L’imprenditore calabrese: ’’Demonizzato chiunque abbia rapporti con me’’
Caso De Magistris, sabato i pg al Csm. Saladino: ’’Mai avuto rapporti con Mancino’’
Sabato i procuratori generali e i presidenti di Corte delle procure di Salerno e Catanzaro protagoniste di un durissimo scontro a colpi di sequestri, verranno ascoltati dalla prima commissione di Palazzo dei Marescialli. Il capo della procura calabrese: ’’Nessuna guerra. Abbiamo solo risposto a un provvedimento destabilizzante’’. Il vicepresidente del Csm: "Saladino dice la verità". D’Alema: ’’Situazione giustizia allarmante ma servono anche altre riforme’’
ultimo aggiornamento: 05 dicembre, ore 19:56
Catanzaro, 5 dic. (Adnkronos/Ign) - Convocati per domani al Csm i procuratori generali e i presidenti di Corte delle procure di Salerno e Catanzaro protagoniste del durissimo scontro a colpi di sequestri (dei fascicoli delle inchieste ’Why not’ e ’Poseidone’ avocate all’allora pm di Catanzaro) e avvisi di garanzia sul caso De Magistris.
Dopo l’intervento di ieri del capo dello Stato, arriva dunque l’istruttoria del Consiglio superiore della magistratura che verrà avviata davanti alla prima commissione di Palazzo dei Marescialli. Dalle 10 in poi di domani verranno ascoltati in audizione i pg Lucio Di Pietro ed Enzo Jannelli, i presidenti di Corte Matteo Casale (vicario a Salerno) e Pietro Sirena. Nel pomeriggio toccherà ai procuratori capo Luigi Apicella (Salerno) e Antonio Vincenzo Lombardo (Catanzaro). Il presidente della prima commissione, laico dell’Udc, Ugo Bergamo sottolinea che "da parte nostra c’è la massima allerta e attenzione e non possono esserci tempi morti".
Alla vigilia dell’audizione il capo della procura calabrese Enzo Jannelli smorza i toni: ’’Non c’è nessuna guerra. Noi abbiamo controbbattuto un provvedimento che era destabilizzante - ha spiegato - ci sono delle regole da rispettare, dovevamo farlo’’. Jannelli ha commentato positivamente anche le parole del presidente Napolitano: ’’Ci ispireremo alle sue parole’’.
Intanto Antonio Saladino, leader della Compagnia delle opere in Calabria e principale indagato dell’inchiesta ’Why not’, smentisce i presunti contatti con il vicepresidente del Csm Nicola Mancino che emergerebbero dalle carte dell’inchiesta che fu tolta a De Magistris. Dai fascicoli risulterebbe infatti una telefonata fatta a Saladino dal telefono in uso a Mancino.
’’Di sicuro non ricordo di avere mai conosciuto o avuto rapporti con l’on. Nicola Mancino’’, ha affermato in una dichiarazione Saladino. L’imprenditore calabrese chiarisce poi che per il suo lavoro si è trovato spesso a conoscere persone ai vertici delle istituzioni ma sempre per ragioni professionali. ’’Il triste scontro istituzionale che si è acceso sulla vicenda processuale che mio malgrado mi vede involontario protagonista principale - sottolinea Saladino - sta, in maniera inquietante, dando lo spunto ad interventi tesi, unicamente, a demonizzare me e chiunque, a vario titolo, abbia avuto a che fare con la mia persona’’.
Dal canto suo Nicola Mancino ha ribadito di "non aver avuto alcun contatto con Saladino". Per il vicepresidente del Csm l’imprenditore calabrese "dice la verità". Ieri aveva precisato che la telefonata era stata fatta da un suo collaboratore, ma si era detto comunque disponibile a lasciare il Csm nel caso in cui sulla sua persona ci fossero stati dei sospetti.
Sul fronte politico intanto il segretario del Partito socialista Riccardo Nencini plaudendo all’intervento di ieri del presidente della Repubblica si rivolge ancora a Napolitano ’’quale garante supremo della Costituzione e dell’equilibrio tra i poteri’’ chiedendogli di inviare ’’un messaggio alle Camere, come il dettato costituzionale prevede all’articolo 87 tra le sue prerogative. Secondo Nencini infatti ’’la gravità della questione morale esplosa con fragore che vede coinvolte parti della giustizia italiana richiede una misura straordinaria’’.
Della vicenda intanto tornano a parlare il leade dell’Udc Pier Ferdinando Casini per il quale "ormai tutti siamo d’accordo sull’esigenza di una riforma della magistratura, e il leader di Idv Antonio Di Pietro che dal suo blog torna a mettere in primo piano l’imortanza dell’inchiesta ’Why not’: ’’È estremamente necessario ricostruire fatti e rapporti di persone citate nell’inchiesta. Chi, come me, non ha nulla da nascondere non può che auspicare che ’Why Not’ vada avanti. Anzi, buon senso vorrebbe che a proseguire le indagini fosse proprio De Magistris, il magistrato che, avendo iniziato l’indagine, conosce a menadito tutte le carte ed ogni risvolto processuale’’.
’’E’ un’inchiesta che non deve essere lasciata nel limbo perché - sostiene l’ex pm di Mani pultite - ogni giorno, vengono tirate in ballo centinaia di persone, a volte a proposito, ma tante altre a sproposito. Solo la magistratura può dipanare la matassa tra rapporti leciti e illeciti. Se non può più farlo De Magistris - conclude Di Pietro - lo si lasci fare alla Procura della Repubblica di Salerno che ha dimostrato con i fatti di non aver timore reverenziale per nessuno".