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Venti primaverili di ottobre ....

RUSSIA. C’è ancora bisogno di "perestroika" e "glasnost". Mikhail Gorbaciov scende di nuovo in campo - a cura di Federico La Sala

C’é ancora bisogno di "perestroika" e "glasnost" nella Russia putiniana, dove "lo spazio politico pubblico si sta restringendo", "la vera lotta alla corruzione non è ancora cominciata"
sabato 20 ottobre 2007 di Maria Paola Falchinelli
[...] il padre della perestroika ci riprova all’età di 76 anni, marcando per la prima volta, anche se in modo velato e contraddittorio, la sua apparente distanza dal regime di Putin, di cui ha apprezzato la scelta di rispettare la Costituzione. "Gli ultimi anni hanno visto una certa deformazione del sistema parlamentare e dei principi della separazione dei poteri, che si è manifestata innanzitutto attraverso la natura ipertrofica della ramificazione del potere esecutivo", ha esordito. "Lo (...)

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> RUSSIA. C’è ancora bisogno di "perestroika" e "glasnost". ---- "Vogliamo un altro futuro" (di Nicola Lombardozzi). - Noi, in piazza a Mosca per liberarci di San Putin (di Victor Erofeev)

domenica 5 febbraio 2012

In piazza contro Putin Mosca sfida il gelo "Vogliamo un altro futuro"

In 120mila per strada. Flop del corteo pro-governo

di Nicola Lombardozzi (la Repubblica, 05.02.2012)

Mosca - Ci sono di nuovo tutti, sono perfino aumentati. In centoventimila sfilano allegri e colorati, a venti gradi sotto zero, tra cupole d’oro e stucchi zaristi del centro di Mosca gridando "Rossija bez Putina", "Una Russia senza Putin". E questa volta non sono più un "nuovo fenomeno da analizzare" per giornali e politologi ma sono, più familiarmente, "quelli contro il governo", diventati ormai un appuntamento fisso. Da salutare dalle finestre, da immortalare con i telefonini, applaudire fragorosamente quando ti passano sotto casa. Lo vedi nella faccia compiaciuta di Aleksej Navalnyj, il blogger anticorruzione, che guida la fila dalla statua di Lenin di piazza Octjabrvskaja insieme agli altri volti sempre più noti: l’ecologista Evgenija Cirikhova, l’ex vicepremier Boris Nemtsov. lo scacchista Garry Kasparov. Si beano della folla che li segue ma ancor di più dell’attenzione degli altri, di quegli "indifferenti" che cominciano a tifare per loro.

Cominciata, per rabbia e senso di impotenza, la notte del 4 dicembre subito dopo il voto per la Duma, la protesta resiste e si allarga. A poco servono le contromisure strategiche prese dallo staff governativo. Come la manifestazione alternativa pro Putin organizzata in contemporanea sotto all’arco di trionfo della Prospettiva Kutuzovskij.

I due popoli si erano incontrati e incrociati al mattino sulle scale mobili della metropolitana Kievskaja. Scendevano i "dissidenti", giovani con l’iPad in bella vista, pensionati comunisti con logore bandiere rosse, ragazze con il nastrino bianco sul cappello e lo smartphone in pugno, famiglie intere con bambini imbacuccati e con l’adesivo "voglio crescere libero". Salivano invece, volti seri di impiegati, militari in licenza, giovanotti infreddoliti arrivati apposta dalla provincia. Nessuna tensione. Al massimo qualche sguardo duro, più da pre-partita calcistico che da scontro ideologico.

Le punzecchiature semmai, sono arrivate dopo quando i blogger hanno diffuso su Internet le immagini dei pulmini di Stato che reclutavano "putiniani" d’emergenza davanti agli uffici pubblici o che documentavano l’afflusso mediocre al raduno governativo: non più di trentamila persone, poliziotti compresi.

Gli oppositori hanno vinto la battaglia dei numeri e lanciato un altro segnale al governo che continua a tacere. Ma hanno anche realizzato un efficacissimo spot promozionale per il prossimo appuntamento del 26 febbraio, un tormentone che continuerà anche dopo la scontata vittoria di Putin alle presidenziali del 4 marzo. Inseguendo il corteo dalla coda fino al palco di arrivo sulla piazza Bolotnaja si poteva infatti distinguere tutte le sfumature culturali, sociali e cromatiche degli indignati di Russia. Il rosso dei comunisti con i loro cartelli un po’ retrò come: "Cambiamo il futuro del nostro Paese". Il verde degli ecologisti con i disegni infantili di alberi e animali. L’arancione di Solidarnost che copia lo slogan delle prime rivoluzioni colorate: "Se restiamo uniti vinceremo!". Il rossonero dei nazionalisti "cattivi", quelli tatuati e rasati, che preferiscono le allusioni sessuali con una gigantesca caricatura effeminata di Medvedev che dice a Putin: "Cambiamo, ora stai sopra tu". Il giallo degli automobilisti organizzati che non hanno studiato molto gli slogan e continuano a ripetere semplicemente: "Putin in galera". E poi il giallonero dei nazionalisti cristiani che urlano come se pregassero: "Dio, salva la Russia". Il verde e oro degli ex parà, corpulenti e accigliati, che sanno bene a chi stanno parlando quando dicono "Ti manderemo a casa".

