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Per la Costituzione, e il dialogo, quello vero ...

"EUTANASIA", LEGGE E AMORE ("Charitas"). SUL CASO DI ELUANA ENGLARO, ALTRA ENNESIMA INGERENZA "CARITATEVOLE" ("Deus caritas est"!!!) DEL VATICANO CONTRO LA CASSAZIONE E LA LEGGE DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI COSTITUENTI. Su queste assurde pretese della Chiesa di "dettar legge", e di imporre il suo "caro-prezzo"(="caritas"), la limpida lezione di Gustavo Zagrebelsky - a cura di pfls

giovedì 18 ottobre 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] nelle discussioni odierne su problemi pubblici di pregnante contenuto etico, sui quali la Chiesa come tale chiede la parola, la loro dimensione costituzionale è totalmente trascurata o oltrepassata. Sulla disciplina delle relazioni familiari e dei legami interpersonali, tra persone di sessi diversi o anche del medesimo sesso; sui limiti della ricerca e della sperimentazione scientifica, in rapporto alla dignità dell’essere umano; sull’autodeterminazione delle persone sottoposte a (...)

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> "EUTANASIA", LEGGE E AMORE ("Charitas"). --- Beppino Englaro: "Dobbiamo attenerci alla Costituzione", "La mia battaglia da cittadino, chiunque potrebbe essere come mia figlia".

domenica 22 febbraio 2009

Beppino Englaro è intervenuto in audio al sit-in romano, poi da Fazio a "Che tempo che fa".

"Dobbiamo attenerci alla Costituzione"

-  "Per Eluana non hanno avuto rispetto lasciarsi morire è un nostro diritto"
-  "La mia battaglia da cittadino, chiunque potrebbe essere come mia figlia"

di C. P. (la Repubblica, 22.02.2009)

ROMA - Lo hanno chiamato boia, assassino. Ma Beppino Englaro ha sopportato in silenzio per mesi quelle accuse violente. «Ci sono riuscito solo perché ero a posto con la mia coscienza, sapevo che finalmente potevo rispettare le indicazioni di mia figlia Eluana. Per lei però mi sarei aspettato più rispetto». Lo ha raccontato ieri sera alla trasmissione «Che tempo che fa» con Fabio Fazio. Alla fine di una lunga giornata densa di parole. Con quei dieci lunghissimi minuti di applausi che da piazza Farnese sono saliti come un forte abbraccio quando si è sentita la sua voce al telefono da Milano. Dopo che il costituzionalista Rodotà lo aveva indicato come un «eroe civile». Con voce pacata ha ripetuto di non voler assolutamente entrare in politica, ma di voler far sì che la sua esperienza, i suoi «6233 giorni» di dolore possano essere utili per gli altri.

Sul disegno di legge Calabrò in discussione al Senato ha pochi dubbi. «Sono sicuro che gli italiani non si faranno imporre questa legge che è incostituzionale e antiscientifica. È una barbarie: considera alimentazione e idratazione non terapie e quindi irrifiutabili. Così si impongono condizioni di vita che praticamente nessuno si sognerebbe di dover subire. Una barbarie, imposta dall’alto. Ci vuole invece una legge semplice che dia voce e garantisca le libertà fondamentali, di dire sì o no alle terapie, in anticipo per quando non potrà farlo».

E con i molti che da piazza Farnese hanno fatto appello alla Costituzione, all’articolo 32 che, come dice il senatore del Pd Marino «ci dà il diritto alla salute ma non all’obbligatorietà delle cure», Beppino è d’accordo. «Noi ci dobbiamo attenere alla Costituzione. Che poi ci siano altre ideologie è chiaro che vanno rispettate, non ci sogneremmo mai di non rispettarle. Quello che loro non riescono a rispettare siamo noi, che abbiamo una concezione diametralmente opposta. Noi non ci sogneremmo mai di imporre a loro questo. Se vogliono essere curati oltre ogni limite vanno curati e nessuno può togliere loro questo diritto. Ma nessuno può togliere agli altri il diritto di non curarsi, di lasciarsi morire».

