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Il magistero del "logo" di "Mammasantissima" e "Mammona" ("Deus caritas est") o il magistero del "Logos" d’ Amore ("Deus charitas est") di Gesù, Giuseppe e Maria?!!

"CHARITAS", "HOMO", E L’ "H" DELL’UMANITA’ DI OGNI ESSERE UMANO!!! SULLA VIA DELLA VERITA’, NON DELLA MENZOGNA. Caro Papa Ratzinger ... "Sàpere aude!", Amare aude! Sia "charitatevole" e "maggiorenne" verso se stesso e verso il prossimo!!! Risponda eu-angelicamente (o almeno come Pilato: "Ecce Homo" - ma senza togliere la "H" alla Parola, come ha fatto nell’enciclica) al grido dei fratelli e delle sorelle omosessuali, dentro e fuori dalla Chiesa. Non abbia paura, la grazia (cHaritas) di Dio, il "Padre nostro", La illuminerà - a cura di pfls

Non abbiamo nulla da nascondere, e voi? La domanda sale dalla lettera aperta che un gruppo di omosessuali preti sottopone alla comunità cristiana e alla gerarchia cattolica ...
lunedì 30 luglio 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, noi consideriamo la nostra omosessualità come una ricchezza, perché ci aiuta a condividere l’emarginazione e la sofferenza di tanti fratelli e sorelle; per parafrasare San Paolo, possiamo farci tutto a tutti, deboli con i deboli, emarginati con gli emarginati, omosessuali con i gay.
L’esperienza mostra che la nostra condizione omosessuale, se vissuta alla luce del Vangelo, sotto l’azione dello Spirito ci mette in condizione di (...)

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> "CHARITAS", "HOMO", E L’ "H" DELL’UMANITA’ DI OGNI ESSERE UMANO!!! SULLA VIA DELLA VERITA’, NON DELLA MENZOGNA. --- la chiesa cattolica è irriformabile dall’interno (Franco Grillini - Pierfranco Pellizzetti)

sabato 17 gennaio 2009


-  LA CROCE SUGLI OMOSESSUALI

-  La redenzione vaticana dei preti gay (MicroMega, Editoriale - 15.01.2009

-  di Franco Grillini )

Ha ragione Pierfranco Pellizzetti quando dice che la chiesa cattolica è irriformabile dall’interno e la questione dei “preti gay” lo conferma. La vicenda è tornata alla ribalta dopo la pubblicazione di un articolo dello psichiatra Vittorino Andreoli su omosessualità e sacerdozio sull’Avvenire del 7 gennaio. Il giorno successivo Marco Politi su Repubblica in prima pagina riporta il commento a questo articolo di vari personaggi tra cui il sottoscritto. Andreoli dice che non essendo l’omosessualità una malattia andrebbe riconsiderata l’esclusione dei gay dal sacerdozio. Il direttore del quotidiano dei vescovi Dino Boffo dice che la cosa si può discutere. Ma dato che in vari documenti ufficiali del Vaticano e dell’attuale chiacchieratissimo papa si dice esattamente il contrario, evidentemente anche questo dibattito è la spia di un più vasto dissenso che percorre i sotterranei vaticani, soprattutto verso un papato che non entusiasma e che non decolla (prova ne sia il crollo dell’audience: in un solo anno 1 milione e 800 mila fedeli in meno in piazza san Pietro).

La croce sugli omosessuali, mi si perdoni l’irriverente metafora, la si è buttata soprattutto di recente, tentando di sviare le gigantesche responsabilità della gerarchie romano cattolica per i clamorosi scandali sessuali che l’hanno scossa un po’ in tutto il mondo, ma con l’epicentro nella chiesa americana, la più ricca. Anzichè mettere in discussione il ridicolo obbligo di celibato, ovvero di astinenza, cioè di castità, del clero cattolico che sta alla base di ogni manolesta clericale, si è voluto cercare un comodo capro espiatorio dando la colpa a qualcun altro e chi, se non gli omosessuali e l’omosessualità, poteva fungere da perfetto capro espiatorio rispetto ad una chiesa innocente e illibata?

Ecco allora che una istruzione tutta interna, come quella sul reclutamento dei preti, è stata presentata alla stampa mondiale con dovizia di particolari e un gran strombazzamento mediatico. I gay non possono essere ammessi al sacerdozio cattolico. A tal fine, e per scovare i furbetti che si intrufolano, i seminaristi verranno sottoposti ad esami severi per accertarne una sana e robusto eterosessualità.