Fino agli ultimi trecento metri bombardati dalle note solenni sparate a mille dagli amplificatori montati su un autocarro. E’ l’overture di "Spartacus", il balletto amato da Breznev, ma anche da Stanley Kubrick, che il musicista Khacaturjan dedicò alla mitica rivolta dei gladiatori. Scelta azzeccata per combattere il freddo e darsi un contegno, arrivando alla fine danzando come pinguini ma con l’animo da rivoluzionari. E urlare tutti insieme: «Torneremo presto».


La rivoluzione in stivali di feltro

Noi, in piazza a Mosca per liberarci di San Putin

Non abbiamo bisogno di ghigliottine. Ma il regime ci è venuto definitivamente a noia

di Victor Erofeev (la Repubblica, 05.02.2012)

Se nella vostra macchina una ruota comincia a fare uno strano rumore, dopo qualche tempo bisogna sostituirla, altrimenti la macchina non va più. È quel che è successo negli ultimi tempi a Vladimir Putin: ha cominciato a dare segni di cedimento. In altre parole, si chiama desacralizzazione.

E se è vero che per me non è mai esistito San Putin, le decine di migliaia di persone che sono scese in piazza l’hanno fatto proprio per desacralizzare Putin nella coscienza dell’opinione pubblica russa.

A Mosca ieri faceva un freddo cane. Con un tempo simile i bambini si tengono a casa. Tutti si riuniscono intorno alla tavola con la tradizionale bottiglia di vodka. Ma, imbacuccati in sciarpe, guantoni da sci artici e stivali di feltro campagnoli, i moscoviti sono usciti nelle strade con bandiere e cartelli satirici che si facevano beffe di Putin e maledicevano la sua "autocrazia".

Sembrava di vivere contemporaneamente in due dimensioni diverse. Percepivamo l’atmosfera della rivoluzione russa del 1905, quella che costrinse lo zar a concedere la libertà di parola e di riunione, e che aprì la strada al primo libero parlamento russo. E nello stesso tempo, così mi è sembrato, qui a Mosca ci siamo avvicinati alla rivoluzione studentesca parigina del 1968, perché quella che manifestava nelle strade era gente allegra e ironica.

Io mi sono unito al corteo nella colonna di Michail Prokhorov, oligarca e candidato alla presidenza, che marciava con una giacca a vento che sarebbe stata perfetta per la stazione sciistica di Courchevel. Lo circondavano artisti, giornalisti, e anche persone venute da altre città della Russia. Ma questo era solo uno dei "fiumi" fra gli altri "fiumi" umani che alla fine si sono raccolti vicino al Cremlino in piazza Bolotnaja: quella che probabilmente in futuro sarà chiamata piazza della Rivoluzione. Oltre alla colonna di Prokhorov, lungo via Jakimanka davanti all’ambasciata francese marciavano i sostenitori di Javlinskij, i comunisti, i nazionalisti e i rappresentanti del nucleo ormai costituito della Lega degli elettori, che sotto la guida di Ryzhkov, Nemtsov, Navalnyj e di altri radicali si sta affermando come una nuova realtà politica.

La polizia guardava la manifestazione con un certo rispetto. Non poteva capire da dove saltasse fuori una simile massa di gente. Finalmente siamo arrivati in piazza Bolotnaja, vicino al Cremlino, dove da una tribuna si lanciavano appelli di contenuto anti-putiniano. Dopo la prima e la seconda manifestazione di dicembre, il corteo di ieri è stato molto più libero, direi che la gente somigliava a una tranquilla folla domenicale che avesse deciso di farsi una pattinata sul ghiaccio. Non c’era paura. C’era l’eccitazione del cambiamento.

Qualunque cosa accada nel futuro della Russia, questa manifestazione segnerà un momento storico: la scelta della Russia progressista, filoeuropea, contro il potere attuale. È una rivoluzione pacifica. Che non si ferma qui. Se il gelo non ha impedito ai manifestanti di uscire in strada, è chiaro che in primavera usciranno ancora, e ancora. Ormai si sono conosciuti, hanno capito che cosa vogliono. Vogliono la libertà. Sono contro la corruzione. Sono per la repubblica, contro l’autocrazia putiniana.

Putin deve fare la sua scelta. O dichiarare che tutta questa moltitudine è costituita da nemici della Russia e dare il via alle repressioni, o riconoscere di avere torto. In qualunque caso, è ormai un re detronizzato. Non abbiamo bisogno di ghigliottine rivoluzionarie. Ma anche il regime putiniano ci è venuto definitivamente a noia. La gente in stivali di feltro ha detto la sua parola decisiva. E poi se n’è tornata a casa, a riscaldarsi con la vodka e a giocare con i figli. È così che adesso si fa la rivoluzione da noi. Seguite la prossima puntata!
-  (Traduzione di Emanuela Guercetti)


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