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Europa

TURCHIA. LA SVOLTA. Dopo Ataturk, primo islamico a capo dello Stato. Abdullah Gul eletto presidente. I leader europei plaudono. Giudizio di Prodi molto positivo - a cura di pfls

Le prime dichiarazioni del nuovo presidente : "Difenderò la costituzione, inclusa la laicità".
mardi 28 août 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha espresso le sue "più vive congratulazioni" a Abdullah Gul per la sua elezione alla presidenza della Repubblica turca. Secondo Barroso con la formazione a breve in Turchia anche del nuovo governo "con un chiaro mandato popolare" si apre "una opportunità per un impeto nuovo e immediato al processo di adesione all’Ue, attraverso il progresso in vari settori chiave" [...]

Primo (...)

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> TURCHIA. LA SVOLTA. --- La sharia soft che terrorizza la Turchia laica. Occupy Taksim e la rabbia di Erdogan. “Dalla censura alla repressione”. Il benessere non basta.

mardi 4 juin 2013


-  La sharia soft che terrorizza la Turchia laica
-  Non sono solo i faraonici progetti urbanistici
-  Dietro alle manifestazioni, il timore che l’islam moderato sia solo una facciata

di U.D.G. (l’Unità, 04.06.2013)

Giovani delle periferie e studenti universitari. Ultras di calcio e attivisti di ong. Percorsi diversi, ma con un con un denominatore comune : il rifiuto di un potere che sentono autoritario e invadente nelle loro vite. In questo i giovani turchi di Piazza Taksim assomigliano tanto ai loro coetanei egiziani di Piazza Tahrir e ai giovani tunisini in prima fila nella « rivoluzione jasmine ». In un mondo globalizzato, i giovani di Piazza Taksim pretendono una globalizzazione dei diritti. E non accettano compromessi. Questa rivolta consiste nella lotta contro le politiche del governo, nella paura che si possa andare alla deriva verso una Repubblica Islamica, nella perdita delle libertà di cui l’attuale Costituzione, frutto di una guerra di liberazione, è diretta emanazione e garanzia.

L’Ataturk Cultural Center, anch’esso in Taksim Square, dev’essere demolito, annuncia il premier Erdogan. Il messaggio è chiaro a tutti : Ataturk è stato il fondatore della Repubblica e, nonostante la sua figura sia controversa, rimane il simbolo di una Turchia che guarda a Occidente, ispirata da valori democratici.

Gli oppositori poi accusano l’Akp, il partito di Erdogan, di essere troppo vicino a una classe di imprenditori che ha trovato fortuna parallelamente all’ascesa del partito islamista : quella dei costruttori. Gezi Park è al centro di un’ennesima speculazione immobiliare a Istanbul : al suo posto è prevista la costruzione di un nuovo centro commerciale. Per non parlare della maxi moschea, che sorgerà su una collina che sovrasta la parte asiatica di Istanbul e getterà la sua ombra sui gioielli dell’architettura religiosa ottomana in città.

Ma non è che il minore dei progetti faraonici promossi dall’ex sindaco Erdogan per la città sul Bosforo, dopo il terzo aeroporto, che dovrebbe accogliere 150 milioni di passeggeri l’anno, il terzo ponte sul Bosforo, che sorgerà in un’area poco abitata, passibile di nuova forte urbanizzazione, e il canale parallelo allo stretto, destinato ad alleggerire il traffico delle petroliere in città.

GAMBE IN MOSTRA

Non è solo questo. È anche il crescente martellamento contro i capisaldi di una società laica : nel 2004 l’Akp ha tentato invano di far approvare una norma che qualifica l’adulterio come reato, lo scorso anno Erdogan ha provocato l’indignazione dei gruppi femminili, definendo l’aborto un delitto, e della società civile varando una riforma della scuola che riporta in primo piano le scuole religiose, per l’educazione di future « generazioni devote ». I giovani di Piazza Taksim temono che Istanbul si trasformi in una nuova Qom. La provocazione di confrontare la Turchia con l’Iran non è esagerata.

Nella Turchia di Erdogan è stato proibito l’alcol, censurato internet. Vietato persino il rossetto rosso per le hostess della Turkish Airlines. Alla protesta contro la distruzione del parco di Istanbul si è unita la protesta delle birre e quella del bacio. Il 24 maggio il Parlamento turco ha approvato una legge che proibisce la vendita di alcol tra le 22 e le 6 del mattino, vieta le pubblicità di bevande alcoliche e impedisce a nuovi negozi, bar e ristoranti che vendono alcolici di aprire nel raggio di 100 metri da scuole e moschee.

