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Per una storia più ampia e più umana (M. Bloch, 1941)

PAPÀ, SPIEGAMI A CHE SERVE LA STORIA. La risposta di Mac Bloch, in un saggio di Diana Napoli - a cura di pfls

martedì 7 agosto 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] La storia, come sappiamo, non e’ stata a lieto fine. Nel senso, almeno, che Bloch affido’ alla penna queste considerazioni in modo chiaro e compiuto, sistematico, solo dopo il 1940, lasciando alle ultime pagine de La strana disfatta il gia’ citato mea culpa degli storici per non averlo fatto prima e non riuscendo nemmeno a terminare l’Apologie.
Ed egli stesso si decise infine ad entrare nella Resistenza, per cercare altri modi, diversi da quelli dell’erudito, per ricomporre una (...)

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> PAPÀ, SPIEGAMI A CHE SERVE LA STORIA. --- Ma è vero che "molto falsa", come sostiene Rosenberg?! Una risposta all’intervento di Gilberto Corbellini (di studiosi e studiose di Scienze umane e sociali del Cnr).

giovedì 30 maggio 2019

Al CNR la storia è una scienza? Una risposta all’intervento di Gilberto Corbellini *

Recensendo un volume dell’epistemologo statunitense Alex Rosenberg, in un articolo dal titolo Questa storia è davvero molto falsa apparso sul supplemento domenicale del “Sole - 24 ore” il 12 maggio scorso, il professor Gilberto Corbellini ne ha preso spunto per asserire, in polemica con un recente appello in difesa dell’insegnamento della storia, l’assenza di scientificità e di utilità sociale della disciplina stessa.

Per sostenere tale tesi ha offerto una descrizione caricaturale del lavoro degli storici, cui attribuisce il tentativo di «entrare» nella «testa» dei personaggi e la pretesa di «sapere perché Giulio Cesare piuttosto che Carlo Magno presero una determinata decisione». Fa quindi dipendere in generale gli studi storici (e con essi anche il diritto, e implicitamente la filosofia e le scienze umane in genere) dalle «narrazioni» e dalla «ricerca delle motivazioni di un comportamento», e li destituisce così di credibilità fino a definirli «falsi».

Questa presa di posizione ignora totalmente la rilevanza che la questione della prova, la critica delle narrazioni e delle testimonianze, la distinzione fra storia e memoria hanno avuto e hanno nella riflessione storiografica. Fin dai tempi di Lorenzo Valla gli storici sono impegnati a mettere a punto quegli «approcci controllabili» che Corbellini li accusa di ignorare, e gli ultimi decenni li hanno visti partecipi di una significativa riflessione epistemologica, in sintonia con le altre scienze sociali, tesa a superare rigide dicotomie metodologiche quali, ad esempio, quantitativo/qualitativo o struttura/soggettività. E d’altro canto ipotizzare, come si propone nell’articolo, l’opportunità di dimenticare eventi estremi quali i genocidi sminuisce il significato dell’elaborazione e dell’interpretazione, spesso conflittuale, della memoria per la costruzione dei valori della nostra cultura.

Come studiosi e studiose di discipline storiche e umanistiche del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del CNR intendiamo esprimere la nostra preoccupazione per queste affermazioni. Si tratta dichiaratamente di una «provocazione» e come tale, se provenisse semplicemente da un autorevole studioso, ci si potrebbe limitare a trarne spunti di riflessione o a lasciarla cadere. Il professor Corbellini, tuttavia, non è un qualsiasi storico della medicina che si rivolge alla propria comunità scientifica e all’opinione pubblica, ma ha la responsabilità di dirigere il nostro Dipartimento, al cui interno operano decine di storici, storici della filosofia, giuristi e altri ricercatori nel campo delle scienze umane e sociali. Le sue parole, che implicano una delegittimazione pubblica del lavoro degli storici e non solo, investono quindi in pieno il senso della presenza stessa delle nostre discipline all’interno del maggiore ente di ricerca italiano.

Se oggi in Italia i saperi storici e umanistici appaiono quanto mai marginalizzati, un intervento come questo, tanto più per il ruolo istituzionale di elevata responsabilità del suo autore, sembra essere più il sintomo di un profondo problema culturale e scientifico che non un contributo al suo superamento. Esso offre quindi l’occasione per sollecitare ai vertici del CNR un pronunciamento in merito al ruolo e alle prospettive delle discipline umanistiche all’interno dell’ente e per aprire in proposito un dibattito all’interno della comunità scientifica e della società.

David Armando (ISPF-CNR)

Grazia Biorci (IRCRES-CNR)

Olga Capirci (ISTC-CNR)

Geri Cerchiai (ISPF-CNR)

Gemma Colesanti (ISEM-CNR)

Gabriella Corona (ISSM-CNR)

Roberto Evangelista (ISPF-CNR)

Amedeo Feniello (ISEM-CNR)

Ida Maria Fusco (ISSM-CNR)

Stefano Gallo (ISSM-CNR)

Patrizia Grifoni (IRPPS-CNR)

Paolo Landri (IRPPS-CNR)

Maurizio Lupo (ISSM-CNR)

Daniela Luzi (IRPPS-CNR)

Fabio Marcelli (ISGI-CNR)

Armando Mascolo (ISPF-CNR)

Marina Montacutelli (ISSM-CNR)

Michele Nani (ISSM-CNR)

Anna Maria Oliva (ISEM-CNR)

Walter Palmieri (ISSM-CNR)

Claudia Pennacchiotti (IRPPS-CNR)

Leonardo Pica Ciamarra (ISPF-CNR)

Mariarosaria Rescigno (ISSM-CNR)

Giovanni Rota (ISPF-CNR)

Alessia Scognamiglio (ISPF-CNR)

Luisa Simonutti (ISPF-CNR)

Luisa Spagnoli (ISEM-CNR)

Alessandro Stile (ISPF-CNR)

Antonio Tintori (IRPPS-CNR)

Pina Totaro (ILIESI-CNR)

Mattia Vitiello (IRPPS-CNR)

* ALFABETA-2: Per chi desiderasse mettersi in contatto con gli autori della lettera, l’email di riferimento è storiascienza.cnr@libero.it.


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