolazioni cristiane del Levante adottano questa nuova religione.

Allora l’Islam non sarebbe altro che una talea del cristianesimo ? Certamente è dubbio che una risposta puntellata sui piani scientifico e storico sia possibile. Rimane il fatto che, come affermano gli esperti in materia qui interrogati, vi è proprio una « intertestualità » fra l’Islam nascente e il cristianesimo come esisteva nel VII secolo.

Il documentario imbocca un’altra pista in grado di consolidare un dialogo interreligioso altrettanto importante, se non addirittura più urgente. Esiste oggi nel mondo musulmano un sentimento antiebraico alimentato dalla situazione dei Palestinesi, ma che non si può negare si fondi anche su una certa lettura del Corano (3).
-  Da qui la necessità di tenere nel debito conto il contesto nel quale sono apparsi i versetti coinvolti. Quando accusa gli ebrei di aver rivendicato la morte di Cristo il Corano riprende, anche qui, idee cristiane molto diffuse nel VII secolo e che avranno vita dura. Effettivamente sarà necessario attendere il 1963 perché Papa Giovanni XXIII chieda in una preghiera : « Perdonaci la maledizione con cui abbiamo ingiustamente oppresso gli ebrei. Perdonaci per averti crocifisso una seconda volta con il nostro peccato (4) ».
-  Allo stesso modo, un certo numero di esperti, interrogati nel documentario, ricordano che il conflitto che oppose Maometto alle due tribù ebree di Medina, città nella quale trovò rifugio dopo la sua fuga da La Mecca (l’egira, nel 622, ovvero dodici anni dopo l’inizio della rivelazione) era d’ordine politico ma anche teologico. Sul piano storico il Profeta, allineandosi sulla scia di Mosè e di Gesù e intendendo riformare l’ebraismo e il cristianesimo, considerati nel Corano come un’alterazione della religione originale, si è probabilmente urtato contro i rabbini. Questo porta gli specialisti ad affermare oggi che questo libro non è antiebraico, ma antirabbinico.

Un secolo dopo la sua apparizione l’Islam, in piena espansione territoriale, si affrancherà a poco a poco dalla figura tutelare di Gesù e darà spazio preponderante a Maometto. La divergenza con il cristianesimo si accentuerà sul filo dei secoli. Ma si nota bene l’interesse di una rilettura del Corano alla luce del contesto storico e sociale nel quale è stato rivelato. Si tratta qui di una tappa indispensabile per portare a buon fine un’esegesi ambiziosa, destinata a rinnovare il pensiero islamico. Congelata dall’XI secolo questa ijtihad, in altre parole l’interpretazione dei testi, così ricca nel corso dei secoli che seguirono la morte del Profeta nel 632, non è più che un ciclo iterativo, nel quale si succedono i medesimi commentari di commentari del Libro Sacro.

La linguistica - per lo studio approfondito e dettagliato dell’arabo coranico e dei suoi numerosi prestiti da altre lingue, in particolare dal siriaco, una lingua semitica derivata dall’aramaico - così come l’antropologia sono preziosi strumenti per questa necessaria revisione. Vi si aggiunga l’archeologia, le cui scoperte permetterebbero di comprendere meglio il contesto storico della rivelazione - a condizione però che l’Arabia Saudita autorizzi un maggior numero di scavi sul suo suolo. In seguito si tratterà di diffondere gli insegnamenti ottenuti dalla reinterpretazione del testo coranico, nel modo seguito da questa serie documentaria. Si può presumere che ciò non si farà senza problemi.

(1) Gérard Mordillat e Jérôme Prieur, Jesus et l’Islam, sette documentari da 52 minuti, diffusi su Arte 8, 9 e 10 dicembre 2015.

(2) Questa esigenza di uno stretto monoteismo è uno dei fondamenti del wahabismo e spiega l’iconoclastia (opposizione all’adorazione delle immagini sacre) da parte di certe correnti radicali.

(3) Esther Benbassa et Jean-Christophe Attias (sotto la direzione di -), Juifs et musulmans, retissons les liens ! [Ebrei e musulmani, riannodiamo i legami], CNRS Editions, Paris, 2015.

(4) Citato dagli Autori nella loro opera.


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