Le bevande alcoliche sono state bandite anche dalle pubblicità e da film e telefilm. Il quotidiano laico Milliyet ha parlato del tentativo di introduzione di una sharia (legge islamica) moderata In risposta alle politiche del governo, molti giovani hanno sfidato le autorità e hanno sfilato con bottiglie di birra in mano, che hanno poi depositato lungo le strade. Anche i tentativi di limitare comportamenti considerati moralmente inaccettabili, come il divieto mostrare le gambe femminili nelle pubblicità o di baciarsi nell’area della metropolitana di Ankara, sono stati accolti dai manifestanti come il segno di una svolta fortemente conservatrice, di impronta islamica. Contro cui ribellarsi.


-  Occupy Taksim e la rabbia di Erdogan
-  La piazza di Istanbul resiste alla polizia
-  Almeno due vittime negli scontri
-  Usa e Ue criticano la strategia del premier turco

-  di Roberta Zunini (il Fatto, 04.06.2013)

E ora, con i corpi delle prime due vittime ancora caldi - si tratta di due ventenni, uno ucciso da un colpo d’arma da fuoco alla testa, l’altro travolto da un auto mentre tentava di scappare dalle manganellate dei poliziotti - e nuovi scontri in piazza Taksim ma anche nella capitale Ankara dove gli agenti si sono esibiti in performance di una violenza inaudita, arriva il turno dei rettori universitari.

SENZA PIÙ alcun tentativo di nascondere la sua personalità illiberale, ispirata dal micidiale mix “islam e affari”, il premier turco Erdogan, uno dei pochi “statisti” internazionali a essere rimasto amico di B., si è scagliato pubblicamente contro presidi e rettori degli atenei pubblici laici, rei di aver sospeso le sessioni di esami per dare la possibilità agli studenti di continuare a esercitare il loro diritto costituzionale di manifestare nelle strade del paese.

Prima di partire per il suo tour lampo nei paesi nordafricani (la cui popolazione araba condivide con i turchi la confessione islamica-sunnita), il premier, durante un intervento tv, ha esplicitamente puntato il dito contro Umran Inan, rettore dell’università Koc di Istanbul. Erdogan ha accusato il rettore “di incentivare i giovani a partecipare alle proteste” e ha ribaltato sull’ateneo le accuse che gli vengono rivolte in questi giorni dagli ambientalisti, affermando che per la costruzione della sua sede sono stati distrutti ettari di foresta. La Koc non è l’unica università ad aver preso posizione.

Nel frattempo le immagini - po-state via internet sul sito di “OccupyGezi” - dei pestaggi e dell’atteggiamento criminale dei poliziotti, filmati di nascosto con un cellulare mentre sparano contro la finestra di un’abitazione o picchiano persone ignare che ammirano le rive del Bosforo, hanno impressionato anche molte star americane, a partire da Madonna. Che ha messo sulla sua pagina Facebook, attraverso Istagram, una foto degli scontri con il commento : “Al via la Rivoluzione dell’Amore ! Tolleranza=dignità umana e rispetto”.

Anche il famoso regista turco naturalizzato italiano, Ferzan Ozpetek, che sta seguendo tutte le fasi della rivolta nonostante sia molto impegnato sul set del suo nuovo film, ha mandato numerosi tweet, poi ripresi anche da Sabina Guzzanti, Sandro Veronesi e altri nomi noti, in cui denuncia la censura operata dai media. La maggior parte dei giornali e delle tv turchi è alle dipendenze dirette del governo o è filo-governativa.

MA ANCHE i canali all news, apparentemente indipendenti, hanno censurato le manifestazioni mostrando poche immagini e solo di manifestanti incappucciati. Le violenze perpetrate dalla polizia non sono state mandate in onda. Come è avvenuto durante le manifestazioni in piazza Tahrir in Egitto o lungo viale Bourguiba a Tunisi o a Misurata durante la rivoluzione contro Gheddafi, sono i social network, come facebook e twitter a raccontare tutte le fasi della protesta.

Per questo Erdogan si è scagliato contro questi nuovi mezzi di comunicazione difficilmente controllabili. Nel tentativo di mediare tra opposizione laica e il premier, leader del partito islamico moderato, è sceso in campo il presidente della Repubblica, Abdullah Gul, che ha incontrato il segretario del principale partito di opposizione, Partito repubblicano popolare (Chp), Kemal Kilicdaroglu, dichiarando che “democrazia non significa solo elezioni libere”. Parole che non hanno tranquillizzato né l’Europa né la Casa Bianca. La comunità internazionale ha criticato “ la reazione sproporzionata delle forze dell’ordine turche” e la Casa Bianca ha sottolineato che le manifestazioni pacifiche sono vitali per la democrazia.


L’oppositore

“Dalla censura alla repressione”

di Rob. Zun. (il Fatto, 04.06.2013)

È una delle figure più scomode e perseguitate dal premier turco Erdogan, che nella seconda legislatura ha accelerato i suoi obiettivi nazionalisti-religiosi-affaristici per rendere il paese la potenza sunnita egemone in tutti i settori della società mediorientale, soprattutto a scapito della libertà di espressione.

