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Al Ministro Fioroni (e a Pietro Citati)

MILANO. ROZZANO: SCUOLA MEDIA STATALE "LUINI-FALCONE". UMILIATI E OFFESI DA "LEGITTIMI" GIOCHI BUROCRATICI E "POLITICI" BRAVI "MISERABILI" PROFF. E CITTADINI. Rischierò di venir silurato ma non posso tacere: la coraggiosa testimonianza di un cittadino, sacerdote, professore della Scuola - a cura di pfls

domenica 29 luglio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] per i colleghi che ho avuto la fortuna di incontrare e con cui ho potuto collaborare nel mettere tutte le energie e gli sforzi possibili per cercare di ascoltare e andare incontro alle esigenze di ragazzi e famiglie che vivono in una situazione davvero difficile, spesso ai limiti dell’umanità.
Mi sono trovato in un ambiente, una scuola davvero d’eccellenza, che non si è mai limitata a fare il suo dovere di insegnare le materie stabilite dal Ministero dell’Istruzione ma si è inserita (...)

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> MILANO. ROZZANO: SCUOLA MEDIA STATALE "LUINI-FALCONE". BRAVI "MISERABILI" PROFF. UMILIATI E OFFESI DA "GIOCHI" BUROCRATICI E "POLITICI". La coraggiosa testimonianza del professore sacerdote della Scuola - a cura di pfls

martedì 24 luglio 2007

Durissima lettera del fratello di Paolo Borsellino

-  «Basta lacrime, vendichiamo Paolo»
-  «Finiamola con le commemorazioni fatte da chi ha contribuito a far morire mio fratello».

E ai politici: «il Sud abbandonato alla mafia» *

MILANO - «È ora di smettere di piangere per Paolo, è ora di finirla con le commemorazioni, fatte spesso da chi ha contribuito a farlo morire». È una lettera durissima quella scritta da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice morto 15 anni fa nella strage di via D’Amelio a Palermo. L’ingegnere Borsellino, che vive a Milano, ha voluto replicare al documentario sulla mafia a Palermo andato in onda lunedì sera su rai3 e condotto da Alexander Stille. Si tratta della seconda lettera che il fratello del magistrato ammazzato dalla mafia con quattro agenti della scorta, scrive. La prima lettera era stata scritta pochi giorni fa alla vigilia delle commemorazioni per il 15esimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

VENDICARE - «È l’ora invece di dimenticare le lacrime, è l’ora di lottare per Paolo, lottare fino alla fine delle nostre forze, fino a che Paolo e i suoi ragazzi non saranno vendicati e gridare, gridare, gridare finchè avremo voce per pretendere la verità, costringere a ricordare chi non ricorda», prosegue Salvatore Borsellino.

POLITICI - Borsellino si chiede «dove sono le migliaia di persone che Una foto di archivio di via D’Amelio dove il giudice Paolo Borsellino fu ucciso dalla mafia (Ansa) cacciarono e presero a schiaffi i politici che, scacciati dai funerali di Paolo, avevano osato andare nella Cattedrale di Palermo, davanti alle bare dei ragazzi morti insieme a lui, a fingere cordoglio e disputarsi i posti più in vista nei banchi della chiesa?». E ancora: «Dove sono le migliaia di giovani, di gente di tutte le età, che ai funerali di Paolo continuavano a gridare il suo nome, Paolo, Paolo, Paolo?». «Ricordi il presidente del Consiglio e ricordino tutti i politici - prosegue Salvatore Borsellino - che guidare l’Italia non è gestire un tesoretto, disquisire su scalini e scaloni, o azzuffarsi sugli interventi nelle missioni all’estero, e dimenticare che i veri problemi sono nel nostro stesso paese, in un Sud abbandonato alla mafia, alla camorra, alla ndrangheta».

GIOVANI - Quindi l’appello ai giovani: «Ricordate che non ci può essere una repubblica, non ci può essere una democrazia fondata sul sangue, fondata sui ricatti incrociati legati alla sparizione di un’agenda rossa e delle memorie di un computer e a quello che può esserci scritto o registrato. Ricordate che non basta cambiare nome ad un partito e poi, nel discorso programmatico del suo capo in pectore non sentire neanche pronunciare la parola mafia. Ricordate che il futuro è vostro e che ve lo stanno rubando».

L’AGENDA ROSSA - Torna in primo piano intanto la vicenda della scomparsa dell’agenda rossa del giudice ucciso in via D’Amelio. In merito, il gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza ha infatti indicato alla procura nuovi spunti di indagine. Nelle scorse settimane i pm avevano chiesto l’archiviazione del fascicolo iscritto a carico di ignoti per il reato di furto. Il giudice, però, si era opposto riservandosi ulteriori decisioni. Ora, con una ordinanza, il gip ha chiesto alla Procura di ricostruire cronologicamente le fasi successive all’esplosione dell’autobomba e di interrogare i due carabinieri ritratti in alcune foto in via D’Amelio il 19 luglio del 1992 accanto all’allora capitano, Giovanni Arcangioli che teneva in mano la borsa che avrebbe dovuto contenere l’agenda scomparsa e sulla quale, come abitudine, Borsellino segnava ogni cosa riguardasse appuntamenti, indagini e sue riflessioni. Arcagioli, che nel frattempo è diventato colonnello, è iscritto nel registro degli indagati a Caltanissetta per false dichiarazioni al Pm. Il Gip Sferlazza chiede anche ai Pm di Caltanissetta, inoltre, di accertare perché la relazione sulla scomparsa dell’agenda venne redatta solo a dicembre del 1992.

* Corriere della Sera, 24 luglio 2007


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