E sull’idratazione? «Una volta che la sentenza della Corte Suprema di Cassazione chiarisce che l’alimentazione e l’idratazione forzata sono una terapia, noi sappiamo che la grande conquista del consenso informato, dell’autodeterminazione, è parte integrante della Costituzione italiana». E sull’eutanasia: «Dire di no ad una terapia salvavita non ha niente a che vedere con l’eutanasia, nella maniera più assoluta. È semplicemente lasciare che la natura faccia il suo corso. È quasi banale non capire questa situazione. Una cosa è chiedere un’iniezione letale, un’altra e chiedere di lasciarsi morire: l’ha chiesto anche Giovanni Paolo II». (c. p.)



-  Englaro: così la legge non passerà
-  Testamento biologico migliaia in piazza

-  "Con questa legge si torna al medioevo"
-  Fine vita, migliaia in piazza per dire no

-  Roma, manifestazione gremita contro il ddl. "Se passa, referendum"
-  Sotto il palco tanta gente comune, giovani, anziani e famiglie senza bandiere di partito

di Caterina Pasolini (la Repubblica, 22.02.2009)

ROMA - «Il commissario Montalbano sarebbe sicuramente qui, anche se è già chiaro chi è il colpevole: una maggioranza, con un Berlusconi prono ai voleri del Vaticano, che ha preparato una legge per impedire a ciascuno di vivere e morire come vuole. Io sono qui perché non voglio avere la vergogna di andarmene lasciando ai miei nipoti un’Italia senza libertà devastata nella morale pubblica e privata. Una qualsiasi legge che limiti la libertà di scelta sarà usata come grimaldello per leggi sempre più restrittive».

Un lungo applauso accoglie lo scrittore Andrea Camilleri in una piazza Farnese stracolma di gente. A migliaia sono venuti alla manifestazione indetta da Micromega contro il disegno di legge sul testamento biologico voluto dal centro destra, un ddl «medievale» spiega il suo direttore Paolo Flores d’Arcais. «Perché la vita non è della chiesa né dello Stato, è di chi la vive. Noi siamo per la libertà di scelta, c’è chi vorrà le macchine staccate come Welby e chi no». E da più parti arriva la promessa, l’impegno: «se passa questo disegno di legge si farà il referendum».

Sotto il palco tanta gente comune. Giovani, pensionati, impiegati, dipendenti di call center, amiche in gruppo, genitori con i figli ancora in carrozzina. Non hanno bandiere di partito, solo qualche cartello in difesa della laicità dello Stato e contro il Vaticano. Sono genitori con bambini, come Roberto Ledda e la moglie convinti di «voler decidere noi della nostra fine perché l’unico comandamento è non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te». Cattolici e pensionati come Angela Vita, professoressa di Lettere persuasa «che l’esistenza non è un valore assoluto senza la dignità e la libertà di scelta». O femministe d’antan come Andreina Andreotti, 60 anni, col suo cartello «giù le mani dalla mia vita e dalla mia morte», che non pensava di ritrovarsi in piazza tanti anni dopo per dire ancora «io sono mia», né della chiesa né dello stato.

E sono forti gli applausi quando il costituzionalista Stefano Rodotà parla di legge truffa «perché non è vincolante il parere del cittadino ed è incostituzionale visto che nega il diritto a rifiutare le cure», quando palesa i suoi timori per «una deriva autoritaria fondamentalista contraria quel 75 % di italiani che vuole decidere di persona o in famiglia sulla propria fine». Il succo del problema lo sottolinea Furio Colombo, senatore Pd: «Il Vaticano parla ma negli altri paesi europei fanno leggi secondo la loro coscienza. Da noi riesce invece ad imporsi grazie al caos nella maggioranza e ad un’ opposizione spaccata». Dal congresso del Pd arriva Marino, ex presidente della commissione sanità. Lunedì presenterà gli emendamenti al ddl «perché ognuno possa decidere, perché ci si occupi di terapie del dolore, aiuti alle persone in difficoltà». E il nuovo segretario Franceschini, assicura, è sulla stessa linea.

In piazza Paolo Ferrero di Rifondazione - «no ad una legge che è tortura di stato» e anche Antonio di Pietro, dell’Idv: «Questa manifestazione è la risposta a tanti mister tentenna e ad un governo che anche sulla morte vuole decidere lui sostituendosi ai cittadini. Io sono cattolico e non se se avrei il coraggio di decidere di farmi staccare la spina, ma se c’è qualcuno che vuole farlo io non ho il diritto di decidere per lui. Questo è un momento caldo per la laicità dello stato e va affrontato con gli antibiotici». Poi chiama Beppino Englaro, e quando sente la sua voce la folla lo abbraccia con dieci minuti di applausi.


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