Yildirim Turker è uno dei più noti giornalisti indipendenti finiti sotto processo più volte con l’accusa di “aver offeso l’identità turca, di aver insultato l’esercito e lo Stato”. Amico di Hrat Dink, il giornalista turco-armeno assassinato da un gruppo della destra nazionalista, Turker non si è mai piegato ai voleri del potere, da chiunque fosse rappresentato, e per questo ha pagato e sta pagando, assieme a decine di altri giornalisti e oppositori politici, la sua scelta di tenere la schiena dritta e di fare davvero il proprio mestiere : essere cioè “il cane da guardia del potere”, definizione coniata dal giornalismo anglosassone e sempre meno di moda ovunque, ma soprattutto nella Turchia di oggi. Nazione definita dalle organizzazioni non governative internazionali come Amnesty, la più grande prigione a cielo aperto per i giornalisti dopo la Cina.

“ Ho lavorato per 16 anni al giornale Radikal ma dopo aver scritto un’inchiesta su Erdogan, che venne censurata, fui costretto a lasciare la redazione. Da quel momento sono entrato e uscito da una lunga serie di processi”.

Turker è stato quasi sempre assolto ma la sua vita professionale ne ha risentito.

“Anche perché Erdogan ha comprato praticamente tutti i mezzi di comunicazione, carta stampata e tv. Dal momento che la maggior parte dei magnati dei media hanno progetti estremamente ambiziosi anche in altri ambiti industriali, come la costruzione di autostrade per esempio, hanno bisogno del sostegno della politica per realizzarli e dunque preferiscono licenziare i reporter che scrivono delle collusioni e corruzione”.

Secondo Turker, nemmeno durante il potere della giunta militare la stampa è stata così arrendevole. Quello che sta succedendo oggi in Turchia è la prima reazione dell’opinione pubblica dopo almeno un decennio di narcosi dovuta anche a una stampa servile.

“Questo sconvolgimento non è certo scoppiato solo per difendere un parco.

“Erdogan sta facendo piazza pulita delle libertà civili : il 24 maggio ha imposto una legge che vieta la vendita di alcolici, li bandisce dalle pubblicità e dai film. Non vuole che le hostess mettano il rossetto e i ragazzi si bacino in pubblico. Ma soprattutto sta cercando di mettere fuori legge conquiste come l’aborto e la libertà di non fare figli anche se si è sposati”.

La società laica turca è ancora troppo vigorosa per accettare che il velo venga imposto a poco a poco nelle università, tempio laico degli eredi kemalisti.

“Non credo che le folle andranno a casa in un paio di giorni. Tutti i cittadini scesi in piazza continueranno a gridare per settimane : ’Taksim è nostra, questa città è nostra. Anche se di certo Erdogan non smusserà la sua estenuante arroganza”. E se non farà più manganellare pubblicamente i manifestanti, continuerà in privato a mandare i suoi agenti a tacitare chi denuncia gli abusi di potere, suoi e di una classe imprenditorial-giornalistica corrotta.


“La nuova classe media creata dal premier ora vuole più libertà”

L’analista turco Cagaptay : il benessere non basta

intervista di Maurizio Molinari (La Stampa, 04.06.2013)

« La classe media si rivolta contro il premier Recep Tayyip Erdogan, che è vittima del proprio successo politico » : con questo paradosso il politologo Soner Cagaptay, titolare degli studi sulla Turchia al Washington Istitute e apprezzato analista nei talk show televisivi, interpreta la crisi in atto.

Da dove nascono le proteste ?

« Nell’ultimo decennio le politiche economiche dell’Akp, il partito di Erdogan, hanno trasformato la Turchia in una società dove la classe media è diventata maggioranza. Si è alzato il tenore di vita, la povertà è stata arginata, c’è stata crescita economica. Ma adesso tale classe media chiede il rispetto dei diritti individuali, pone al partito al governo la questione di come definire la democrazia ».

Perché la rivendicazione di tali diritti emerge adesso ?

« Il partito Akp ha varato di recente leggi sulla limitazione della vendita dell’alcol e sulla trasformazione del parco centrale di Istanbul in un centro commerciale che hanno trovato una forte opposizione popolare. Erdogan ha deciso comunque di andare avanti e la percezione della popolazione è stata una voluta carenza di rispetto per i diritti dei singoli cittadini ».

Quale può essere l’impatto delle proteste ?

« La repressione del sit-in di Istanbul ha portato nel mezzo della notte decine di migliaia di persone a scendere nelle strade e ciò suggerisce che assistiamo alla nascita di una nuova Turchia ».

Di che nazione si tratta ?

