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Venti primaverili di ottobre ....

RUSSIA. C’è ancora bisogno di "perestroika" e "glasnost". Mikhail Gorbaciov scende di nuovo in campo - a cura di Federico La Sala

C’é ancora bisogno di "perestroika" e "glasnost" nella Russia putiniana, dove "lo spazio politico pubblico si sta restringendo", "la vera lotta alla corruzione non è ancora cominciata"
sabato 20 ottobre 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] il padre della perestroika ci riprova all’età di 76 anni, marcando per la prima volta, anche se in modo velato e contraddittorio, la sua apparente distanza dal regime di Putin, di cui ha apprezzato la scelta di rispettare la Costituzione. "Gli ultimi anni hanno visto una certa deformazione del sistema parlamentare e dei principi della separazione dei poteri, che si è manifestata innanzitutto attraverso la natura ipertrofica della ramificazione del potere esecutivo", ha esordito. "Lo (...)

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> RUSSIA. C’è ancora bisogno di "perestroika" e "glasnost". ---- Salviamo la Russia dall’autoritarismo: ora un referendum sulla Costituzione (di Mikhail Gorbaciov).

domenica 29 gennaio 2012

L’uguaglianza dei diritti

-  Salviamo la Russia dall’autoritarismo
-  ora un referendum sulla Costituzione

Un nuovo partito democratico per cambiare il Paese

-  L’obiettivo più importante è escludere la possibilità di un monopolio del potere da parte di una singola persona o di un gruppo
-  La gente vuole che si osservi il principio dell’uguaglianza delle opportunità, dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge

di Mikhail Gorbaciov (la Repubblica, 29.01.2012)

Il dicembre 2011 ha mutato la situazione socio-politica in Russia. La società si è svegliata, proclama i suoi diritti. Se all’inizio il potere sperava di superare felicemente le proteste, ben presto è stato chiaro che non ci sarebbe riuscito. Non l’avrebbe "scampata". Ha dovuto reagire. Probabilmente c’è stata la tentazione di ricorrere ad azioni di forza, come già in passato, ma la ragione ha avuto il sopravvento. Si è preferito agire in modo più diplomatico, riconoscendo nelle manifestazioni di protesta una testimonianza della maturità democratica della società. Ma il potere rifiuta di accogliere le richieste dei manifestanti: di annullare il risultato delle elezioni, falsato dalle irregolarità, e indire una nuova consultazione.

E dietro all’indignazione dei cittadini per i brogli elettorali s’intravede qualcosa di ancora più importante: il malcontento della parte più illuminata della popolazione urbana per il potere esistente, per i sistemi, i metodi e gli strumenti di cui si serve. Tenendo conto del carattere delle richieste avanzate, rivolte non solo contro persone concrete, ma anche contro la "verticale del potere", si può dire che il paese stia vivendo una grave crisi politica. E poiché la famigerata "verticale" è sorta nell’ambito della Costituzione vigente, quella odierna è anche una crisi costituzionale. A tutti coloro che non sono indifferenti al destino del Paese, lo sviluppo degli eventi pone con grande urgenza la domanda: che cosa accadrà poi? Quali obiettivi deve porsi la società civile dopo le elezioni presidenziali?

Quello che ci appare come il più importante obiettivo strategico è un cambiamento che escluda la possibilità di un monopolio del potere da parte di una singola persona o di un gruppo. La Costituzione del 1993 fu approvata in condizioni di una feroce lotta del potere esecutivo, nella persona del presidente Eltsin, con quello legislativo, rappresentato dal Soviet Supremo. Il potere esecutivo, uscito vincitore da questa lotta, dettò la concezione generale della struttura politica: formalmente democratica ma sostanzialmente autoritaria, assegnando al presidente del Paese dei poteri di fatto illimitati. Sarebbe ingenuo credere che un Paese con una lunga tradizione di governo (e di pensiero) autocratico e autoritario possa, d’un colpo solo, approdare a un sistema politico che risponda a tutti i requisiti della democrazia parlamentare. Ma è ciò che bisogna perseguire, se vogliamo una vera modernizzazione politica.

2. Paradossalmente i circoli liberali di destra cercano di cavalcare l’indignazione dei cittadini per i brogli avvenuti durante le elezioni della Duma. Nella loro scala di valori al primo posto ci sono la proprietà privata, l’arricchimento personale, alti standard di consumo individuale, la giustificazione dell’ineguaglianza sociale. Dallo Stato si aspettano una difesa dell’ordine basato su questi "valori". La maggioranza dei russi invece dà la preferenza a richieste che si è soliti definire "di sinistra". Suscita scontento l’esasperata disparità patrimoniale. La gente vuole che si osservi il principio dell’uguaglianza delle opportunità, dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Fra i diritti civili sono ritenuti prioritari quelli sociali, "di sinistra": il diritto all’istruzione e all’assistenza medica gratuite, alle garanzie per la vecchiaia e la malattia, il diritto al lavoro e a una sua retribuzione dignitosa.

3. Nel XX secolo la Russia ha sperimentato due modelli opposti di sviluppo sociale. Il "socialismo di Stato" sovietico ha permesso di portare avanti l’industrializzazione del paese, ma a prezzo di enormi perdite umane e materiali. Il modello neoliberale, inaugurato all’inizio degli anni ’90, ha portato a una crescita inaccettabile della disuguaglianza sociale, alla polarizzazione di ricchezza e povertà. È possibile un’altra via? L’esperienza dei paesi dell’Europa Occidentale, soprattutto di quelli Scandinavi (non priva, naturalmente, di contraddizioni e problemi) permette di rispondere affermativamente a questa domanda. Nella società, come hanno mostrato i risultati delle elezioni della Duma, cresce la richiesta di una politica nello spirito di un progetto social-democratico. Una politica che coniughi le esigenze del mercato e dell’imprenditorialità privata con un ruolo attivo dello Stato nella sfera economica e sociale. Se si considera anche l’orientamento di valori prevalente della coscienza sociale, risulta evidente che esiste il terreno per un consenso social-democratico.

4. A mio avviso non deve esistere un "partito del potere" che s’identifica con lo Stato, mentre gli interessi della società s’identificano con quelli della dilagante e corrotta burocrazia russa. I partiti devono essere "separati dallo Stato". Se un partito debba esistere oppure no (purché agisca nel campo costituzionale) devono deciderlo non i funzionari, ma i cittadini, attraverso il meccanismo delle elezioni. Solo a tale condizione e con l’indispensabile garanzia della libertà e dell’indipendenza dei mezzi d’informazione, compresi quelli elettronici, saranno possibili delle elezioni oneste e libere, una reale concorrenza dei partiti politici per il diritto di partecipare al governo dello Stato, la responsabilità e l’alternanza del potere, cioè un normale funzionamento del sistema politico.

Intravedo la comparsa in Russia di un nuovo, forte partito democratico, capace di prendere l’iniziativa di un rinnovamento della Costituzione: rinnovamento dettato dalla vita stessa. La via concreta per arrivarci è il referendum. Ecco cosa si dice nella Legge sul referendum: «Il referendum, al pari delle libere elezioni, è suprema e diretta espressione del potere del popolo». Agli elettori si potrebbe proporre il quesito: sostenete una riforma politica e costituzionale che elimini "l’autocrazia" e garantisca il potere popolare? E dunque, referendum popolare!
-  (Copyright Novaja Gazeta. Traduzione Emanuela Guercetti)


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