Peccato che tutto ciò sia illecito sul territorio italiano sia per quanto riguarda la nostra legislazione che in materia di tutela della privacy (e soprattutto per ciò che riguarda i dati sensibili come quelli sulla sessualità) è chiarissima sia perché non essendo l’omosessualità una malattia tutti gli psichiatri e psicologi che si prestassero a una tale porcheria sarebbero passibili di espulsione dai rispettivi ordini professionali.

D’altra parte se un prete non deve fare sesso in alcun modo che differenza fa se uno è gay o etero? Possiamo pure dire chi se ne frega se la chiesa di Roma recluta chi gli pare, visto che dal mestiere di prete sono eslcuse anche le donne? Vero. Tuttavia quando si da un rilievo così grande a una discriminazione, questa assume un significato che travalica la questione in se e il risultato è quello di una pesante campagna omofobica cui è lecito e necessario reagire con forza.

Ma la domanda vera è: è possibile per un maschio adulto e in buone condizioni di salute passare una intera vita in castità ovvero in assenza totale di vita sessuale? Da psicologo quale sono dico un deciso no, non è possibile, pena una grave e sadica sofferenza umana. Se si esclude una quota della popolazione che è di fatto asessuata (si parla del 10-11%) e che non ha esigenze sessuali particolari, il resto non solo ne ha bisogno, ma per avere una certa serenità e una vita sessuale normale dovrebbe fare sesso tra le due e le tre volte a settimana. Dal che se ne deduce che anche i preti, in maggioranza, se non si vuole essere “contram naturam”, si danno da fare e anche parecchio, ogni settimana se non ogni giorno, omo o etero che siano. Il che significa che in Italia su 33 mila preti, tolti quelli troppo vecchi e quelli a cui l’astinenza non da fastidio, almeno 20 mila si danno molto da fare in materia sessuale come tutti gli esseri umani normali. Se questo è vero, significa che siamo di fronte a una gigantesca ipocrisia, ovvero di una religione, l’unica nel globo, che impone un’impraticabile astinenza al suo clero. Il quale, nell’impossibilità di mettere mano a un sesso normalmente praticato, mette mano su quello che ha a disposizione e tutti possiamo immaginare su cosa.

Personalmente ricordo nella mia infanzia un prete che in confessionale mi chiedeva se mi “toccavo” e a quell’età non sapevo proprio che volesse dire. Visto che la legge italiana vigente definisce come bambino tutti coloro che hanno meno di 18 anni sarebbe così difficile chiedere al Vaticano di vietare qualsiasi domanda a contenuto sessuale in confessionale ai minori di 18 anni?

E sarrebbe così drammatica una riforma semplice semplice che consentisse al clero di sposarsi e di avere una normale vita sessuale e di coppia? Vista, tra l’altro, l’ossessiva campagna per la natalità e la famiglia uomo donna non sarebbe il caso di dare l’esempio in prima persona?

Da agnostico quale sono mi chiedo infine, perché mai un omosessuale sano di mente dovrebbe fare il prete cattolico, ovvero il ministro di una religione che, almeno nella sua versione ufficiale, è ossessionata dagli omosessuali e dall’omosessualità (sul perché di questa ossessione magari torneremo in un secondo momento se i lettori di questo sito sono interessati) e che quasi ogni giorno dal pulpito di San Pietro lancia strali su strali verso una delle comunità umane, quella lgbt (lesbica, gay, bisessuale, transessuale), più tranquilla e più mite che la storia umana ricordi.

Forse è proprio la monosessualità del clero cattolico una delle principali attrattive di questa professione in crisi che è ormai così difficile e sofferente che i numeri degli addetti sono impietosamente crollati e si debbono “importare” preti come si importano le badanti.

Probabilmente una mano pietosa dovrebbe aggiungere anche quello del prete nel novero dei mestieri tutelati in quanto “usuranti”.

In ogni caso, per fortuna, esistono apparati religiosi meno rigidi, come quello della chiesa episcopale americana dove un prete omosessuale, il reverendo Gene Robinson, è stato eletto alla carica di vescovo e in questa veste parteciperà all’inaugurazione della nuova presidenza americana. Un altro mondo, un altro pianeta.


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