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Scuola

Esami di maturitÓ: su Dante, legalitÓ e Costituzione le tracce uscite alla prova di italiano

mercoledì 20 giugno 2007 di Emiliano Morrone
Dante, legalitÓ e Costituzione sono gli argomenti delle tracce della prova di italiano per la maturitÓ. Uscite oggi, Federico La Sala, di la Voce di Fiore, ha fondato la sua enorme impresa intellettuale sul giornale proprio muovendo dal padre della lingua italiana e dalla cultura dei valori nazionali e dello Stato. Lontano da retoriche ideologiche, La Sala ha anticipato di due anni, se vogliamo, le tracce della prova di maturitÓ di oggi. Piuttosto, come lo stesso professore campano ha (...)

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> Esami di maturitÓ: su Dante, legalitÓ e Costituzione le tracce uscite alla prova di italiano --- LA MEDIAZIONE CULTURALE. Franšois Cheng: źLa bellezza? ╚ un’epifania che nasce dal dialogo con le altre culture╗.

domenica 15 giugno 2008

╚ il pi¨ importante mediatore culturale tra Cina e Occidente: źDa quando ho scoperto la pittura del Rinascimento sono diventato un pellegrino d’Oriente╗

Franšois Cheng: źLa bellezza? ╚ un’epifania che nasce dal dialogo con le altre culture╗

di Elena Doni (l’UnitÓ, 13.06.2008)

A pensarci bene l’unico indizio che potrebbe rivelarlo non autoctono Ŕ il suo francese. Troppo perfetto nella pronuncia, troppo insindacabile nella scelta dei vocaboli, insomma un francese troppo amato per essere madrelingua. CioŔ una lingua con la quale si ha confidenza fin dalle prime parole (źil pappo e il dindi╗) e la si storpia e la si usa distrattamente anche dopo.

Il professore, il filosofo, il poeta, l’Accademico di Francia non Ŕ infatti nato francese, ma lo Ŕ diventato in etÓ adulta. Franšois Cheng arriv˛ a Parigi a vent’anni senza conoscere una parola di francese e durante l’affollata conferenza che ha tenuto a Roma, all’ambasciata presso la Santa Sede, ha fatto cenno alla durezza dello scontro con una lingua tanto diversa dalla sua. źPossedere la lingua francese Ŕ stata per me una battaglia di tutta una vita. E alla fine sono diventato un altro, ma senza perdere la mia anima. E senza nessun senso di lacerazione: al contrario, con un sentimento di gratitudine. Io non sono che dialogo, il dialogo ci offre la sola possibilitÓ che l’umanitÓ possa raggiungere il suo posto nell’universo╗.

Patrick Valdrini, direttore del Centro culturale San Luigi dei Francesi che aveva organizzato l’incontro, gli ha posto allora una domanda elementare e monumentale: źChe consigli darebbe oggi a un immigrato?╗. E Cheng, un minuscolo signore di 79 anni che ha il garbo e la pazienza dei grandi maestri, ha detto: źSpesso chi va in un paese lontano a cercare lavoro, e lo trova, dice: “mi sono rifatto una vita”. Ma passa la sua vita a coltivare la nostalgia per la patria lontana. I miei primi dieci anni in Francia sono stati terribili, avevo un senso di perdizione. Ma rifarsi una vita vuol dire anche rinascere. Attraverso la lingua io sono entrato in un’altra cultura, quella francese, e poi anche in altre culture europee. Nel conoscere la migliore parte dell’Altro si conosce la migliore parte di sÚ╗. Oggi Cheng Ŕ considerato il pi¨ importante mediatore culturale tra la Cina e l’Europa. Secondo l’ex presidente della Repubblica Jacques Chirac źil suo itinerario tra Oriente e Occidente costituisce un’opera universale╗.

La conoscenza dell’altro da sÚ pu˛ talvolta costituire uno shock, racconta Cheng. Come nel 1960, quando venne per la prima volta in Italia e scoprý la pittura del Rinascimento. Da allora Ŕ tornato una ventina di volte: źsono diventato un pellegrino dell’oriente╗, dice. Ha studiato a fondo quel periodo storico, ha scritto una raccolta di poesie intitolata Cantos toscans. E in qualche modo si rifÓ a questa passione il suo ultimo libro (esaurito in Francia, non ancora tradotto in italiano) PÚlerinage au Louvre: źperchÚ, purtroppo per voi, i grandi capolavori del Rinascimento stanno quasi tutti a Parigi╗.

L’analisi della Gioconda, fatta alla conferenza ma contenuta anche nel libro Cinque meditazioni sulla bellezza edito in italiano da Bollati Boringhieri, parte dalla constatazione che la seduzione esercitata da questo ritratto non viene solo dall’armonia dei tratti della gentildonna, ma dal sorriso e dallo sguardo. E non Ŕ neppure giusto, secondo Cheng, davanti a un tale capolavoro interrogarsi sulla ragione del misterioso sorriso: “la bellezza Ŕ una sorta di epifania che nasce dal dialogo con l’universo. Con la Gioconda l’intenzione di Leonardo non era solo quella di rendere sulla tela i tratti di una donna. C’Ŕ stata in lui la volontÓ di trasmetterci il suo meravigliarsi davanti al miracolo dell’universo, quasi che la Gioconda ne fosse un’emanazione╗. Non Ŕ un caso, ha fatto notare Cheng, che Leonardo abbia rialzato il paesaggio raffigurato dietro la figura umana: nelle convenzioni dell’epoca la natura che fa da sfondo non supera mai l’altezza delle spalle della persona ritratta: nel caso della Gioconda invece arriva fino al livello degli occhi.

Alla domanda se l’Occidente gli abbia offerto chiavi di interpretazione che a noi forse sfuggono, Cheng ha risposto che la grandezza dell’Occidente Ŕ nata dal dualismo soggetto-oggetto, presente in tutta la nostra storia fin dai tempi di Platone: źl’osservazione dell’oggetto ha permesso lo sviluppo del pensiero scientifico, il porsi come soggetto ha dato vita al diritto e alla libertÓ. E anche alla meraviglia della ritrattistica, che la pittura cinese invece non conosce╗. Ma sulla quale Cheng ha scritto un libro illuminante.


Franšois Cheng (cinese tradizionale: 程抱一, "Colui che comprende l’UnitÓ") (30 agosto 1929) Ŕ uno scrittore, poeta e calligrafo cinese naturalizzato francese. ╚ diventato cittadino francese nel 1971.

Nato in una famiglia di letterati (i suoi genitori furono tra i primi borsisti cinesi negli USA, e il padre fu uno dei fondatori dell’UNESCO), arriv˛ in Francia nel 1949, senza conoscere una parola di francese, esule dalla sua patria e spinto dalla passione per la cultura francese. ╚ entrato nella carriera universitaria a partire dagli anni ’60, all’╔cole des langues orientales, cimentandosi anche in traduzioni di poesia, e traducendo in cinese Baudelaire, Rimbaud, Apollinaire, Char e Michaux.

Naturalizzato francese nel 1971, ha cominciato a pubblicare in francese abbastanza tardi, inizialmente sulla pittura cinese, poi anche opere di poesia. Successivamente, valutando di aver raggiunto l’esperienza sufficiente, Ŕ passato a scrivere romanzi.

Nel 2001 Franšois Cheng Ŕ stato insignito del Grand Prix de la francophonie dell’AcadÚmie franšaise. Il 13 giugno 2002 Ŕ diventato il primo asiatico eletto tra i membri dell’AcadÚmie franšaise. ╚ membro dell’Haut Conseil de la Francophonie. (Wikipedia)


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