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Eu-ropa, Eu-angelo, ed UmaNITA’ .... contro l’omofobia e la cultura della morte!!!

SALVARE PEGAH. CARA "LONDRA" ... L’estradizione di Pegah Emambakhsh non sarebbe semplicemente un’ingiustizia, PER L’INGHILTERRA E L’EUROPA SAREBBE SOLO UN’IMMANE CECITA’ E UNA VERGOGNA PLANETARIA. Un articolo-appello di JOHN LLOYD, un’intervista a Pegah, e (a seguire) una proposta di SALVATORE CONTE - a cura di pfls

mercoledì 5 settembre 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] Pegah Emambakhsh ha trovato rifugio nel Regno Unito nel 2005, in seguito all’arresto, alla tortura e alla condanna a morte per lapidazione della sua partner sessuale (non è chiaro, ad ogni buon conto, se la sentenza è stata eseguita o lo sarà in futuro). La sua domanda di asilo però è stata respinta: secondo l’Asylum Seeker Support Initiative di Sheffield, dove Pegah si trova rinchiusa in un centro di detenzione, quando le è stato chiesto di fornire le prove della sua omosessualità e (...)

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> SALVARE PEGAH. CARA "LONDRA" ... UN’IMMANE CECITA’ E UNA VERGOGNA PLANETARIA. ... La risposta ("pilatesca" - senza alcuna offesa per Pilato!!!) del direttore di "Avvenire"

sabato 25 agosto 2007

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DELL’AVVENIRE, ALLA LUCE DEL PARAGRAFO n. 2358 («Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. (...) Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione») DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA ... E DEL FATTO CHE SUI GIORNALI INGLESI NON C’E’ TRACCIA DELLA VICENDA!!! Non c’e’ che dire!!! C’è molto marcio non solo in Inghilterra, ma anche in ... Danimarca!!! Gloria a Shakespeare e che "Amleto" viva in eterno!!! (fls)


Pegah, che rischia l’estradizione in Iran *

di Fabrizio Spano

Caro Direttore,

entro la fine di agosto una cittadina iraniana rifugiatasi a Londra potrebbe essere rimpatriata nel suo paese dove l’attende una morte lenta, dolorosa a tal punto da essere inimmaginabile, un’agonia che potrebbe protrarsi per più di un’ora. Se venisse rispedita in Iran, Pegah Emambakhsh verrebbe lapidata. Ciò sarebbe già terribile se si trattasse di un’assassina, di una terrorista, di una donna macchiatasi dei crimini più infamanti. Ma Pegah è una innocente. La sua unica colpa è di essere lesbica, una omosessuale. Io non sono un lettore del suo giornale, né un cattolico. Ma mi rivolgo a lei perché credo che sarebbe importante se il mondo cattolico facesse sentire la propria voce, se la Chiesa si esprimesse su questo caso che è solo uno dei tanti nel mondo. Conosco bene le posizioni della Chiesa sull’omosessualità. Le conosco perché le combatto con tutti gli strumenti che la democrazia mi offre. Ma qui non si tratta di Dico o Pacs o simili. Queste discussioni, questi scontri appaiono insignificanti di fronte a quello che succede in altri posti del mondo meno fortunati. E se mi rivolgo a lei è proprio per questo. Sarebbe bello se la Chiesa dicesse: noi non accettiamo e non accetteremo mai le unioni omosessuali, anzi consideriamo l’omosessualità un peccato. Ma non abbiamo dubbi nel condannare l’emarginazione, le discriminazioni, le violenze e l’omicidio nei confronti degli omosessuali in quanto tali. Lei dirà che non c’è bisogno di dire una cosa del genere. È una cosa ovvia. No, non lo è.Io non sono cattolico. Ma sono italiano. Il cattolicesimo, la Chiesa fanno parte della mia storia, della mia cultura, dei miei ricordi e delle mie esperienze. Quante volte perdendomi per Roma ho ritrovato la strada prendendo come punto di riferimento una chiesa, un campanile, una cupola! Sarebbe bello... Grazie per avermi dedicato un po’ del suo tempo.

Fabrizio Spano

L’omosessualità, in se stessa, - contrariamente a ciò che lei scrive - non è un peccato; per la morale cattolica, infatti, l’inclinazione omosessuale non è una colpa che possa essere addebitata a chi la vive. Il Catechismo della Chiesa cattolica dichiara in proposito: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. (...) Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (n. 2358). Parole che mi pare non possono essere fraintese e quindi, ciò che lei si attende, è da tempo non solo convinzione pacifica, ma anche atteggiamento generalmente esercitato nella prassi pastorale. Nessuna discriminazione verso le persone omosessuali, ma appunto «rispetto, compassione, delicatezza», pur ribadendo che gli atti di omosessualità «in nessun caso possono essere approvati» (n. 2357). Non ho, così, alcuna difficoltà ad associarmi al suo appello, confermando peraltro la linea di condotta che abbiamo linearmente mantenuto da sempre, anche di fronte agli stravolgimenti e alle polemiche artatamente rinfocolate da chi riteneva utile alzare i toni contro Chiesa e cattolici. Sono con lei, con una cautela - che spiega perché non abbiamo finora dato risalto alla notizia -: sui media inglesi (Times, Independent, Guardian, Bbc...), solitamente molto solerti nel dare eco alle battaglie in favore dei gay, non risulta traccia della vicenda, che ha trovato spazio solo su testate italiane. Con ciò, resto dell’avviso che sia giusto fare tutto il possibile per impedire che in una qualsiasi parte del mondo una persona sia messa a morte o finisca in prigione solo perché omosessuale. Se questo è ciò che rischia Pegah Emambakhsh, uniamo la nostra voce a chi chiede di salvarle la vita.

* AVVENIRE - IL DIRETTORE RISPONDE/FORUM, 25.08.2007.


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