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Eu-ropa e conoscenza ...

ITALIA. LA SCUOLA PUBBLICA SCENDE IN PIAZZA. NO ALLA SCUOLA AZIENDA. I primi a manifestare il loro dissenso contro il ripristino degli esami di riparazione e il numero chiuso per l’accesso alle facoltà universitarie saranno gli studenti delle scuole superiori e i colleghi dell’università.

venerdì 12 ottobre 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...](12 ottobre), gli studenti di quasi tutte le organizzazioni di sinistra scenderanno in piazza "in oltre 130 città - dice Valentina Giorda, leader dell’Unione degli studenti - per ricordare ai ministri Fioroni e Mussi gli impegni presi per il prossimo autunno e ribadire le proprie posizioni sulle riforme della scuola e dell’università". Il pacchetto di rivendicazioni degli studenti è piuttosto nutrito e non si limita a bollare gli ultimi provvedimenti messi in cantiere da viale (...)

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> ITALIA. LA SCUOLA PUBBLICA SCENDE IN PIAZZA. NO ALLA SCUOLA AZIENDA. I primi a manifestare il loro dissenso contro il ripristino degli esami di riparazione e il numero chiuso per l’accesso alle facoltà universitarie saranno gli studenti delle scuole superiori e i colleghi dell’università. ---- Nuovo trucco di Fioroni per finanziare le private.

domenica 14 ottobre 2007

Esclusivo

-  Nuovo trucco di Fioroni per finanziare le private
-  Una bozza di un regolamento allo studio

di Simone Verde (il manifesto, 13.10.2007)

Generalizzare e consolidare i finanziamenti alle scuole private. È l’obiettivo di un regolamento allo studio del ministero della pubblica istruzione, di cui il manifesto è riuscito a intercettare una bozza. Una bozza che, qualora invariata, permetterebbe di distribuire indiscriminatamente fondi pubblici a tutte le scuole elementari paritarie. Il tentativo è sempre lo stesso, ma il processo per aggirare il divieto di finanziamenti dello stato questa volta è più macchinoso del solito e per essere compreso richiede qualche passo a ritroso. Tutto cominciò nel 2000, con una legge dell’allora ministro della pubblica istruzione Luigi Berlinguer che, dando seguito alla Costituzione, stabilì i criteri per parificare l’istruzione pubblica e privata. Nel 2003, poi, arrivò Letizia Moratti, che si servì del provvedimento per giustificare aiuti alle famiglie con figli iscritti nelle scuole private. Il provvedimento fece molto discutere, ma funzionò. E permise di affermare il principio che lo stato, per promuovere la parità scolastica e per garantire a tutti un’ampia offerta formativa, dovesse investire denaro.

Cambiata maggioranza, fu compiuto un ulteriore passo, questa volta ad opera dell’attuale ministro Giuseppe Fioroni. Il quale grazie a un decreto dello scorso giugno è riuscito nella quadratura del cerchio, affermando apertamente la necessità di «sostenere la funzione pubblica svolta dalle scuole paritarie nell’ambito del sistema nazionale di istruzione» attraverso «contributi destinati alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado in possesso del riconoscimento di parità». Un passo fin qui impensabile con cui si aggira definitivamente il dettato costituzionale e si riesce a stabilire che lo stato deve assumersi l’onere di finanziamenti diretti alle scuole private. Il provvedimento è tanto più scaltro che non avviene attraverso nuove leggi, ma a colpi di decreti ministeriali e di interpretazioni estensive di norme già esistenti per evitare polemiche e scomodi dibattiti parlamentari. Ne scaturisce una vera e propria rivoluzione di velluto, con conseguenze estremamente negative sull’amministrazione scolastica che vede moltiplicare regolamenti, bizantinismi e cavilli, in un caos burocratico in cui tutto diventa possibile.

In un decreto ministeriale dello scorso maggio, così, sono stati stanziati «alle scuole primarie paritarie (...)19.367 euro per ciascuna delle classi»; «a ciascuna scuola paritaria secondaria di I grado (...) 2.500 euro» e «1000 euro per ciascuna classe»; «a ciascuna scuola paritaria secondaria di II grado (...) 4000 euro a scuola e 2000 euro a classe». Prossimo passo, il regolamento delle convenzioni con le scuole elementari, la cui uscita è prevista per la prossima settimana e di cui è riprodotta a lato la bozza. Una bozza in cui viene ribadita la volontà di finanziare direttamente il privato, con il pretesto di garantire la pluralità dell’offerta formativa e di promuovere la parità stabilita nel 2000 dal ministro Berlinguer. Nel caso della bozza, i finanziamenti alla scuola elementare parificata fino ad oggi destinati soltanto agli istituti gratuiti, ora sono estesi a tutti: omettendo il vincolo della gratuità, infatti, anche se avrà rette costosissime, la scuola privata riceverà comunque i soldi dello stato. «L’ufficio scolastico regionale - si legge così all’art. 5 - si impegna a corrispondere al gestore, nei limiti dello stanziamento di bilancio sull’apposito capitolo di spesa, il contributo annuo fissato dal decreto del Ministro». In assenza di limiti, dunque, gli stanziamenti sono estesi a qualsiasi istituto che abbia ottenuto la parificazione.

Ma i vantaggi non si fermano qui. Oltre al denaro, infatti, agevolazioni sono garantite da ulteriori omissioni. Prima tra tutte quella che riguarda la percentuale massima di precari che possono essere assunti da ogni istituto. Un aspetto che richiede da anni un chiarimento definitivo e su cui il documento tace, permettendo così che continui lo sfruttamento indiscriminato di docenti con contratti atipici, salari bassissimi, contributi inferiori ai colleghi di ruolo e stipendi che non coprono i periodi di ferie. Un ulteriore vantaggio che rafforzerà l’integrazione tra pubblico e privato teorizzata da Fioroni nell’ambito di «un sistema misto» in cui la scuola pubblica continua a subire restrizioni finanziarie mentre vengono moltiplicati i fondi per le scuole confessionali.


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