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"EUTANASIA", LEGGE E AMORE ("Charitas"). SUL CASO DI ELUANA ENGLARO, ALTRA ENNESIMA INGERENZA "CARITATEVOLE" ("Deus caritas est"!!!) DEL VATICANO CONTRO LA CASSAZIONE E LA LEGGE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI COSTITUENTI. Su queste assurde pretese della Chiesa di "dettar legge", e di imporre il suo "caro-prezzo"(="caritas"), la limpida lezione di Gustavo Zagrebelsky - a cura di pfls

giovedì 18 ottobre 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] nelle discussioni odierne su problemi pubblici di pregnante contenuto etico, sui quali la Chiesa come tale chiede la parola, la loro dimensione costituzionale è totalmente trascurata o oltrepassata. Sulla disciplina delle relazioni familiari e dei legami interpersonali, tra persone di sessi diversi o anche del medesimo sesso; sui limiti della ricerca e della sperimentazione scientifica, in rapporto alla dignità dell’essere umano; sull’autodeterminazione delle persone sottoposte a (...)

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> "EUTANASIA", LEGGE E AMORE ("Charitas"). SUL CASO DI ELUANA ENGLARO, ALTRA ENNESIMA INGERENZA "CARITATEVOLE" ("Deus caritas est"!!!) DEL VATICANO --- una questione onestamente discutibile se la campagna non reinnescasse anacronismi d’antica ferocia cattolica nello stile «vivamaria», scatenando conflitti costituzionali (di Franco Cordero - Quando la psiche è condannata a vegetare)).

sabato 14 febbraio 2009

Quando la psiche è condannata a vegetare

di Franco Cordero (la Repubblica, 14.02.2009)

Tristi riflessioni sulla sventurata in stato vegetativo da diciassette anni: lasciamola andare, chiede il padre; niente lo vieta, rispondono i vertici giurisdizionali; andava stabilito se sia lecito interrompere l’alimentazione coatta. Interviene la gerarchia ecclesiastica, soi-disante suprema istanza nelle questioni supreme, de vita ac morte (la dottrina dell’aldilà fonda poteri molto terreni), e sarebbe una questione onestamente discutibile se la campagna non reinnescasse anacronismi d’antica ferocia cattolica nello stile «vivamaria», scatenando conflitti costituzionali.

Il pirata re d’affari, padrone de facto del paese, veste livrea ateo-clericale: i preti gli vengono utili nella conquista del poco Stato che rimane; perciò tenta un coup de main dei suoi, cambiare le norme decretando sul tamburo l’obbligo assoluto d’alimentare ogni corpo umano che versi nello stato d’E. E.

Fallita la mossa, perché il Presidente delle Repubblica non promulgherebbe tale decreto, e in tal senso l’avverte, l’eversore permanente, truculento analfabeta, minaccia un pandemonio: la Carta era nata sotto insegna filosovietica; chiamerà il popolo a riscriverla. Nell’Italia 2009 l’uso del pensiero è ancora provvisoriamente libero. Approfittiamone distinguendo nel caso de quo idee, fantasie, affetti, interessi, cinismo politico, moti viscerali.

Il mondo è un teatro dagli spettacoli spesso cattivi: tali risultano secondo metri umani evoluti; e se la messinscena corrispondesse al cosiddetto Intelligent Design, sarebbe un’intelligenza alquanto debole o maligna. Tiene banco il caso della donna il cui cervello è inerte, spento da un trauma diciassette anni fa: vegeta, alimentata con una sonda; stato irreversibile; il risveglio ha le probabilità d’una ricrescita della testa al decapitato; non basterebbe un miracolo (Baruch Spinoza, ebreo scomunicato, notava ironicamente come i miracoli stiano sul filo delle cause naturali, nei limiti d’una modesta anomalia); semiviva, non pensa né sente.

Che abbia bell’aspetto, come racconta un Eminentissimo testimone, è battuta d’umorismo macabro: dopo gli anni d’immobilità quel povero corpo sa d’albero atrofico; e il padre chiede all’autorità tutelare un provvedimento che permetta la sospensione del nutrimento coatto. Lasciamola andare dove finiremo tutti. Corte d’appello e Cassazione rispondono in termini positivi.

Mater Ecclesia lancia anatemi: la paziente (termine improprio, visto che «non patitur», mancandole i sensi) è persona; ha un’anima; toglierle acqua e alimenti costituisce omicidio. Il caso tocca nervi scoperti. L’apparato ecclesiastico è l’ancora ragguardevole resto d’un impero fondato sull’aldilà: sacramenti, suffragi, indulgenze; quando la moneta tintinna nella cassa, l’anima purgante vola in paradiso, annuncia Johann Tetzel, 1517, domenicano, predicando l’indulgenza bandita nei domini tedeschi episcopali e Brandeburgo, i cui proventi Sua Santità Leone X spartisce con Alberto Hohenzollern e l’Imperatore Massimiliano.

Lutero, monaco agostiniano, contesta lo pseudocristiano affarismo papale. I cultori del potere non demordono e la Chiesa romana perde mezza Europa. Cinque secoli dopo perdurano logiche profonde: interessi molto terreni spiegano l’anacronismo cattolico; scendono in campo rumorosi vivamaria; sfila l’ateismo clericale e presto piangeranno le Madonne. Ma vediamo la questione teologale.

