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Segno dei tempi....

ROMA. LA FONTANA "ROSSA" DI TREVI. UN’OPERAZIONE DA CHRISTO !!! L’acqua che scende dalle rocce sotto il Mosè e confluisce nel bacino è diventata di colore rosso fuoco. Rivendicazione dell’accaduto di "Azione futurista" - a cura di pfls

vendredi 19 octobre 2007 par Maria Paola Falchinelli
[...] Alle 17.45 si e’ deciso di interrompere l’erogazione dell’acqua, se ne’ prelevato un campione, per analizzarlo,
’’sembra anilina’’ diceva qualcuno degli addetti ai lavori. L’allarme e’ rientrato quando gli operatori dell’Ama con i getti
d’acqua e gli spazzoloni, hanno dimostrato che il rosso si levava dalla vasca di marmo e dagli scogli di travertino. Alle
20.30 cosi’ l’acqua e’ tornata a fluire nella famosa fontana, che ha progressivamente riassunto il suo aspetto consueto. (...)

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> ROMA. LA FONTANA "ROSSA" DI TREVI. UN’OPERAZIONE DA CHRISTO !!! --- The floating piers, i “moli galleggianti”. Christo dipinge il lago d’Iseo (di Alessandro Beltrami)

dimanche 19 juin 2016

Sulzano

Christo dipinge il lago d’Iseo

di ALESSANDRO BELTRAMI (Avvenire, 17 giugno 2016)

      • Christo The floating piers Dal 18 giugno al 3 luglio

​​ ​​​​ ​​ ​ Di The floating piers, i “moli galleggianti” realizzati da Christo sulle acque del lago di Iseo, ci sembra di sapere già tutto. Quotidiani, web e televisioni hanno raccontato giorno per giorno la sua costruzione. Il montaggio delle passerelle galleggianti, costruite con 220mila cubi di polietilene, a collegare Sulzano con Montisola ; il disegno di linee rette con cui attraversano lo specchio del Sebino ; il disporsi attorno all’isola di San Paolo, con un rettangolo che regolarizza il profilo frastagliato dell’isolotto.

C’è poi l’emozione di “camminare sull’acqua”, un’idea a cui l’artista, per mantenere fede al suo nome (Christo Vladimirov Yavachev è nato in Bulgaria nel 1935), meditava da anni. Ci aveva provato con la moglie Jeanne-Claude, scomparsa nel 2009, già in Argentina sul Rio della Plata e in Giappone nel parco di Odaiba, a Tokyo. Ma i permessi, allora, non erano arrivati. Sul Sebino, conosciuto da Christo nelle molte frequentazioni italiane degli anni Sessanta e Settanta, sì. E così, da domani fino al 3 luglio, in quindici giorni si consumano anni di lavoro e progettazione, e mesi di produzione e messa in opera. Sono attese folle, c’è chi parla di cinquecentomila persone in arrivo da tutto il mondo.

Il lago di Iseo da cenerentola degli “specchi” prealpini rischia di diventarne la nuova meta regina. Non c’è dubbio che dal punto di vista mediatico e del rilancio turistico l’operazione sia riuscita. Lo è anche sotto quello artistico ? Sì, anche se forse non per il motivo per cui lo troviamo sulle pagine dei giornali. La possibilità di camminare sull’acqua non appare il vero punto di forza dell’opera : che avrebbe lo stesso impatto anche se fosse inaccessibile (come nel caso di altre installazioni di Christo). L’esperienza performativa coinvolge il pubblico in prima persona, crea attesa, ma è accessoria. L’intervento di Christo sul lago d’Iseo è soprattutto pittorico, e nella creazione di un nuovo paesaggio, che è insieme naturale e astratto, sta il suo significato. Se in altre installazioni l’artista è scultore, qui è “pittore”. Christo parte da un paesaggio che ci appare già noto, forse per reminiscenze della pittura lombarda dell’Ottocento, forse per cartoline un po’ sbiadite che lo rubricano nel “pittoresco”, e lo manipola inserendovi un gesto cromatico fortissimo e di carattere geometrico.

Le passerelle e i percorsi su terraferma (tanto le stradine di Sulzano quanto il lungolago di Peschiera, su Montisola) sono ricoperte di un tessuto che ha la caratteristica di essere di un giallo particolarmente brillante quando è asciutto per diventare arancione intenso quando si bagna. Un ulteriore elemento di cangiantismo è dato dal variare della luminosità, così come le pieghe che si creano sulla superficie creano una texture che interagisce con la luce. È un colore artificiale, un inserto alieno rispetto a blu e verde, le tinte che dominano l’ambiente naturale. Un colore “astratto”, continuamente variabile al suo interno, che anima l’elemento rigido e grafico delle passerelle ma che allo stesso tempo appare più statico rispetto alla motilità del lago, la cui superficie muta non solo cromaticamente dal grigio al blu cupo all’argento ma anche in “spessore” con il montare e il farsi quiete delle onde.

Ma c’è, soprattutto, un profondo senso di festa in questo squillante velo oro e croco che cinge il paesaggio e lo attraversa come un lungo strascico nuziale. I floating piers sono disegnati in aderenza al piano del lago e tendono a ridurre la percezione dello spazio in chiave bidimensionale (le passerelle, a seconda dei punti di vista, possono apparire molto ampie o strisce sottilissime) o a proporlo quasi come illusione prospettica (e quindi, nuovamente, su base bidimensionale) attraverso le fughe profondissime dei rettilinei. Ci si potrebbe chiedere persino se l’artista più che riunire le isole alla terraferma non finisca invece per tagliare in modo netto il lago.

La caratteristica dei ponti, infatti, è di essere “trasparenti” all’acqua, per consentire il passaggio di barche e battelli, bloccati invece dalla passerella tra Sulzano e Peschiera. I pontili di Christo appaiono più come dighe che separano il Sebino - tra i due lati le onde sono diverse - e lo ritagliano in porzioni cromatiche. Tutto questo ci appare sia che noi siamo sulla riva, sia che ci troviamo sopra il pontile galleggiante (a cambiare è solo il senso di stabilità della visione). Stare in mezzo al lago ha certamente un fascino maggiore, ma non altera le dinamiche di linea e colore all’interno del paesaggio lombardo. Si tratta, allora, di poter godere nuovi scorci del “dipinto ambientale” di Christo.

Che la natura dell’intervento sia pittorico, infine, è evidenziato dalla perfetta aderenza tra l’installazione e i numerosi disegni dell’artista, la cui vendita ha sostenuto la spesa dell’opera (circa 14 milioni di euro in tutto). Christo ha studiato con estrema precisione la resa dell’elemento cromaticoluministico e grafico (il cangiantismo giallo/arancione, la presenza e il ruolo della texture, l’inserirsi delle geometrie nelle forme naturali) all’interno dell’ambiente, e pressoché sempre con un punto di vista esterno e paesaggistico. L’installazione appare dunque la traduzione su scala monumentale - e incidentalmente calpestabile - di un’originaria visione e invenzione pittorica.


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