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Eu-ropa, eu-angelo .... e il van-gelo cattolico-romano !!! Dio "charitas" o .... Mammona "caritas" ?!!!

SPAGNA E VATICANO : RADICI CRISTIANE E RADICI CATTOLICO-ROMANE !!! LA MEMORIA PER DECRETO DELL’IMPERATORE "COSTANTINO" ("CRISTO RE" ) E "LA MORTE RIVOLUZIONARIA DEI MARTIRI" FRANCHISTI - a cura di pfls

mercredi 31 octobre 2007 par Maria Paola Falchinelli
Benedetto XVI non si ferma : beatificazione per 498 franchisti *
Come preannunciato e nonostante le polemiche, domenica la Chiesa Cattolica beatifica tutti insieme 498 martiri franchisti.
La cerimonia, che si terrà domenica in piazza San Pietro, farà salire a 977 i martiri spagnoli riconosciuti dalla Chiesa, dei quali 11 sono già santi. « Di altri 2 mila sono in corso i processi di beatificazione e altri se ne apriranno, perchè furono circa 10 mila i martiri della Spagna in quell’epoca », ha (...)

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> SPAGNA E VATICANO : RADICI CRISTIANE E RADICI CATTOLICO-ROMANE !!! --- La Spagna oltre il patto dell’oblio. Definita impropriamente « della memoria storica », la legge approvata ieri non rappresenta una rivincita sul ’39, ma la fine di una lunga fase di transizione.

vendredi 2 novembre 2007

La Spagna oltre il patto dell’oblio

Definita impropriamente « della memoria storica », la legge approvata ieri non rappresenta una rivincita sul ’39, ma la fine di una lunga fase di transizione

di Alfonso Botti (il manifesto, 01.11.2007)

Ci sono semplificazioni che aiutano a capire. Altre che fanno velo e allontanano dalla realtà delle cose. La legge che il Congresso dei deputati spagnoli ha approvato ieri si chiama « Legge attraverso la quale si riconoscono e ampliano i diritti e si stabiliscono misure in favore di coloro i quali soffrirono persecuzione o violenza durante la guerra civile e la dittatura ». Non « Legge sulla memoria storica », dunque, come ci si è ostinati a chiamarla dall’avvio del suo iter parlamentare, il 28 luglio 2006.

Non è la stessa cosa : una legge sulla memoria storica rinvia a uno Stato non solo legislatore, ma storiografo, che oltre a istituzionalizzare il ricordo, a trasformare la memoria collettiva in memoria pubblica, elabora e produce interpretazioni facendone norma.

Uno Stato che dice ai suoi cittadini non solo che debbono ricordare, ma perché e come. E questo non è il caso della legge spagnola, inviata ora al Senato (che non dovrebbe apporvi modifiche), per poi essere sottoposta al voto definitivo dei deputati, tra qualche giorno. L’opposizione popolare, che non l’ha votata (salvo alcuni passi), ha usato il tema della memoria come una clava per colpire il governo socialista, reo a suo giudizio di aver tradito la concordia, il consenso e la riconciliazione degli anni della transizione, di aver voluto riaprire antiche ferite. Ma il vero responsabile della rottura di quel clima si chiama Aznar, che lo infranse quando nel 2003 schierò la Spagna a fianco di Bush nella guerra contro l’Iraq, senza un voto del parlamento e contro la volontà di oltre il novanta per cento degli spagnoli. Da allora il Partido popular si è incamponito nel sostenere l’esistenza di un legame tra terroristi islamisti ed Eta negli attentati dell’11 marzo 2004, nesso definitivamente negato dalla sentenza pronunciata proprio ieri contro i colpevoli (altri sono morti suicidi) degli attentati di Atocha. Pur avendo votato il 20 novembre 2002 (con Aznar al governo) una mozione che condannava la sollevazione militare e la dittatura, il Pp ha nelle sue fila non solo vecchi arnesi del passato regime, come l’inossidabile Fraga Iribarne, ma anche politici in servizio permanente effettivo come Jaime Mayor Oreja, già ministro degli interni, poi candidato alla presidenza della Comunità autonoma dei Paesi Baschi, che non più tardi del 15 ottobre scorso ha affermato in una intervista di non essere disposto a condannare il franchismo dal momento che « molte famiglie lo vissero con normalità e naturalezza ».