« È una nazione composta da una classe media che crede nei diritti degli individui e dove le élites sono democratiche nel senso che credono in governi legittimati dal voto popolare. Ciò che più conta è che la classe media costruita dall’Akp sta dicendo al partito di governo che democrazia non significa solo vincere le elezioni ma costruire consenso popolare e dunque ascoltare i cittadini, senza forzarli a ingoiare qualsiasi decisione adottata dall’alto. Questo significa che in Turchia la base popolare della democrazia si sta rafforzando ».

La Casa Bianca ha chiesto ad Ankara di « contenere l’uso della forza » e « rispettare i diritti dei manifestanti ». C’è una crepa nei rapporti finora solidi di Obama con Erdogan ?

« Lunedì si sarebbe dovuta svolgere la conferenza del Consiglio AmericaTurchia, uno dei maggiori eventi annuali bilaterali, ma la partecipazione dei ministri turchi all’ultimo minuto è stata cancellata. Ciò lascia intendere che il governo Erdogan ha dei problemi seri di immagine con Washington in questo momento. Credo sia il momento più delicato nei rapporti bilaterali da quando il partito di Erdogan arrivò al governo, nel 2003 ».


« Non è una rivoluzione, siamo una democrazia »

La scrittrice Shafak : « Questo è un Paese con una lunga tradizione di modernità »

di Mo. Ri. Sar. (Corriere della Sera, 04.06.2013)

ISTANBUL - Nel 2010 aveva votato sì al referendum sulla riforma costituzionale voluta da Erdogan, convinta che « il Paese non si stesse affatto islamizzando » e che non ci fosse alcun rischio per la democrazia. Ma oggi Elif Shafak, la scrittrice turca che in Italia è diventata famosa con La bastarda di Istanbul, ammette l’esistenza di « tendenze autoritarie che hanno creato una grande tensione nel Paese ». « Sono molto demoralizzata per quello che sta accadendo - dice in un’intervista al Corriere - il comportamento della polizia mi ha molto rattristato ». Tuttavia Shafak rimane convinta che questa non sia una rivoluzione : « La Turchia - spiega - è molto diversa da altri Paesi musulmani perché è una democrazia e un Paese secolare, con una lunga tradizione di modernità e occidentalizzazione. Però lo ammetto : questa non è una democrazia matura ».

Cosa le manca ?

« Abbiamo bisogno di maggior libertà di espressione, i giornali devono poter dire quello che pensano e vanno dati più diritti alle minoranze e alle donne ».

Erdogan si professa un sincero democratico e un difensore dello Stato secolare ma alcune decisioni, come la legge sull’alcol, sembrano andare in un’altra direzione.

« Anche i conservatori, quelli che magari non bevono mai, sono preoccupati da questo giro di vite. Il primo ministro addirittura equipara l’alcolismo al consumo occasionale ma così la gente si offende. Moltissimi turchi bevono ogni tanto e non si sentono per nulla alcolizzati, le sfumature sono importanti ».

Una parte dell’elettorato sta voltando le spalle al premier ?

« Anni fa Erdogan era molto più costruttivo e tollerante. Diceva che sarebbe stato il primo ministro di tutti, anche di quelli che non l’avevano votato. Ora invece sta proteggendo solo quella parte della popolazione che la pensa come lui. Il resto della società, più o meno il 50%, si sente alienato, distante ».

L’esempio del velo è emblematico. Il governo ha fatto cadere il divieto a indossarlo nelle università ma ora si ha la sensazione che coprirsi il capo diventi quasi un obbligo. Lo stesso vale per i baci e le effusioni proibite in pubblico. Cosa ne pensa ?

« Io appoggio i diritti degli individui senza discriminazioni. Per questo ero contraria a vietare il velo nelle università perché impediva a tante giovani donne di avere un’educazione. Allo stesso modo non vedo perché nella metro di Ankara non ci si possa baciare in pubblico. Lo Stato non può interferire nello stile di vita delle persone. Se difendiamo la democrazia solo quando le persone la pensano come noi allora non siamo democratici ».

La protesta è iniziata per difendere piazza Taksim, un simbolo della Turchia laica. Costruire una moschea dove c’è il monumento ad Atatürk non le sembra un affronto ?

« Tutto è iniziato con un sit-in pacifico in piazza Taksim, forse non sarebbe successo nulla se la polizia non avesse usato un atteggiamento così violento. È stata quella la miccia che ha innescato la rivolta. Quando vedi le immagini di un blindato che getta acqua e spara lacrimogeni su persone inermi ti sale un moto di sdegno. Molta gente è scesa in strada dopo le violenze. Questo non è un movimento kemalista, questa è la reazione agli errori del governo e delle forze dell’ordine. I manifestanti vengono dagli ambienti più diversi, a muoverli sono il risentimento e la rabbia accumulati in questi anni ».


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