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Cosa accadrà quando morirà Fidel?

CUBA IN BILICO TRA DUE EPOCHE. Condizioni di vita e speranze dei cubani, oggi. La sintesi di un’indagine sul campo (primavera 2007) di Barbara Meo Evoli - a cura di pfls

venerdì 31 agosto 2007 di Maria Paola Falchinelli
Cosa pensano i cubani del regime in cui vivono? Vogliono che cambi? Sono liberi di pensare ció che vogliono?
Come vedono il mondo al di fuori della loro isola?
L’indagine si fonda sui dati raccolti nella primavera del 2007 intervistando, sia nella capitale che nell’entroterra, piu’ di 100 cittadini cubani di tutte le professioni ed eta’: dal maestro di scuola elementare allo spazzino, dallo studente universitario al medico, dall’indigente al musicista, dal contadino al custode di una (...)

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> CUBA IN BILICO TRA DUE EPOCHE. Condizioni di vita e speranze dei cubani, oggi. -- In memoria di Fidel Castro. Una nota.

sabato 26 novembre 2016

In memoria di Fidel Castro, una nota: *

I suoi nemici dicono che è stato un re senza corona e che ha confuso l’unità con l’unanimità.

E in questo i suoi nemici hanno ragione.

I suoi nemici dicono che se Napoleone avesse avuto un giornale come il <>, nessun francese sarebbe stato messo al corrente del disastro di Waterloo.

E in questo i suoi nemici hanno ragione.

I suoi nemici dicono che esercitò il potere parlando molto e ascoltando poco, perchè era più abituato agli echi che alle voci.

E in questo i suoi nemici hanno ragione.

Però i suoi nemici non dicono che non fu per posare davanti alla Storia che mise il petto di fronte ai proiettili quando venne l’invasione, che affrontò gli uragani da uguale a uguale, da uragano a uragano, che sopravvisse a seicentotrentasette attentati, che la sua contagiosa energia fu decisiva per convertire una colonia in una patria e che non fu nè per un artificio del Demonio nè per un miracolo di Dio che questa nuova patria ha potuto sopravvivere a dieci presidenti degli Stati Uniti, che avevano il tovagliolo al collo per mangiarla con coltello e forchetta.

E i suoi nemici non dicono che Cuba è uno dei pochi paesi che non compete per la Coppa del Mondo dello Zerbino.

E non dicono che questa rivoluzione, cresciuta nel castigo, è quello che ha potuto essere e non quello che avrebbe voluto essere. Nè dicono che in gran parte il muro tra il desiderio e la realtà si fece sempre più alto e più largo grazie al blocco imperiale, che affogò lo sviluppo della democrazia cubana, obbligò la militarizzazione della società e concesse la burocrazia, che per ogni soluzione tiene un problema, l’alibi per giustificarsi e perpetuarsi.

E non dicono che considerando tutte le afflizioni, considerando le aggressioni esterne e l’arbitrarietà interna, questa isola rassegnata però testardamente allegra ha generato la società latino-americana meno ingiusta.

E i suoi nemici non dicono che questa impresa fu opera del sacrificio del suo popolo, però anche fu opera dell’ostinata volontà e dell’antiquato senso dell’onore di questo cavaliere che sempre combattè per i vinti, come quel suo famoso collega dei campi di Castilla.

      • Eduardo Galeano (Specchi). Galeano, scomparso nel 2015, ha detto: “Non ho mai confuso Cuba con il Paradiso”, perché dovrò ora confonderla con l’inferno?; “io sono uno in più tra quelli che crediamo che si possa amarla senza mentire ne tacere” (“Specchi”).


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