La legge è stata attaccata anche da posizioni di opposto segno politico. Non l’ha votata Esquerra Republicana de Catalunya, che l’ha giudicata troppo blanda. La sezione spagnola di Amnesty International l’ha polemicamente paragonata all’assolutoria Ley de punto final del presidente argentino Raúl Alfonsín (1986), salvo considerare migliorata l’ultima stesura. Altri accostamenti sono stati fatti con le dittature sud americane. Tutto si può comparare se serve a capire meglio, ma in questo caso comparazione e confusione sono state assai più che una rima.

Per varie ragioni il caso spagnolo ha poco a che vedere con altri, tirati impropriamente in ballo. In primo luogo, il periodo al quale si riferisce la legge comprende i tre anni della guerra civile (1936-39) e i trentotto di franchismo (’39-77), ai quali sono seguiti trent’anni di democrazia : uno spesso diaframma da quel passato. Va poi notato che alla costruzione della democrazia, nella transizione, diedero il loro apporto uomini che avevano combattuto con Franco durante la guerra e che erano stati franchisti fino a quando non avevano maturato posizioni democratiche, uomini il cui ruolo decisivo non può essere misconosciuto. E anche proprio per l’apporto di tale componente, oltre che per il timore di un altro intervento militare, la transizione avvenne mettendo da parte le divisioni e controversie del passato per guardare avanti. Se « patto dell’oblio » vi fu, esso ebbe circoscritte caratteristiche e nobili motivazioni, ma relative entrambe a quel preciso contesto. Da allora in avanti tutti i governi che si sono succeduti (compresi quelli a guida popolare) hanno cercato di recuperare la lacunosa modalità della costruzione della democrazia varando norme e leggi tese a riequilibrare le ingiustizie che gli sconfitti del 1939 avevano subito nei tre anni precedenti e nei decenni successivi : l’elenco dei provvedimenti in tal senso occuperebbe varie colonne e va dalla legge di amnistia del 15 ottobre 1977 alla mozione di condanna della sollevazione militare votata, anche dal Pp, nel 2002.

Non può essere infine dimenticata la scoperta, nel 2000, dei resti di varie vittime della repressione franchista in alcune fosse comuni e il movimento civico che ne è nato con l’Associazione per il recupero della memoria storica, un movimento che con varie iniziative ha esercito pressioni sul governo socialista, il quale ne ha recepito le istanze come provenienti da importanti settori della società civile. Scopo di queste istanze non è la rivincita sul ’39, quanto la volontà di affermare e riconoscere valori e principi, onorare caduti e riparare ingiustizie, come non era stato possibile fare nella transizione. Solo inserita nel suo contesto, si intende il motivo per cui la legge, se pure segna un momento di svolta, rappresenta contemporaneamente il culmine di un processo da tempo avviato e il compimento della transizione alla democrazia.

Certo, la legge è il frutto di troppi compromessi per soddisfare tutti. Ribadisce le condanne del franchismo del 2002 e 2006 ; onora tutte le vittime per motivi ideologici, politici e per le credenze religiose della guerra civile, dell’esilio, dei campi di concentramento, della lotta armata contro Franco e della repressione franchista fin dopo la morte del dittatore (prevedendo anzi un indennizzo per i familiari di chi perse la vita per difendere la democrazia tra il 1° gennaio 1968 al 6 ottobre 1977) ; dichiara illegali tutti i tribunali istituiti vulnerando le più elementari garanzie del diritto a un giusto processo (quindi anche i tribunali popolari che agirono nella cosiddetta zona rossa) e le sentenze che in spregio di tali diritti vennero emesse, anche durante la dittatura ; introduce misure atte a facilitare l’individuazione di fosse comuni e il riconoscimento delle spoglie ; stabilisce le modalità attraverso le quali procedere alla rimozione delle vestigia della dittatura ; vieta che il Valle de los Caídos continui a essere il luogo della memoria per eccellenza dei nostalgici e istituisce a Salamanca un Centro di Documentazione sulla Memoria Storica. Molto, quindi, e tutto nella giusta direzione.

Non pare, invece, che il Psoe abbia fatto tutto il possibile per coinvolgere il Pp nell’elaborazione e votazione della legge. Da parte sua, il Pp ne ha intralciato in ogni modo l’approvazione, ribadendo così la propria intenzione di non perdere la rappresentanza dei settori più nostalgici. Non ha fatto bene il primo e ha fatto malissimo il secondo. Il Psoe ne potrà trarre un certo vantaggio sul piano elettorale, ma non ha interesse a che il Pp si radicalizzi su posizioni di destra. Il Pp ha confermato di aver perso da tempo la capacità di distinguere tra ciò che conviene al partito e ciò che va nell’interesse del paese e dopo aver camminato per anni verso il centro, si ritrova da esso alla stessa distanza da cui era partito.


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