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In principio era il Logos. Ermeneutica e Sacre Scritture ...

PICCHIARE LE DONNE ?! DIO, UOMINI E DONNE : "DARABA". LALEH BAKHTIAR TRADUCE IL CORANO E SPOSTA LE MONTAGNE DEL SIGNIFICATO. Mentre il cattolicesimo-romano parla ancora e solo di "guai ai vinti" e di "caro prezzo" (=caritas), il mondo islamico ri-scopre l’amore (= charitas) della Parola e illumina il mondo - a cura di pfls

vendredi 13 juillet 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Daraba in arabo significa principalmente "picchiare", "battere" : è solo la terza persona di un passato, l’equivalente di un infinito per l’italiano, ma per secoli è stata, a seconda dei punti di vista, una parola d’ordine, un precetto sacro, uno spauracchio da temere. Nella Sura (capitoli, a loro volta suddivisi in versetti) 4 del Corano, "daraba" è quello che Allah, tramite Maometto, dice agli uomini di fare alle mogli che non ubbidiscono, dopo aver provato ad ammonirle e a farle (...)

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> PICCHIARE LE DONNE. DIO, UOMINI E DONNE : "DARABA". ---- "WOMAN2DRIVE" - LA BATTAGLIA PER LA PARITA’ Settemila donne saudite al volante Successo della protesta. Finora nessuna è stata arrestata.

vendredi 17 juin 2011


-  LA BATTAGLIA PER LA PARITA’

-  Settemila donne saudite al volante
-  Successo della protesta Woman2drive

-  Velate alla guida di auto per sfidare il divieto e lottare
-  per l’emancipazione in un Paese in cui è proibito anche il voto
-  Finora nessuna è stata arrestata

ROMA Iniziano a circolare in queste ore sul sito di micro-blogging Twitter le prime testimonianze di donne saudite che, sfidando il divieto di guida in vigore nel regno di Re Abdullah, oggi si sono messe al volante rispondendo all’appello rivolto da "Women2drive". Il gruppo ha lanciato nei giorni scorsi una mobilitazione attraverso i social network per spingere le donne della monarchia del Golfo a mettersi alla guida di un’auto, pratica vietata nel regno dove le donne non possono neppure votare o scegliere il marito. Secondo gli organizzatori, 7 mila donne avrebbero sfidato il divieto mettendosi oggi al volante.

Uno dei primi tweet "targati" Women2drive apparsi sul social network è stato scritto dall’utente "monaeltahawy". « Mona Eltahawy, prima ! Siamo appena ritornati dal supermarket, ho deciso di iniziare la giornata guidando fino al negozio ». Scrive un’altra utente : « Non ho visto altre donne al volante oggi, comunque io ho guidato per 15 minuti ». Su Twitter si riferisce anche di decine di donne al volante sul lungomare di Damman, città dell’Arabia Saudita orientale.

L’iniziativa di oggi nasce anche come segno di solidarietà con l’attrice saudita Wajanat Rahabini, fermata sabato dalla polizia stradale di Gedda perchè guidava. E’ stata portata in commissariato e dopo alcune ore è stata rilasciata mentre la vettura si trova ancora sotto sequestro. L’attrice ha evitato il carcere sostenendo di essere stata costretta a mettersi alla guida a causa del ricovero del marito in ospedale e dell’assenza del suo autista personale.

In settemila, su Facebook, avevano preso l’impegno di partecipare alla protesta, che proseguirà - promette il comitato di "Women2drive" - fin quando le autorità saudite non estenderanno il diritto di guida alla popolazione femminile. Testimonianze e filmati di cittadine saudite che raccontano, con entusiasmo e determinazione, la loro esperienza alla guida stanno intasando i social network.

Al momento, secondo quando riferiscono le protagoniste della disobbedienza civile, la polizia ha chiuso uno o entrambi gli occhi sulle guidatrici, e non ci sono stati fermi. Una donna di Riad racconta su Twitter di aver superato due macchine della sicurezza, mentre accompagnava in auto i figli a scuola, e di non aver avuto alcun problema.

Un vademecum, diffuso nei giorni scorsi, invitava le donne ad usare l’auto solo per le proprie necessità quotidiane, in modo normale, senza strafare o partecipare a cortei. La protesta è dunque molto fluida, diluita. Impossibile da quantificare, così come da verificare, in un Paese immenso e di difficile lettura come è la penisola arabica. Tuttavia il senso di gioia e di liberazione è stato evidente sin dalle prime ore : a notte ancora fonda, 2Nassaf, questo il suo pseudonimo su Youtube, ha messo sul sito di condivisione un filmato che la ritrae coperta dal niqab (velo nero che lascia intravedere solo gli occhi) mentre guida per le strade semideserte di Riad. Safarzo, su Twitter, invita le compatriote ad evitare le provocazioni, mentre Hendny ricorda che la fede e la convinzione in una causa « possono smuovere le montagne ».

Molti uomini, tra cui scrittori e intellettuali, si sono schierati al fianco della battaglia femminile. Altri però hanno organizzato siti e blog in cui invitano, in nome di un Islam ultraortodosso, a bloccare la protesta delle donne, anche ricorrendo alla violenza fisica. La battaglia, che per ora non sembra essere scoppiata per le strade, infuria quindi sui social network. Gli integralisti sembrano privilegiare twitter, dove non mettono i loro volti, ma si nascondono dietro l’icona a forma di uovo. Per questo sono stati chiamati per scherno dagli avversari i « saudieggs », le uova saudite.

* La Stampa, 17/06/2011


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