«Anima», dal greco ánemos, vento. Iliade e Odissea non dicono cosa sia, finché il corpo vive: poi esce dalla bocca o attraverso la ferita mortale; non era il principio vitale; chiamiamo «vita» le operazioni d’un corpo vivo, finite le quali la psyché vola via, ombra o éidolon. Il rogo la separa definitivamente dal mondo: e sono residui fatui quelle che Odisseo evoca alle porte d’Ade; solo dopo avere bevuto il sangue delle vittime riacquistano un’effimera identità cosciente. In dottrina orfica diventa l’autentica persona, chiusa nel corpo (prigione o tomba) e destinata a reincarnarsi finché riti salutari la liberino dal ciclo. Platone insegna un’immortalità individuale: l’anima appartiene al mondo soprasensibile, come le idee (tale parentela costituisce un punto oscuro della fantasmagoria platonica); la filosofia diventa metodo della morte salutare.

Aristotele ne distingue tre: vegetativa, sensitiva, intellettiva; le prime due sono un ectoplasma verbale, operazioni dell’organismo vivo (qui l’autore ragiona da fisiologo); l’ultima è indipendente dal corpo; agisce ab extra, immortale, divina, impersonale (secondo Alessandro d’Afrodisia e Averroè). Sant’Agostino la concepisce nel senso platonico, sub-stantia, ma rimane perplesso su come venga al mondo, creata singolarmente da Dio o connessa al processo genetico, «ex traduce».

San Tommaso assimila Aristotele fin dove i dogmi lo permettono: ogni tanto gioca sulle parole; qui postula il «demonstrandum», che l’organismo vivo contenga un quid distinto dallo stesso. Mosse simili violano una regola capitale d’economia del pensiero, formulata dall’inglese Guglielmo d’Occam, francescano ribelle (1280-1349 circa), ma l’applicavano e l’applicano d’istinto tutti i ragionatori seri: mai presupporre più del necessario; se A e B spiegano C, ogni premessa in più confonde i discorsi o produce schiume verbali vaniloque, mai innocue.

Il corpo nel quale siano attive date funzioni, ora surrogabili dal lavoro d’una macchina, vegeta: attribuire tale stato all’anima vegetativa è abuso verbale; idem la sensitiva, né le cose stanno diversamente rispetto all’intellettiva; chiamiamo vita psichica date situazioni organiche implicanti midollo, cervello, nervi, ghiandole, organi percettivi.

Dal lavoro scientifico emergono quadri causali indefinitamente perfettibili: l’ipotesi cade quando il fenomeno in questione manchi, presente l’asserito fattore; o ricorra sebbene manchi lo stesso; i termini ridondanti la mistificano, tanto più quando non significhino niente o discendano da livelli mentali primitivi, come se, dovendo dire cosa siano i temporali, oltre a vapori, temperatura, cariche elettriche, tirassimo in ballo Jovem pluvium.

Così discorre san Tommaso: avendo stabilito che debba esservi un’«anima rationalis», ne disegna la storia: la crea Dio attraverso innumerevoli interventi nel tempo, tanti quanti furono, sono, saranno gli animali umani. In qual modo la crea? Infondendola al corpo: «haereticum est» dire che venga dal seme, un’opinione sfiorata da sant’Agostino in fraterna polemica con san Girolamo.

Situata al grado infimo delle «substantiae intellectuales», diversamente dagli angeli «non habet» un’innata «notitiam veritatis»: l’acquista attraverso cognizioni fornite dai sensi; bisognava dunque che fosse legata al corpo, ma «est incorporea», incorruttibile, immortale, i quali ultimi due predicati implicano una scissione dalla materia organica con gravi paradossi; siccome informa l’intero corpo, non risiede in una singola parte; né cambia mai involucro. Tuttavia esistono anime separate: uno stato «quodammodo contra naturam», transitorio perché alla fine i corpi risorgono; e separandosi subisce una mutazione; ormai è fissa nel senso buono o cattivo; «habet voluntatem immobilem» (Summa Theologiae, Commento a Pier Lombardo, Opuscula). Secondo i metri dell’empiricamente plausibile, la fiaba tomista segna un regresso dalla visione omerica degli éidola.

Su tali fondamenti, piuttosto esigui, l’apparato ecclesiastico ha aperto una campagna trovando alta udienza. Non stupisce, visto che governa l’Italia un pirata, re d’affari: ateo come tutti i caimani, veste livrea clericale; da trent’anni spaccia oppio televisivo e aborre l’intelligenza ma non sbaglia un colpo nei calcoli del tornaconto; sostenuto dai preti, occuperà i rimasugli dello Stato; perciò voleva scardinare la res iudicata imponendo il nutrimento coatto con norme penali decretate d’urgenza. Dal Quirinale arriva un avviso: l’eventuale decreto non sarebbe promulgato; e lui minaccia rendiconti plebiscitari.

Ventiquattr’ore dopo insulta il padre d’E. E. spiegando a milioni d’italiani che vuol disfarsi della figlia scomoda (l’aveva già detto un monsignore): la proclama idonea a gravidanza e parto; farfuglia torvo d’una Carta da riscrivere; vuol legiferare da solo, mediante decreti, in una corte dei miracoli tra asini che dicano sì muovendo la testa.

Siccome siamo in tema d’anime, ripuliamola con l’ultima strofa dei Poèmes antiques: «Et toi, Divine Mort, où tout rentre et s’efface,/ accueille tes enfants dans ton sein étoilé;/ affranchis-nous du temps, du nombre et de l’espace,/ et rends-nous le repos que la vie a troublé». Leconte de Lisle, 1818-1894, aveva gusti fini e sentimento caritatevole.


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