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Fedi e lotta per il monopolio di "Dio"

EBRAISMO, MESSAGGIO EVANGELICO, E CATTOLICESIMO. "ERBE AMARE. IL SECOLO DEL SIONISMO". Un libro di Ariel S. Levi di Gualdo, recensito da Andrea Tornielli - a cura di pfls

lunedì 3 dicembre 2007 di Maria Paola Falchinelli
Quelle preghiere della discordia
di Andrea Tornielli*
I rabbini capi di Gerusalemme, guide spirituali delle comunità sefardita e aschenazita, hanno scritto a Papa Benedetto XVI per chiedere la modifica della preghiera del Venerdì Santo presente nell’antico messale appena liberalizzato dal Motu proprio, nel quale si prega per la conversione degli ebrei chiedendo a Dio di sottrarre «quel popolo... alle sue tenebre» e di rimuoverne «l’accecamento» (termine mutuato da una delle lettere di (...)

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domenica 21 ottobre 2007

Al di là che questionare sulle origini religiose dell’autore, pur negando a detta revoca il valore di argomento, non si leggono smentite a quanto da questi sostenuto. Il fatto che il Talmud sia un testo esteso e dalla difficile ermeneutica non smentisce una iota di quanto scritto nel libro in oggetto.

Parimenti non si vede dove stia la pretesa ambiguità dell’autore, a meno di dire che la conversione religiosa sia segno di ambivalenza, affermazione ben più discutibile, inesatta, pericolosa e fastidiosa di quanto si vorrebbe fossero le posizioni dell’autore a proposito di quanto detto sul Talmud.

Gli epiteti ingiuriosi rivolti a Cristo e Sua Madre non saranno un fatto rivelante per chi in Essi non crede, certo rilevano per chi è cristiano. E’ curioso osservare come si cerchi di ovviare ad un fatto documentato, quale la presenza di insulti alla fede cristiana, pretendendo di ridicolizzare chi li rende noti in quanto che non-esperto di lingua ebraica. Si potrebbe far notare allo stesso modo ai solerti rabbini richiedenti l’espunzione della preghiera del venerdì santo che, se conoscessero il latino, saprebbero come per-fidis significhi letteralmente contro la fede, dunque non credenti il Verbo cristiano, cosa che esattamente descrive la loro condizione, e non banalmente "perfidi". Nessuno però si attarda a pretendere una minima conoscenza del latino da parte di costoro per squalificarne le richieste, come invece usa fare il solerte S. nel proprio commento.

Distinti saluti

Giampaolo Ghilardi


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